Castello o Torre di Bonalbergo

Il Castello o Torre di Bonalbergo era ubicato in provincia di Enna, presumibilmente a sei miglia da Nicosia (Amico – 1757).
Nel 1392 l’universitas di Nicosia manifesta la volontà di distruggere il fortilizio o torre di Bonalbergo (Barbato 1919), che però è ancora ricordato nell’elenco dei feudatari del 1408 pubblicato da R. Gregorio (Gregorio 1791).
Fazello ricorda (1558), una torre e castello di Malarbergo non lontano da Agira e a cinque da Nicosia; potrebbe trattarsi della stessa torre detta nel XIV secolo Bonalbergo.

Bicocca Visto: 589
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Bicocca (arx vocata la Bicocca).
Nel 1358 truppe chiaramontane di ritorno verso Lentini da una scorreria nella piana di Catania “diruerunt quandam arcem ad expensas civium noviter constructam existentem in civitatis planicem vocatam la Bicocca”. Poco dopo la distruzione, nello stesso anno la arx di Bicocca fu però ricostruita per opera di Artale Alagona.
E’ molto probabile, vista la denominazione che la Bicocca fosse una fortificazione effimera, costruita almeno in parte in terra e legno.

Castello di Limina Visto: 93
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Castello di Limina (Limina – Messina)

Nel secolo XV (1448 e 1487) avviene il rilascio di due licenze per costruire il castello.
Nel 1448 (apr. 25) – Alfonso V concede a Tommaso de Girifalco la licenza per restaurare o ricostruire la torre antica e distrutta già esistente a Limina e di murare il casale.
Nel 1487 – il barone di Limina Bartomeo Porcu è facoltato a costruire un castello.
In assenza di resti visibili, il sito è stato localizzato nel centro urbano, nella piazza Castello

Castello o torre di Librizzi Visto: 100
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Castello o Torre di Librizzi (Librizzi – Messina)

Il castello (o meglio la torre) sorse verosimilmente nella seconda metà del XIV secolo.
Nel 1131-1140 – “… in Librizzi erano 59 greci che dovevano 256 tari…”.
Nel 1271 – “Jean e Simon de Monfort ottennero i castelli di Carini e Librizzi … si inserirono, anche nel territorio nebrodino grazie al controllo del castello di Librizzi”.
Nel 1556 – rè Federico IV ordinò di sospendere l’erezione di un fortilitium da parte dell’università di Patti e la costruzione di steccati attorno al casale di Librizzi perché non v’era timore di nemici e occorreva la regia licenza.
Nel 1556 – Patti, Librizzi, Zuppardini e Sant’Angelo di Brolo costituiscono la capitanìa a guerra di Giovanni di Patti e, subito dopo, di Vinciguerra Aragona.
Nel 1571 – in terra seu casale di Librici prelibatus Vinchiguerra quoddem fortilidum seu turrim ad hostium confusionem et stragem aptam et utilem etiam construxit.
Nel 1572 – sotto il vescovado di Umbertino I, Vinciguerra d’Aragona continuando ad impossessarsi dei beni della mensa vescovile, occupò una torre di antico diritto della chiesa nel territorio di Librizzi.
Nel 1592 – Giovanni III d’Aragona, erede del padre Vinciguerra d’Aragona, fonda dove sorgeva la torre la terra di Librizzi (terram detti Brizzi). Secondo Vito Amico, invece, la fortificazione dell’antico casale è da attribuirsi a Bartolomeo, figlio di Vinciguerra d’Aragona: “sorgendo in quel luogo una torre, di diritto vescovile, ed assegnata la città in clientela di Vinciguerra Aragona, avendo questi il tutto usurpato, edificò il di lui figliuolo Bartolomeo il paese intorno la fortezza, che per la di lui fellonia diede in dono il rè Martino ad Eleonora Centelles”.
Il sito è stato identificato in assenza di tracce visibili nella via Matrice di Librizzi.
L’ impianto planimetrico è non rilevabile.
Il fortilizio probabilmente occupava l’area su cui oggi insistono la chiesa madre e due edifici scolastici.

Il castello di Fitalia Visto: 567
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Il castello di Fitalia, castrum Fitaliae è da localizzare in Val Demone, nel Comune di San Salvatore di Fitalia in provincia di Messina.
Il castellum è citato già nel XII secolo ma è più probabile che la fonte alluda all’intero abitato fortificato piuttosto che non solo ad un castello. Il Pirri (1733) segnala che nel 1081 la località è compresa nella diocesi di Troina e che nel 1094 il castellum Fitaliae è concesso, dal gran conte Ruggero, all’abbazia di San Bartolomeo di Lipari. I. Peri (1953-56) segnala che nel 1095 nel territorio del castello ha dei beni Roberto de Aucetum, che li dona al monastero di San Bartolomeo di Lipari e che nel XII e XIII secolo con il passaggio al vescovado di Patti il fortilizio perde gradualmente valore. Principato (1988) ci informa che nel 1229 Fitalia e il castello del San Salvatore furono confermati nel dominio temporale del vescovo di Patti. Dall’Amico si apprende che 1320 ne era signore Vitale Alvisio di Messina, barone di Capri e Mirto e dal Fazello (1817) si apprende qualcosa di più sulla localizzazione nel XVI secolo il “castel di San Salvatore … posto nell’altezza del colle” tra il castello di Tortorici e il villaggio chiamato Frazzanò. L’abitato, a cui si riferiscono tutte le informazioni di età medievale, è posto a cavaliere dello spartiacque lungo il torrente Zappulla dove in località ‘Due Fiumare’ confluiscono i torrenti Tortorici e Fitalia.

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Il Castello di Mirto Visto: 581
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Il castello di Mirto, castrum Mirti è da localizzare in Val Demone, nel comune di Mirto in provincia di Messina.
Non sono certe del tutto le origini medievali del castello, documentato solo nel XVI secolo. Il Barberi afferma che nel 1396, “item peti lo dicto don Federico la confirmacioni et de novo donationi in perpetuum di tucti li casali di Mirto, li quali foro di misseri Federico di Aloysia”. Il Gregorio (1791-92) riferisce che si parla del casale di Mirto nel cosidetto ‘ruolo feudale’ del 1408 e il casale è infeudato a Angeroctus de Larcan. F. San Martino De Spucches riferisce che nel 1453 Riccardo Filangeri, conte di San Marco, ottenne conferma del castello di Pietra di Roma, con suoi feudi e dei casali di Caprisusu, Mirto, Belmonte in data 21 agosto 1453,che nel 1497 Antonio Filangeri s’investe dei casali di Mirto e Belmonte, che nel 1536 Antonio Branciforti s’investe della terra, castello e baronia di Mirto a 22 giugno 1536 e che nel 1542-1557 Nicolo Branciforti, conte di Raccuja, s’investì della terra, castello e baronia di Mirto, a 27 giugno, per donazione fattagli da Antonio, suo zio; si reinvestì nel 1557 per il passaggio della corona a Filippo II.

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