CASTELLO DI BROLO (Brolo – Messina)

Ubicato nel centro urbano, dalla via don Santo alla piazza Castello,la fortezza sorge su una cresta rocciosa protesa verso il mare; odiernamente discosta dalla battigia per la progressiva formazione di una stretta pianura alluvionale, a seguito delle piene del 1593 e del 1682.
Tale rilievo speronava il Tirreno e creava una rada che offriva le condizioni ideali per un attracco naturale e per la conseguente collocazione di un presidio munito, a tutela delle sottostanti attività portuali, che funzionasse anche da attrezzatura di stoccaggio per le merci e che sorvegliasse un ampio territorio costiero.
Sulla cima della cresta si staglia il compatto volume parallelepipedo del maschio, prevaricante sugli stretti isolati del borgo che abbracciano l’altura assecondandone le curve di livello; castello e borgo avevano certamente una funzione nevralgica per l’economia ddl’entroterra nebroideo, fungendo da snodo di comunicazione attraverso il porto frequentato dalle vicine comunità di Piraino, Ficarra, Sinagra, Ucria, Tortorici e Sant’Angelo, anche alla luce della strategica vicinanza alle munifiche rotte commerciali delle dirimpettaie isole Eolie.

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Il complesso castrale era delimitato da una cortina muraria che, a meridione, verso l’abitato, formava una poligonale organizzata su alcuni affioramenti rupestri, mentre a settentrione sfruttava il notevole balzo di un costone precipite verso la battigia; queste mura, in gran parte superstiti, sono sporadicamente inglobate in fabbricati successivi.
Verso il borgo si apre un primo accesso costituito da un portale a tutto sesto, sormontato da un altorilievo marmoreo che reca una sequenza di quattro scudi con gli stemmi dei Luna, dei Lancia, della baronia di Piraino e degli Alagona; sopra questo marmo è collocato un fastigio che riportava un’epigrafe celebrativa del lignaggio svevo di casa Lancia ormai completamente sfaldata; superata la cinta delle mura, un secondo portale bugnato con un clipeo raffigurante il leone rampante del casato e il motto principalior omnium immette, dopo un andito coperto, in una corte sistemata a giardino e sovrastata dalla mole del mastio.
Quest’ultimo (m 10×10), spiccato da un poderoso basamento scarpato che conteneva una capiente cisterna, si eleva per quattro livelli, culminando in una terrazza merlata; esso si organizza con ambienti unici che occupano completamente lo spazio dei singoli piani, giustapponendosi; volte a botte coprono i primi tré livelli, spingendo sui muraglioni perimetrali (spessori variabili da m 2,50 a m 1,50).
L’ultimo piano, invece, presenta una volta a crociera costolonata con il concio di chiave che riporta l’arme dei Lancia; sul lato orientale di questa sala, attraverso un nicchione voltato a botte che prende l’intero spessore murario, si apre un monumentale balcone panoramico.
I collegamenti verticali sono assicurati da una scala a chiocciola contenuta in un volume cilindrico denunciato all’esterno della torre; nelle murature, costituite prevalentemente da pietrame e da blocchi in arenaria e in calcare, tra l’abbondante tassellatura in frammenti di laterizio, sono individuabili materiali vulcanici e pomici provenienti delle vicine Eolie; lo stato di conservazione è buono.
1094 – in un privilegio di Ruggero I il castello, o il suo probabile nucleo originario, viene chiamato; turris Vohab – Ganci Battaglia, Vaccaro 1968, pp.
192-93.
1150 ca. – probabilmente Idrisi cita la località come Marsa Daliah, il ‘porto della vite’ – Amari 1880-81,1, p. 128.
XIV (prima metà) – il castello sarebbe stato fondato da Bartolomeo Aragona, al tempo di Federico III d’Aragona – Amico 1855-56,1, p. 158.
XIV (seconda metà) – secondo San Martino de Spucches, l’erezione del castello sarebbe invece da attribuirsi alla famiglia Lancia – SMDS, IX,
p.104.
1391 – in seguito alla ribellione dei Lancia, rè Martino confìsca il castrum di Brolo e lo concede a Bartolomeo Aragona – Barberi, II, pp. 696-698.
1402 – i Lancia vengono reintegrati nel possesso del castrum di Brolo – ibidem.
1513 – viene confiscato a Gaetano Lancia che ne tenta la riacquisizione violenta – Trasselli 1982, p. 688.
1550 ca. – il castello è descritto come “opera nuova”, ossia di recente costruzione – Fazello 1817, I, pp. 538, 563.
1943 – cannoneggiato dal mare, si aprono alcune brecce nella torre – Drago Beltrandi 1956, p. 53.
XX (terzo quarto) – restaurato e destinato ad abitazione privata.
Il complesso architettonico è conservato nelle parti principali, la proprietà è privata.

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