TORRE CABRERA (Pozzallo – Ragusa)

La Torre Cabrera è un edificio di oltre trenta metri in elevazione, a pianta quasi quadrata ed ubicata nel centro urbano di Pozzallo.
La torre si erge direttamente dal mare che dal lato nord-ovest, ne lambisce la base.

Questoedificio è situatonelcentrourbano di Pozzallo. Si tratta di trentametri in quota e Piazza in forma. Sorgesullatonord-ovest e chetroppodirettamente dal mare. Non siamocertidelleoriginidella Torre, ma sicrede di esserecostruitoalla fine del XIV secolo, come abbiamolettonelsito qui

Alle spalle della medievale fortezza, nel secolo XVIII si sviluppò il nucleo abitato più antico della città di Pozzallo.
Le origini della torre non sono certe, ma si propende per una sua edificazione sul finire del XIV secolo da parte di Bernardo I Cabrera Conte di Modica con il permesso del re di Sicilia Alfonso V di Aragona.
Dell’inizio del XV secolo è la prima attestazione in quanto turris: … portu, e turri Alpusalli – Recensio Feudorum di re Martino I del 1408.
Nella prima metà del XVI secolo sotto Carlo V la torre fu rinforzata e fu aggiunto il terrapieno bastionato verso il mare.
Questa terrazza digradante sul mare, detta “l’impietrita sentinella” del Mediterraneo è il simbolo di Pozzallo e l’unica testimonianza architettonica del 1400 rimasta superbamente eretta.
Torre Cabrera – PozzalloFra tutti i baluardi che vennero costruiti per fronteggiare le incursioni saracene nel territorio ibleo, la Torre Cabrera era la più imponente e la meglio fortificata. A quell’epoca Pozzallo era un borgo scarsamente abitato della Contea di Modica, dnel quale esistevano solo alcuni magazzini utilizzati per ricevere “ le gabelle“ dovute al Conte dai proprietari terrieri, ed obbligati a versare annualmente una determinata quantità di frumento.
Annesso alla Torre esisteva un “Caricatore”, un luogo di attracco per le navi mercantili del quale lo storico siciliano Tommaso Fazello scrisse: “…una torre grandissima. Fatta da Bernardo Incaprera, la quale è chiamata Pozzallu ed è lambita dal mare e vi si fa gran fiera del grano, e di qua a Malta è poca via, cioè sessanta miglia”.
Tale caricatore sorse nella parte di costa compresa tra la spiaggia Pietre Nere e la “ Balata” (incrocio di latino ed arabo a significare letteralmente “lastrone di pietra”) ed era costituito da vastissimi magazzini, tutti edificati sulla costa, dove venivano convogliati i prodotti della contea (carrube, grano, orzo), e da una serie di pontili e di scivoli, per l’imbarco dei prodotti sui velieri.
Al suo interno,oltre ai soldati, viveva il “ Regio Maestro Portolano “ che era il responsabile della Torre.
Nominato direttamente dal Conte, era il massimo dirigente civile,amministrativo e militare della zona costiera ed era colui il quale sovrintedeva a tutte le operazioni di vendita e di imbarco che si svolgevano nei magazzini.
In ottime condizioni e di proprietà pubblica la torre ospita il Museo della torre Cabrera
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Alcamo Castello dei Conti di Modica CASTELLO DI ALCAMO (Alcamo – Trapani)

Il castello, all’interno del tessuto urbano di Alcamo, tra piazza Castello e piazza della Repubblica, sorge alle falde del monte Bonifato ed ha pianta romboidale, con quattro torri ai vertici, delle quali quelle di nord-ovest e di sud-est rettangolari e le altre due circolari.

Ilcastello è statocostruitoall’inizio del 1350 daifratelli Enrico I and Federico III L’hannoconquistata a Peralta. Ha quattrotorri in alto. Era come una casa per loro. Fuori di questi 4 2 puòesserevisto come nord-ovest e sud-estrettangolare e glialtri due sonocircolari. La torrenord-ovestfueretta prima dellasuacostruzione

Il castello non esisteva prima del 1340, quando la terra di Alcamo fu concessa al conte Raimondo Peralta da re Pietro II, e fu probabilmente costruito a cominciare dal 1350 dai fratelli Enrico I e Federico III Chiaramonte, che lo avevano testé conquistato al Peralta.
Non è escluso che quest’ ultimo avesse iniziato il castello erigendo la torre di nord-ovest, la quale risulta infatti autonoma costruttivamente, in quanto la cortina che proviene da est e quella che proviene da sud sono semplicemente addossate ad essa, e che la torre è autonoma in quanto a scale, fruendo di una scaletta nello spessore della muratura, simile a quella del castello di monte Bonifato, che la serve dal primo piano fino al pavimento della terrazza merlata.
Il primo piano era accessibile, come spesso avviene nelle torri isolate, mediante una scaletta a pioli passante in una botola, quest’ultima tuttora riconoscibile nel solaio ligneo, ben conservato. La muratura di detta torre e i merli appaiono di tipo federiciano, non dissimili dal tipo del castello del monte Bonifato.
Nel 1379-80 Guarnerio Ventimiglia, avuta precedentemente in concessione Alcamo da Federico IV, aggiunge al complesso la ‘cittadella’ davanti al castello.
Tale cittadella si accostava al lato ovest del castello – il quale infatti manca di merli, in quel tratto di cortina – e giungeva fino a costeggiare l’attuale via Mazzini, con una muratura merlata più bassa di quella della cortina del castello, della quale resta qualche traccia visibile guardando verso sud dall’attuale via Comm. Navarra (già via di Porta Collegio o del Gesù, prospiciente il collegio dei Gesuiti).
Alcamo – Antica StampaLa cittadella era guarnita di due torri angolari rettangolari verso ovest, una delle quali, la torretta della Trinità, compare ancora in una stampa del 1770 già pubblicata dal ricercatore di storia alcamese Vincenzo Regina, replicata nell’incisione edita dall’Orlandi in Perugia nel 1820, risalente a circa il 1770, nella quale si vedono assai nitidamente i contorni delle mura di Alcamo circoscriventi il nucleo urbano così come si era fino ad allora formato.
La torretta era così chiamata perché prospiciente la chiesetta della Trinità, ma fu demolita nel 1758 poiché mal fondata.
Da tale torretta le mura della cittadella continuavano fino alla torre cilindrica del castello di nord-ovest (all’interno della quale compare lo stemma di Alcamo con l’aquila coronata rivolta a sinistra, databile alla fine del secolo XIV) costituendo il margine di una piazza d’armi ove avveniva la rassegna della cavalleria e fanteria del distretto militare di Sciacca, ed era il luogo per le esecuzioni capitali.
Le mura della cittadella vennero però messe a rischio dalla concessione ad Alcamo della demanialità regia da parte di rè Martino dopo la sconfitta dei Ventimiglia; è certo che nel XVIII secolo il tratto menzionato, parallelo alla via di Porta Collegio ora Navarra, era già demolito, come risulta dalle piante citate.
Abbattute le mura, l’antica piazza del castello fu occupata da costruzioni private, fino ad essere parzialmente ostruita dal teatro comunale nel 1850, sostituito da un cinema a far data dal 1961.
Dopo i lavori nel castello del tardo XIV secolo, si registrano lavori di intaglio in pietra di Tommaso Oddi, architetto e mosaicista monrealese di grande qualità, e di suo figlio Pietro tra il 1520 e il 1523; V. Regina avanza la verosimile ipotesi che siano loro gli autori delle trifore di tipo carnelivaresco che affacciano sulla corte al piano nobile.
Vi sono spese documentate nel 1547 e nel 1557 per la riparazione di alcune stanze, destinate a trasformare in carcere alcune stanze terrene.
Alcamo – Il Castello Prima del restauro.Altre ingenti spese erano da farsi nel 1583 per la riparazione delle parti abitabili; nel 1594 si registrano altre spese destinate ad un parziale adattamento a carcere civile e criminale, diviso in fosse, gabbie e stanze.
In quanto all’uso fortificatorio, il castello aveva avuto un ruolo deterrente nei riguardi delle possibili incursioni di turchi, anche grazie al suo armamento che comprendeva tra il 1571 e il 1580 nove cannoni di ghisa, un mortaio e un cannone ad anelli.
Nel XVII e nel XVIII secolo peraltro il castello si mostra più adatto a contenere sale di giustizia e carceri, piuttosto che funzioni residenziali; dal tempo del soggiorno per due notti di Carlo V (nel 1535) solo sporadicamente venne abitata da castellani o amministratori, come d’altra parte testimoniato dai suoi arredi interni, assai spogli, e dalla narrata ma non constatata presenza di due cappelle, delle quali quella a piano terreno, per l’uso dei condannati e dei carcerati, già nel 1595 minacciava rovina.
Il castello aveva tre porte: la prima, detta ‘segreta’, stava a mezzogiorno, e accedeva al fossato, la seconda, archiacuta, era sul fronte ovest, ed ha ancora il portone ligneo in discreto stato di conservazione.
Essa fu ad un certo punto allargata smussando gli stipiti di un palmo l’uno, per il passo dei carri.
Alcamo Il CastelloLa terza porta dava sul piazzale a settentrione, e da essa si accedeva alla scala principale, pavimentata in marmo rosso di Alcamo dopo il 1626, anno in cui si inaugurò quella cava.
Il prospetto settentrionale del castello è arricchito da due bifore sormontate da ghiere di tipo chiaramontano, recanti incastrati rosoncini non del tutto assiali, ‘rombi stemmati’ del tipo che si osserva nel palazzo Steri a Palermo (1320 ca.), nella chiesa matrice di Erice (1314), nel palazzo in Salita Sant’Antonio a Palermo, (sec. XTV), nel palazzo Ciampoli a Taormina (1412), in San Giorgio vecchio a Ragusa Ibla (seconda metà sec. XTV), nel palazzo Abatellis a Palermo (1490), nel palazzo Ajutamicristo a Palermo (1494), nel duomo di Monreale (1174), nell’Osterio Magno a Cefalù.
Il prospetto occidentale, quello che dava sulla cittadella, è ornato da una bifora assai elegante.
A proposito del prospetto occidentale, è apparso chiaro, nel corso dei lavori, come esso fosse costituito da un solo muro di cortina, assai spesso alla base, munito di un passaggio di ronda in alto, ma privo di merli perché affacciante sulla cittadella. Solo successivamente (XVII secolo?) il corpo di fabbrica retrostante ad esso fu costruito, inglobando una monofora di tipo aragonese al piano nobile ed un portoncino appartenente alla stessa fase al piano terreno.
Nel 1685 la volta del piano superiore della torre maggiore che guarda a sud- est, la c.d. torre maestra, crollò causando la morte di numerosi prigionieri, e trascinando seco le altre. La torre fu quindi scapitozzata di un buon terzo nel maggio 1689. Da allora essa ha subito altre manomissioni e crolli; nel corso dei recenti lavori si è potuto constatare che detti crolli sono stati causati da un cedimento fondale localizzato, al quale si è posto rimedio con una robusta sottofondazione e ricostruendo lo spessore del muro con una struttura alveolare di laterizi, più leggera di un muro in pietra ma altrettanto robusta.
I recenti lavori hanno inteso restituire al castello i lineamenti castellani che gli competevano, principalmente agendo sulle merlature, le quali erano state in buona parte occluse dai lavori di adattamento a carcere per impedire introspezioni specie sul fronte nord, dove erano completamente scomparse, e sul fronte Sud, presso la torre tonda. La stessa filosofia ha suggerito di ripristinare le numerose porte e finestre che dagli stessi lavori erano state occluse o modificate.
Particolarmente importanti per la valorizzazione del castello sono stati il recupero della seconda finestra crociata sulla corte, della quale era rimasto solo l’architrave peraltro perfettamentre leggibile, il restauro dell’unica finestra crociata (guelfa) visibile, il ripristino della bifora sulla corte, nel corpo Sud del castello, ed il restauro di numerose altre finestre e porte, delle quali alcune archiacute.
Dalla struttura megalitica della muratura prospiciente la corte nel corpo di fabbrica posto a Nord si evince che essa fu collocata in opera in breccia, allo scopo di fortificare le carceri colà collocate, come spesso avviene nelle consuetudini edilizie della zona (fino a Palermo) nei secoli XVII o XVIII.
I recenti restauri hanno reso di nuovo agibile il percorso di ronda, a cominciare dalla torre di Sud-Est, con splendido panorama, ed hanno ricostruito in buona parte la stessa torre. La proprietà attuale del castello è pubblica (Comune) ed il castello è adibito a museo e mostre temporanee.

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CASTELLO DI ODOGRILLO (Acate)

Ubicazione: contrada Casale. Si raggiunge dalla strada statale 115, voltando a sinistra (est) al km 283,300 e percorrendo la vicinale Macconi-cozzo Perrera per oltre 2 km.
Localizzazione storica: Val di Noto.

Da questo Hyperlink ilettorisaprannocheilcastello era unavoltaunaresidenzafortificata. Questo è statofatto per l’imperatore di rimanerelìnelle sue vacanze e rilassarsi. E sitrovanellariservaimperiale di cacciadelBeliceinferiore. Si dice chesiasituatonelle zone disabitate

Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: il castello e attestato dal XIV secolo; era in rovina già alla metà del XVI.
Notizie storiche: 1282 – Odogrillo e attestata come universitas – Carini, Silvestri 1882, p. 11.
1392 – il castrum Odogrilli e concesso a Bernat Cabrera – ASPA, Regia Cancelleria 28, c. 180v.
XVI (meta) – in rovina – Fazello, II, p. 529.
Proprieta attuale : privata. Vincoli:L. 431/85.
Uso attuale: nessuno. Stato di consistenza: ruderi che non consentono una ricostruzione neanche parziale dell’impianto.
Impianto planimetrico: non rilevabile.
Rapporti ambientali: il sito si trova sulla riva meridionale del fiume Dirillo o Acate.
Descrizione: in contrada Casale si conservano i resti di un grande muro, comunemente indicato come il sito del casale Odogrillo. La muraglia si sviluppa in direzione nord-sud per una sessantina di metri ed è alta fino a 6 m. dal piano di campagna. Presenta la facciavista rivolta verso ovest e corre verso il fiume in due tratti rettilinei prima di ispessirsi in un baluardo angolare sulla sponda del Dirillo.

Castello di Biscari Visto: 856
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CASTELLO DI BISCARI (Acate – Ragusa)

Castello di Biscari – Acate – foto storicaLa costruzione consiste in un corpo di fabbrica quadrangolare con vasta corte interna a cielo aperto.
Il castello è ubicato alla congiunzione fra il vecchio borgo di origine medievale, dislocato sul declivio che delimita l’antico invaso del fiume Acate (oggi Dirillo) e il nuovo centro abitato voluto dai Paterno
Castello nel Seicento. Quest’ultimo, dislocato su terreno pianeggiante, si caratterizza per l’impianto planimetrico a graticola, tipico delle fondazioni feudali seicentesche dell’aristocrazia siciliana. Il paesaggio circostante è caratterizzato dalla vasta pianura, posta soprattutto ad oriente dell’antico incasso dell’Acato, ricca di colture arboree. Ad est si innalzano i monti Iblei.
Il castello-palazzo caratterizza, insieme alla grande chiesa madre, l’intero abitato costituito da costruzioni piuttosto basse. I due edifici si guardano alle due estremità della vasta piazza rettangolare della Libertà. Anche la chiesa madre mostra ancora evidenti i crolli causati dal terremoto del 1693.
Al 1299 è attestata l’ esistenza del casale di Biscari.
Del 1492, (ottobre) è la concessione regia con la quale si autorizza la costruzione del castello: fortilitium cum barbacanis…in dictu feudo di lu Biscari erigere, constituere et edificare posse… ac etiam dictam abitationem dictis hominibus venire volentibus ad habitandum in dicto feudo dare concedere possitis.
Castello Biscari – AcateNel XV secolo (1494) – Guglielmo Raimondo Castello fonda il castello probabilmente su una struttura difensiva precedente: Una epigrafe in situ recita: 1494 / quistu castellu et situ / di la [ter]ra fichi fabricari / lu magnificu signuri gull(elm)u / ramundu lu castellu regius / miles baruni di la dicta ter / ra et di la favaro[cta].
Nel 1633, (giugno) – con privilegio di rè Filippo IV, Agatino Paterno Castello riceve il titolo di principe di Biscari.
Nel XVII secolo (1643) – il principe Agatino fa edificare la chiesa dell’abbazia di San Giuseppe addossandola al castello-palazzo.
Nel 1693 l’11gennaio un devastante terremoto fa crollare parte dell’edifìcio.
Nel 1700 ca. – Il castello viene restaurato e il prospetto meridionale viene modificato. Viene costruito il bastioncello di sud-est.
Nel secolo XIX (1846) – il castello subisce nuovi danni a causa di un altro sisma.
Il castello è un vasto rettangolo con ampia corte centrale anch’essa rettangolare. Alle quattro estremità sorgevano quattro torri, una oggi completamente scomparsa, quella di nord-est. Delle tré rimaste, due sono a pianta quadra e fiancheggiano il prospetto principale sulla grande piazza della Libertà. La terza, a pianta circolare, è dislocata all’angolo di nord-ovest e rappresenta il più grosso relitto del precedente castello quattrocentesco che, forse, aveva anch’esso planimetria quadrilatera.
Le quattro ali del manufatto hanno oggi diversa consistenza volumetrica a causa del sisma del 1693. Le ali di ovest e sud sono integre, quella di nord lo è per due terzi mentre quella di est è ridotta ad un corpo basso. I due accessi principali si aprono sullo stesso asse nord-sud al centro delle rispettive ali.
Due torri angolari quadrilatere si elevano all’estremità del fronte meridionale che guarda sulla piazza della Libertà. Una torre cilindrica con base scarpata si eleva all’angolo di nord-ovest a fianco della chiesa di San Vincenzo. Il piano terra delle ali superstiti si presenta, all’estemo, con un prospetto a scarpa inclinata sul quale si aprono dei terrazzi oblunghi anticamente balaustrati.
Il piano nobile ha una fila di finestroni mentre il sottotetto presenta delle finestrelle. I portali d’accesso, settentrionale e meridionale, si aprono su avancorpi e sono varchi carrai. I rispettivi androni sboccano sulla corte inteena con ampi arconi ribassati e sono sovrastati da eleganti logge a tré archi sostenuti da colonne. Belli gli scaloni interni.
All’interno della corte, quasi al centro,una botola costituisce la bocca superiore di un’antica grotta “a bottiglia”. I prospetti esterni di ovest e di nord risentono del Manierismo romano e il portale settentrionale ne è un nobile esempio. Più contenuto, invece, lo stile del portale meridionale che, come tutto il prospetto nel quale si apre, è un esempio scolastico di neo-classicismo, movimentato soltanto dall’alto zoccolo scarpato. Alla sua estremità orientale, s’innesta il corpo basso del bastioncello che anticamente doveva essere coronato da parapetto e garitta angolare della quale rimane la base a mensola circolare. Era adibito a carcere.
Il complesso architettonico è conservato nelle parti principali.
La proprietà attuale è pubblica (Comune) ed è utilizzato per manifestazioni culturali, museo, visite turistiche.

 

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CASTELLO DI TERRA (Trapani)

Ubicazione: centro urbano, nuova Questura di Trapani sul lungomare settentrionale.
Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XIII (fine) – probabile costruzione del castello.
XIV (seconda metà) – ampliamento del castello con la costruzione di ambienti accostati alle cortine.
XVI – XVII – realizzazione dei baluardi.
IX (fine) – scavo archeologico e restauro parziale del complesso.

Notizie storiche:

La Torre è molto ben fattoed è un tipicoesempio di unapiccolafortezzache è isolata. Si può Scopri qui ora che come è statocostruito per ilcontrollodellagrandetenuta. Ilcrinalerocciosodell’altopianocheunavolta era occupato da un insediamentogreco è statopiùabbellito con la costruzionedellatorresu di esso.

1282 – sono documentati nella demaniale città di Trapani due castelli (geminis castris) ma non è possibile definire con sicurezza di quali castelli si tratti fra il castello normanno, il castello di Terra e la Colombara – Bartolomeo da Neocastro, p. 30, cap. XLV.
1286 – Giacomo II d’Aragona realizza opere militari a Trapani – Pugnatore, p. 224, n. 3.
1349 – castrum terre Trapani dove le figlie del defunto conte Raimondo Peralta sono tenute prigioniere – Acta Curie 8, p. 170.
1355 ca, – Trapanum cum castro è annoverata tra le terre demaniali marittime – Librino 1928, p. 208.
1356 (feb. 4) – Nicolò Abbate diventa castellano dei castelli di Trapani al posto del padre Riccardo, prigioniero – Cosentino 1886, pp. 111-112, doc. CXXXIV.
1358 (giu. 9) – Riccardo Abbate viene reintegrate nella funzione di castellano e riceve 1’incarico di intendente super opere fabrice seu marammatis castri – ivi, p. 469, doc. DCXCI.
1398 – castello demaniale – Capitula RegniSiciliae, p. 132, cap. II (Lesnes, Maurici 1994, p. 378).
1409 – inventario del castello di Terra – ACA, Maestro Rational 2506 (ivi, pp. 384-385).
XV – XIX – castello demaniale.
Proprietà attuale: pubblica (Demanio dello Stato).
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: complesso architettonico conservato nelle parti principali.
Impianto planimetrico: quadrilatero quasi regolare con mezze torri cilindriche di cortina e torri rettangolari agli angoli.
Rapporti ambientali: il castello era ubicato a nord-ovest della nuova cinta urbana (fine XIII secolo), alla bocca del canale che collegava il mare di Tramontana ed il porto della citta.
Descrizione: dell’impianto difensivo originario rimane l’intero fronte nord-ovest fiancheggiato da due torri quadrate e rinforzato centralmente da una torre semicircolare, nonchè la cortina nord-est troncata dalle nuove esigenze di organizzazione spaziale della Questura. La torre dell’angolo settentrionale era divisa in due elevazioni. Il livello inferiore consisteva in un vano rettangolare di notevole altezza, coperto da volta a botte e aperto da due feritoie strombate, disposte simmetricamente nei muri nord e sud. Il primo piano era anch’esso coperto a botte con grandi finestre dotate di sedili in muratura. Nello spessore del muro sud-ovest e stata creata una latrina decorata da piccole nicchie trilobate. La torre angolare ovest, molto manomessa, presenta oggi un unico ambiente coperto a botte. Nella cortina, lato interno, si trova una scala a tre rampe, ricavata nello spessore del muro, che conduce alla terrazza della torre nord. Per queste strutture originarie, la tecnica di costruzione è caratterizzata da strati di pietrame di varia pezzatura foderati da blocchi regolarmente disposti per le pareti.
Lo scavo archeologico (Lesnes, Maurici 1994) ha permesso di costatare, a livello delle fondazioni, una differenza nella tecnica di costruzione tra la torre settentrionale e l’ambiente interno: il muro della torre scende a piombo mentre quello dell’ambiente interno è leggermente scarpato. Inoltre, 1’angolo non presenta un perfetto ammorsamento. Questa struttura, in parte crollata, si divide in due elevazioni coperte a botte con grandi anfore collocate in ciascun lato della volta. I due vani si articolano attorno ad un grosso pilastro, appartenente ad una fase post-medievale, che serviva a rinforzare la volta nel punto ove venivano sistemate le armi pesanti (forse le bombarde gia ricordate dall’inventario del 1409).
A questa fase di potenziamento difensivo del castello appartiene la torre pentagonale che si evidenzia per la regolarità del suo paramento murario. Il cortile, dove e stata rinvenuta una cisterna voltata, si trova a un livello inferiore rispetto a quello originario mentre il piano di calpestio esterno al castello è stato rialzato al fine di recuperare una larga fascia di terraferma provocando un accorciamento o ‘attozzamento’ del castello.
Nel 1992 la Soprintendenza di Trapani ha effettuato un restauro parziale e uno scavo archeologico. Lo stato di degrado delle strutture, con guasti gravi per mancanza di manutenzione, non permette di formulare una più chiara interpretazione dei valori funzionali ed estetici primitivi.
Di contro, lo scavo archeologico ha permesso di datare il monumento e di risolvere alcuni problemi posti dalle vestigia. Inoltre si è potuto accertare che il castello che il conte Ruggero fece costruire dopo la conquista di Trapani (cfr. scheda) non è più da ricercare sul sito del castello di Terra.

Castello Normanno Visto: 541
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CASTELLO NORMANNO (Trapani)

Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XI (ultimo quarto) – costruzione del castello.
XIII (prima meta) – castello sicuramente in decadenza.
Notizie storiche:
970 – Trapani è annoverata fra i mudun (città) siciliani – MuqaddasI, in Amari 1880-81,11, p. 669.
1077 – castrum probabilmente edificato da Ruggero I dopo la conquista della città: pro libitu suo castro et coeteris munitionibus ordinat – Malaterra, III, XI, p. 63.
1150 ca. – Trapani è citta murata -Idrisi, in Amari 1880-81,1, pp. 79-80. 1185 – città murata – Ibn Giubayr, ivi, I, pp. 165-166.
1239 – Federico II ordina al giustiziere della Sicilia ultra di affidare il castello di Trapani a un cittadino fedele per evitare la sua rovina – H.-B., V, p. 68.
1282 – a Trapani esistono due castelli (geminis castris) – Bartolomeo da Neocastro, p. 30, cap. XLV. Non si sa con certezza di quali castelli si tratta fra i tre storicamente documentati (castello normanno, castello di Terra e Colombara).
Stato di consistenza: attestazione documentaria.
Rapporti ambientali: l’ipotesi dell’impianto del castello normanno di Trapani sul sito del castello di Terra (cfr. scheda), dapprima sostenuta da alcuni autori (in particolare, Maurici 1992 e Sciascia 1996), sembrerebbe da escludersi in base all’evidenza archeologica che oggi fa ritenere improbabile una continuità costruttiva sullo stesso sito (Lesnes, Maurici 1994; Lesnes 1995). Allo stato delle conoscenze non è possibile ipotizzare ove sia stato costruito il castello eretto per ordine di Ruggero I.

Torre della Colombara Visto: 491
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TORRE DELIA COLOMBARA (Trapani)

Trapani Torre della ColombaraUbicazione: isola della Colombara, nella rada del porto di Trapani.
Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XIII (fine) – XIV (inizio ?) – impianto.
XVI (inizio ?) – la Colombara viene ulteriormente fortificata – Mazzarella, Zanca 1985, p. 203.
XVI (1534) – il vicere duca di Monteleone incarica 1’architetto Ferramolino di Bergamo di completare i lavori nell’isola della Colombara – Giuffrè 1980, P. 65.
XVI (1586) – sotto il regno di Filippo II il castello subisce ingrandimenti e trastormazioni, su progetto di Camillo Camilliani – Costantino 1996, p.65
XVII – costruzione del bastione avanzato.
Notizie storiche:
1223 – è ricordata per la prima volta la turris Columbarie (ma potrebbe trattarsi di un documento falso) – Winkelmann -1880, vol. I, p. 208, doc. 224 (Maurici 1997, p. 167 – p. 390).
1356 (feb. 4) – re Federico IV esorta Nicolò Abbate a custodire Trapani, Erice, i rispettivi castelli e la Colombara – Cosentino 1886, p. 1ll, doc. CXXXIV
XV – la turris Colombarie fa parte dei castra regii demanii ed è custodita da un castellano e da un numero di serventi variabile, in genere quattro.
1554 – Ferramolino da Bergamo viene incaricato dal vicere duca di Monteleone di “risarcire la citta il meglio che si possa” e completare i lavori nell’isola della Colombara – Giuffre 1980, p. 65.
1546 – il vicere Juan de la Vega il quale ” aggiunse anco alla torre della Colombaia quella parte che all’oriente iemale risguarda, se ben è di essa torre piu bassa, pur è assai ampia e forte, così perchè
fossa cotal accrescimento come un securo propugnacolo della stessa torre incontra a coloro che stando in porto batterla con l’artiglieria volessero … quindi quei vasselli inimici che per danno della citta avesser tentato fermare: avendovi posti diversi pezzi di artiglieria e deputandovi gente per la sua guardia bastevole” – Pugnatore, p. 27.
1558 – castello – Fazello 1817,1, VII, I, p. 409.
1586 – sotto il regno di Filippo II il castello subisce ingrandimenti e trasformazioni, su progetto di Camillo Camilliani – Costantino 1996, p. 23.
XVI – XIX – castello demaniale.
XX – utilizzazione carceraria.
Proprietà attuale: pubblica (Dema-nio marittimo).
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: complesso architettonico conservato nelle parti principali.
Impianto planimetrico: torre ottagonale inglobata in una struttura di forma ellittica.
Rapporti ambientali: la Colombara sorge su un isolotto all’imboccatura del porto di Trapani.
Descrizione: il nucleo originario del complesso fortificato è costituito dalla grande torre ottagonale, alta trentadue metri.
L’aspetto decisamente imponente e massiccio della torre è alleggerito dalle riseghe marcapiano cui corrispondono all’interno quattro livelli. Il più basso era occupato da una cisterna, a pianta circolare scavata nella roccia, alla quale si accedeva attraverso una botola dal piano soprastante. Quest’ultimo si presenta come un unico ambiente di forma ottagonale, coperto con un solaio ligneo. Il secondo ed il terzo piano, collegati da una scala in pietra a due rampe in aggetto, si presentano molto simili al primo; unica variante è la copertura del terzo piano costituita da una volta a ombrello con costoloni smussati che poggiano su otto semicolonnette con capitelli. Da quest’ultimo piano una scaletta ricavata nello spessore murario conduce alla terrazza.
Nell’insieme la tipologia mostra innegabili influssi svevi a partire dalla pianta ottagonale che rinvia immediatamente a Castel del Monte ed alla torre ‘di Federico’ di Enna.
La torre ottagonale venne nel XVI secolo inglobata in un grande corpo di fabbrica a pianta ellittica che incluse anche una seconda torre, più piccola della prima, a pianta probabilmente esagonale.
Una bassa bastionatura venne aggiunta nel XVII secolo sul lato dell’isolotto che guarda verso il porto di Trapani.
Ulteriori grandi corpi di fabbrica furono edificati quando il complesso venne adibito a luogo di detenzione, uso durato fino a qualche decennio fa.

 

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CASTELLO DI SALAPARUTA (Salaparuta – Trapani)

Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XVI (prima metà) – costruzione della torre.
XV (?) – ampliamento con l’aggregazione di mura di cortina.
XV (1436 – 1439) – restauri al castello – Di Giovanni 1889, p. 280.
XVI (1503) – licentia per ingrandire il casale – Barberi, III, p. 9.
XX (seconda metà) – distruzione totale.
Notizie storiche:

È unacostruzioneche è unasommitàdell’omonimo monte. Gliammiratoridellabellezzapossono Clicca qui per maggiori informazionisullacostruzione. Una volta era la sede di una zona abitatache era circondata da mura e oraanchenoipossiamofacilmentericonoscereiresti di una porta. Ilbordosullatomeridionale del castello è moltoprecipitosaed è statoipotizzatochedeveessere la porta d’ingresso in passato. Si possonotrovare due torriprincipalilungoillatonord del castello.

1296 – Henricus Abbas pro casali Sale – Gregorio 1791-92, II, p. 470.
1305 – casale Sale – Bresc 1975, p. 430-
1308 – casale Salem – Sella 1944, p. 119.
1355 – la terra sale cum Motta è annoverata tra le terre feudali – Librino 208.
1375 – locum de la Sala – Glenisson p. 255.
1376 – la Sala appartiene a Matteo di Moncada – Peri 1982, p. 237.
1397 – Miguel d’Embùn è titolare del feudo et turri di la Sala di Madonna Alvira – Barberi, III, p. 9.
1399 – Petro de Pomara riceve Sala – ibidem.
1401 (sett. 2) – Miguel d’Embùn la vende a Ferrerius de Ferrerio – Bresc 1986, II, p. 834.
1401 – castrum et fortalicium de la Sala cum casale, habitacione et pheudo -ASPA, Protonotaro 14, c. 56v (Mauri-ci c. s.).
1408 – Marius de Ferrerio pro castro Sale, donne Albire et casali – Gregorio 1791-92, II, p. 490.
Proprietà attuale: pubblica (Comune).
Stato di consistenza: edificio distrutto quasi totalmente dal terremoto del 1968, di cui rimane documentazione fotografica.
Impianto planimetrico: torre a pianta rettangolare.
Rapporti ambientali: il castello fu costruito per proteggere il casale Sale preesistente.
Descrizione: nel medioevo il castello di Salaparuta era una semplice torre rettangolare costruita con pietre di calcare di medie e piccole dimensioni, sommariamente sbozzate.
Dalle aperture visibili sulle fotografie anteriori alla distruzione (piccole finestre e feritoie) si ritiene che l’interno fosse diviso in tre piani.
La terrazza era coronata da una merlatura con feritoie alia base. Successivamente, fu aggiunta una cinta quadrangolare che delimitò un grande cortile interno.

 

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CASTELLO DI MAZARA (Mazara del Vallo – Trapani)

Ubicazione: centro urbano, piazza Mokarta.
Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XI (seconda metà) – costruzione del castello.
XIX (seconda metà) – demolizione.
Notizie storiche:

Conoscere la storia è molto importante per tuttinoi, perché è semprebenesaperecosa è successoneisecolipassati e qualisono i nuovicambiamenticheaffrontiamo in questosecoloattuale.Anchetutte le pratiche e le usanzeseguitenel primo periodosono state scomparse e le personehannostabilitoalcunenuovetradizioni come questa che si adattanoallenostreattualicondizionieconomiche.

970 – Mazar è annoverata fra i mudun (città) siciliani – Muqaddasi, in Amari 1880-81, II, p. 669.
1072 – Ruggero I fa costruire un castellum a Mazara – Malaterra, III, I, p. 57.
1075 – II castello resiste all’assedio di otto giorni da parte dei musulmani d’Ifriqiya permettendo ai rinforzi normanni di intervenire e di cacciare gli assalitori – ivi, III, IX, p. 61.
1150 ca. – “Mazara, splendida ed eccelsa città …..; ha mura alte e forti” -Idrisi, in Amari 1880-81,1, pp. 78-79.
1239 – Federico II ordina al giustiziere della Sicilia ultra di affidare il castello di Mazara a un cittadino fedele per evitare la sua rovina – H. – B., V, p. 68.
1274 – castello demaniale: castrum Maczarie per concergium unum – Sthamer 1914, p. 140; castrum Mazarie, quod per universitatem eiusdem terre hactenus extitit reparatum – ivi, p. 127.
1281 – castrum Mazare custoditur per contergium scutiferum non habentem terram in regno – ivi, p. 156.
1355 ca. – terra demaniale – Librino 1928, p. 208.
1358 (gen. 22 ) – il re ordina a Nicolò Abbate di adoperarsi per il recupero del castello di Mazara – Cosentino 1886, p. 428-9, doc. DCXVIII. 1358 (feb. 8 ) – il re si rallegra con Giorgio Graffeo per la riduzione di Mazara alla fede regia e per la laboriosa presa del castello – ivi, p. 434, doc. DCXXVII.
1407 – castello demaniale con Simone Paruta castellano – Acta Curie 12, p. 149.
XVI – XVIII – castello demaniale.
Proprietà attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: pochissimi resti fuori terra che non consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto.
Impianto planimetrico: l’iconografia storica del castello presenta un complesso a pianta quadrangolare con torre mastra quadrata.
Rapporti ambientali: il castello, edificato dai normanni nel corso della conquista dell’isola, si ergeva quasi in riva al mare, “dalla parte di Scirocco” (Anonimo, p. 140). Esso assicurò il controllo della città musulmana appena conquistata da Ruggero e servì da base per completare la conquista della zona (ad debellandam adiacentem provinciam – Malaterra, III, I, p. 56).
Descrizione: del castello, demolito nel 1880, si vede ancora una porta ogivale realizzata con conci squadrati e smussati.
Le antiche riproduzioni rappresentano il castello come un complesso poco armonico nelle sue forme (torri di forma e dimensioni varie; muri di altezze diverse e senza continuita planimetrica) a causa di ampliamenti che hanno alterato 1’impianto originario.
E’ solo ipotizzabile che il fortilizio normanno fosse costituito da un dongione circondato da mura di cinta.

 

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CASTELLO DI BROLO (Brolo – Messina)

Ubicato nel centro urbano, dalla via don Santo alla piazza Castello,la fortezza sorge su una cresta rocciosa protesa verso il mare; odiernamente discosta dalla battigia per la progressiva formazione di una stretta pianura alluvionale, a seguito delle piene del 1593 e del 1682.
Tale rilievo speronava il Tirreno e creava una rada che offriva le condizioni ideali per un attracco naturale e per la conseguente collocazione di un presidio munito, a tutela delle sottostanti attività portuali, che funzionasse anche da attrezzatura di stoccaggio per le merci e che sorvegliasse un ampio territorio costiero.
Sulla cima della cresta si staglia il compatto volume parallelepipedo del maschio, prevaricante sugli stretti isolati del borgo che abbracciano l’altura assecondandone le curve di livello; castello e borgo avevano certamente una funzione nevralgica per l’economia ddl’entroterra nebroideo, fungendo da snodo di comunicazione attraverso il porto frequentato dalle vicine comunità di Piraino, Ficarra, Sinagra, Ucria, Tortorici e Sant’Angelo, anche alla luce della strategica vicinanza alle munifiche rotte commerciali delle dirimpettaie isole Eolie.

In unanticoperiodo di tempo, ci sonomolteproprietà per un re nellasocietà e quelleproprietàappartengonoallaprossimagenerazione di persone, unavoltacheil re dice addio al mondo e raggiungeilcielo e questoprocessovaavanti con le generazioni di persone. Possiamoanche fare riferimentomolti siti Web suivecchi re e la lorostoriapassata e arrivare a saperne di più.

Il complesso castrale era delimitato da una cortina muraria che, a meridione, verso l’abitato, formava una poligonale organizzata su alcuni affioramenti rupestri, mentre a settentrione sfruttava il notevole balzo di un costone precipite verso la battigia; queste mura, in gran parte superstiti, sono sporadicamente inglobate in fabbricati successivi.
Verso il borgo si apre un primo accesso costituito da un portale a tutto sesto, sormontato da un altorilievo marmoreo che reca una sequenza di quattro scudi con gli stemmi dei Luna, dei Lancia, della baronia di Piraino e degli Alagona; sopra questo marmo è collocato un fastigio che riportava un’epigrafe celebrativa del lignaggio svevo di casa Lancia ormai completamente sfaldata; superata la cinta delle mura, un secondo portale bugnato con un clipeo raffigurante il leone rampante del casato e il motto principalior omnium immette, dopo un andito coperto, in una corte sistemata a giardino e sovrastata dalla mole del mastio.
Quest’ultimo (m 10×10), spiccato da un poderoso basamento scarpato che conteneva una capiente cisterna, si eleva per quattro livelli, culminando in una terrazza merlata; esso si organizza con ambienti unici che occupano completamente lo spazio dei singoli piani, giustapponendosi; volte a botte coprono i primi tré livelli, spingendo sui muraglioni perimetrali (spessori variabili da m 2,50 a m 1,50).
L’ultimo piano, invece, presenta una volta a crociera costolonata con il concio di chiave che riporta l’arme dei Lancia; sul lato orientale di questa sala, attraverso un nicchione voltato a botte che prende l’intero spessore murario, si apre un monumentale balcone panoramico.
I collegamenti verticali sono assicurati da una scala a chiocciola contenuta in un volume cilindrico denunciato all’esterno della torre; nelle murature, costituite prevalentemente da pietrame e da blocchi in arenaria e in calcare, tra l’abbondante tassellatura in frammenti di laterizio, sono individuabili materiali vulcanici e pomici provenienti delle vicine Eolie; lo stato di conservazione è buono.
1094 – in un privilegio di Ruggero I il castello, o il suo probabile nucleo originario, viene chiamato; turris Vohab – Ganci Battaglia, Vaccaro 1968, pp.
192-93.
1150 ca. – probabilmente Idrisi cita la località come Marsa Daliah, il ‘porto della vite’ – Amari 1880-81,1, p. 128.
XIV (prima metà) – il castello sarebbe stato fondato da Bartolomeo Aragona, al tempo di Federico III d’Aragona – Amico 1855-56,1, p. 158.
XIV (seconda metà) – secondo San Martino de Spucches, l’erezione del castello sarebbe invece da attribuirsi alla famiglia Lancia – SMDS, IX,
p.104.
1391 – in seguito alla ribellione dei Lancia, rè Martino confìsca il castrum di Brolo e lo concede a Bartolomeo Aragona – Barberi, II, pp. 696-698.
1402 – i Lancia vengono reintegrati nel possesso del castrum di Brolo – ibidem.
1513 – viene confiscato a Gaetano Lancia che ne tenta la riacquisizione violenta – Trasselli 1982, p. 688.
1550 ca. – il castello è descritto come “opera nuova”, ossia di recente costruzione – Fazello 1817, I, pp. 538, 563.
1943 – cannoneggiato dal mare, si aprono alcune brecce nella torre – Drago Beltrandi 1956, p. 53.
XX (terzo quarto) – restaurato e destinato ad abitazione privata.
Il complesso architettonico è conservato nelle parti principali, la proprietà è privata.

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CASTELLO DI ACQUEDOLCI (Aquedolci – Messina

Il castello, sorto sul lido di San Fratello, detto ‘delle Acque Dolci’ (Amico 1855-56,1, p. 450), è situato al margine orientale dell’attuale abitato, fondato all’inizio del XX secolo a seguito della frana che danneggiò il vecchio centro è detto anche castello del barone Cupane.
Nel 1150 ca., Idrisi cita, a dodici miglia da Caronia, la località di ‘Alqamàrah che Amari identifica con Acquedolci.
La fortezza, oggi in stato di rudere, dista poche decine di metri dalla battigia del mare e ne rimane isolata dal tracciato della linea ferrata.
La torre sorge a difesa del caricatore (XV secolo), infatti nel 1405, sotto re Martino I, si decide la costruzione di una torre in fogia flumarie que est in medio Sancti Fratelli et Caronie e la stessa si inserisce nell’ambito del sistema delle torri costiere di difesa.
Del 1406 è la prima attestazione documentaria del castello o piuttosto della torre. Nel 1499, Anton Giacomo Larcan richiede ed ottiene di stabilire un caricatore di frumento sul sito già presidiato da una torre di difesa.
Nel territorio circostante sulla sommità del Monte Vecchio che sovrasta l’abitato attuale, si segnalano resti di un grosso insediamento, che si vuole identificare con l’antica Apollonia, oltre che la Chiesa ed il monastero dei SS. Alfio, Filadelfio e Girino; mentre alla base del rilievo montuoso si registra la presenza della grotta di San Teodoro, antropizzata fin dal paleolitico.
I resti del fabbricato rimangono isolati rispetto all’edificato urbano, per essere spiccati su un banco roccioso che li delimita da est e da nord.

Castle non è altrocheungrandeedificioche di solitoappartiene al grande e leale re del paese. Le guerre sono state fattesolitamentedavanti al re e moltipremi e ricompenseeranostatidatiaisoldatichehannovinto la partita. Noi i genitoripossono imparare unrapporto completosullestoriepassatestoria di generazione e raccontareainostrifigli a letto tempo.

Alla torre di guardia preesistente (XIV-XV secolo) si affianca un complesso fortificato in stato di rudere con impianto a corte (XVII-XVIII secolo).
Di questo edificio, originariamente residenza baronale, è leggibile un’organizzazione su due livelli con depositi al piano terreno, direttamente accessibili dalla corte, ed ambienti passanti ai livelli superiori.
La torre, del tipo a pianta quadrata, è in posizione isolata rispetto alla residenza baronale. Intorno alla metà di questo secolo, la parte sommitale della torre ha subito un grave collasso e successivamente le strutture superstiti pericolanti sono state parzialmente demolite.
Allo stato attuale la parte basamentale è ancora leggibile anche se è sostanzialmente coperta dai materiali derivanti dal crollo. Non è pertanto possibile descrivere l’organizzazione degli spazi interni.
Relativamente al complesso sei-settecentesco l’impianto è rettangolare; con schema icnografico a corte con due torrette a pianta circolare dislocate nelle estremità del fronte settentrionale. La torre, che si presenta isolata rispetto alle altre strutture, ha pianta quadrata.
La tecnica muraria è ad opera incerta in pietra rozzamente sbozzata e incocciata con laterizi e malta, lasciata a vista. Da immagini precedenti il crollo,
pare che i quattro angoli della struttura fossero rinforzati da cantonali costituiti da grossi blocchi di pietra squadrati.
Lo stato di conservazione della torre in particolare e del complesso in generale è pessimo.
La proprietà è privata.

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CASTELLO DI FERLA (Ferla – Siracusa)

Ubicazione: contrada ‘Castello’: la zona è raggiungibile dalla strada di collegamento Cassaro – Ferla, nei pressi della periferia sud-est del centro abitato.
Localizzazionc storica: Val di Note

Cerchiamo di guardare quello che ho trovato dalla storia di cui sopra.

Le guerre divennero molto usuali e la gente iniziò a lottare per il paese. La guerra è il motivo principale per la separazione di singola grande città in due piccole città. C’erano diversi re per le due città e cominciarono a sentirli come due partiti opposti. Ci ha iniziato lotte infinite tra loro e, infine, un re ha ottenuto il castello più grande e mozzafiato.

Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile; il castello fu distrutto nel 1693.
Notizie storiche:
nelle vicinanze di Ferla Tommaso Fazello ubicò il sito di Lego o Lega, antico luogo abitato ricordato da Tucidide – Fazello, I, X, II, p. 477. 1298 – Ferla è ricordata come castrum o oppidum – Nicolo Speciale, in Gregorio 1791-92,1, p. 389.
1308-10 – Ferla è ricordata come casale – Sella l944, p. 88.
1357 – castrum – Michele da Piazza, p. 343.
1375 – la terra di Ferla è posseduta da Pietro Giulia Rovina – SMDS, III, p. 230.
1395-1396 – Guglielmo Raimondo Moncada riceve la terra di Ferla da re Martino I con due privilegi, uno dato a Catania il 15 febbraio 1395,l’altro dato in Siracusa il 18 novembre 1396. Successivamente dichiarato ribelle, ebbe i beni confiscati – ibidem.
1397 – Martino I concede la terra di Ferla a Giovanni Moncada, figlio di Guglielmo con privilegio del 20 giugno – ibidem.
1453 – Antonio Perio Ambrogio Moncada succede ad Antonio, suo padre, e s’investe della terra di Ferla il 13 agosto 1453 – ivi, p. 231.
1481 – Giovanni Giacomo Moncada Cruillas (Cruylles) succede ad Antonio, suo padre, il 29 luglio 1481 – ibidem
1499 – Francesco Moncada Cruylles s’investe della terra di Ferla per la morte del fratello Giovanni Giacomo – ibidem
1519 – Gaspare Moncada s’investì della terra di Ferla per la morte del padre Fraocesco – ibidem.
1539 – Girolamo Moncada Cordona prende 1’investitura della terra e baronia di Ferla per la morte del padre Gaspare – ibidem.
1577 – nel castello di Buscemi, dove risiedeva la famiglia Requisenz, il 3 ottobre 1577 viene stipulate l’atto relativo all’assegnazione della dote di Isabella Moncada. Lo sposo Antonio Requisenz figlio di Giuseppe riceve tutti i diritti supra dicta baronia terra castro Ferule cum iuribus… mero et mixto imperio – Archivio di Stato di Siracusa, notaio B. Accaputo 3349.
1582 – Antonio de Requesenz s’investe della terra e baronia di Ferla il 24 nov. 1582, per averla acquistata da Nicolo Antonio Spadafora – SMDS, III, p. 231.
1613 – Anna Requesenz e Moncada s’investe della terra di Ferla il 24 gen. -ivi, p. 232.
Proprietà attuale: l’area su cui sorgeva il castello è privata.
Uso attuale: l’area è adibita ad uso agricolo.
Stato di consistenza: scarsi resti fuori terra non consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto.
Impianto planimetrico: non rilevabile.
Rapporti ambientali: il castello sorgeva sopra una collina, vicino la chiesa di San Paolo. Tale notizia si ricava da un atto di vendita di case del 10 dicembre 1653: Gerolamo Failla vende ad Angelo Lanteri due case solerate esistenti nella terra di Ferla e in contrada di lo castello seu S. Paolo – Archivio di Stato di Siracusa, notaio A. Matera, bastardello anni 1653-1662.
Descrizione: nel 1693 il castello venne distrutto dal terremoto e il suo materiale venne riutilizzato per la riedificazione delle nuove abitazioni. Ad esempio, il 7 agosto 1722 tale Sebastiano Cannarella si obbligo per la costruzione della casa di Antonio Giarrusso “a prelevare le pietre rustiche dal castello rovinato e le testette dalle case rovinate colli terremoti del quondam Paolo d’Alesci” (Archivio di Stato di Siracusa, notaio S. Cappellano, bastardello anni 1721-1722).
Nel 1775 i mastri addetti alia costruzione della facciata della chiesa madre, vengono incaricati a portare “tutta quella pezzame da farsi al castello vecchio e portarsi innanzi il piano di delta chiesa e cio per uso ed in servizio dell’affacciata da farsi in detta chiesa madre” – Archivio di Stato di Siracusa, notaio N. Matera, bastardello anni 1772-1775.
Nel castello esistevano come di consueto le prigioni. Un tale Giuseppe Santoro il 10 dicembre 1653 si trova carcerato “nel pubblico carcere del castello della terra di Ferla” per un debito di onze 4 – Archivio di Stato di Siracusa, notaio A. Matera, bastardello anni 1653-1662.

 

 

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CASTELLO DI ALTAVILLA (Melilli)

Il castello di Altavilla è da localizzarsi in Val di Noto, nel comune di Melilli in provincia di Siracusa.
Il castello, attestato dal 1374, subì distruzioni per i terremoti del 1542 e, soprattutto, del 1693.
Dal Glénisson (1948) si apprende che nel 1374-75 – sono attestati il castrum Alteville et casale Melilli con 45 fuochi solvibili.
Nel 1417 re Alfonso V concede Augusta, nel cui territorio era compresa Melilli a Diego Gomez Sandoval.
Nel 1445 Pietro Busuldano, conservatore generale del regno, rivendica al demanio i territori di Augusta e Melilli; Ferdinando il Cattolico li vendette a Guglielmo Raimondo Moncada.
Nel 1535 Salvatore Mastrantonio s’investe della baronia, terra e castello di Melilli con il mero e misto imperio, per rivendita fatta loro da Blasco Branciforte.
Nel 1539 Giuseppe Mastrantonio il 7 gennaio s’investe della baronia e terra di Melilli per la morte del padre Salvatore.
Nel 1540 Antonio Cuvello s’investe il 6 marzo della baronia e terra di Melilli.
Nel 1568 Cesare Moncada Pignatelli s’investe della baronia, terra e castello di Melilli il 5 novembre 1568 per averli aquistati dal suddetto Covello.
Nel 1644 Aloisio Moncada acquista l’8 marzo 1644 la baronia, terra e castello di Melilli da Sebastiano Tristaino.
Ed infine nel 1673 Ferdinando Moncada s’investe della baronia, terra e castello di Melilli il 24 aprile 1673.
Il castello sorgeva nel pianoro soprastante il paese di Melilli, in località che ancor oggi è denominata ‘Castello’ e fu sconquassato dal terremoto del 1542 e distrutto da quello del 1693.

La separazionedei re è stata la ragioneprincipale per molteattivitàinattese in corsointorno al popolovivente. I sostenitori per le due partiavevanoiniziato a litigare con l’altro per ilcastellostraordinario e questosemprefinito con mille perdite.

Se voletesaperne di piùsullastoria del castello e dei re, fare unarapidaricercasu Google e guarda re più informazioni.

Vi era inoltre una torre, munita di artiglieria e ben capace, posta sotto il castello a difesa immediata del paese, precisamente nell’altipiano che tramanda il nome, attualmente incorporato nell’abitato tra la casa feudale dei Moncada e Cugno dei Cappuccini. (Rizzo, Storia 1990).
Secondo l’Amico la fortezza sorgeva un tempo “… nella parte suprema, componevasi tutta di pietra quadre e talmente tra se ben combaciate da sembrare quasi una mole intera”.
Da una lettera del 1740 del notaio Bartolomeo Albani indirizzata al monaco don Giacinto, apprendiamo, che la torre antica venne ricostruita, denominata ‘nuova’ e portava sopra la porta uno stemma. “…. Spero in questa settimana di impegnarmi a fare diligente lavoro per copiar sopra luogo lo stemma che trovasi sulla porticella …”.

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CASTELLO DI CURCURACI (Melilli – Siracusa)

Ubicazione: contrada Curcuraggi, m 152 s.l.m, km. 3 a sud-est di Villasmundo (frazione di Melilli) e a km 7,5 dalla costa (porto megarese). Vi si perviene mediante la strada statale 114, Catania – Siracusa, fermandosi al km 143, ad est del quale e la masseria Curcuraggi.
Localizzazione storica: Val di Noto.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile; è ipotizzabile una fondazione trecentesca.
Notizie storiche:
1354 – 1359 – il castrum di Curcuraci è ricordato da Michele da Piazza – Michele da Piazza, pp. 218, 361.
XVI (metà) – è menzionato da Fazello che ne ricorda la distruzione per volere di Federico IV – Fazello, I, III, IV p. 199.
XVIII – Amico 1855-56 (I, p. 365) cita Fazello ma esprime dubbi sul fatto che il castello sia effettivamente scomparso al tempo di Federico IV.
Proprietà attuale: privata.
Uso attuale: azienda agricola.
Stato di consistenza: attestazione documentaria e resti inglobati in strutture successive.
Impianto planimetrico: non accertabile.
Rapporti ambientali: sorgeva sull’importantissima arteria Catania-Siracusa e non distante dal porto di Megara.
Descrizione: il fortilizio medievale fu inglobato in costruzioni posteriori trasformate poi in una moderna masseria, per cui non e più riconoscibile alcun elemento architettonico originario.

 

 

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