CASTELLO DI MONGIALINO (Mineo – Catania)

Ubicazione: Monte Alfone.
Localizzazione storica: Val di Noto.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile; il castello è documentato a partire dal XIV secolo (ed è ipoteticamente una realizzazione trecentesca); appariva ancora sostanzialmente integro alla meta del XVIII secolo.

La provincia di Sicilia sidistingue per isuoimeravigliosicastelliarchitettonici. È unameravigliaassolutache un castelloche è statocostruitonelperiodo in cui le strutture di costruzioneeranominime, è ancora in piedimaestosamente. Check out proprio qui per conoscereisecoli-vecchioPrioritàbassastorico e lignaggiodei re che lo ha costruito.

Notizie storiche:
XII – XI a. C. – in prossimità dei ruderi del castello, lungo una scarpata in frana sono venuti alla luce reperti archeologici risalenti all’eta del Bronzo – Tomarchio 1987, p. 3.
1150 ca. – malga al-Khalil è attestato da Idrisi come casale – Idrlsi, in Amari 1880-81,1, p. 103.
1199 – Bartolomeo de Lucy dona alla figlia Margherita Mineo e verosimilmente anche Mongialino – Tomarchio 1987, p. 6.
1200 (inizio) – Margherita dona Mineo all’Ospedale Gerosolimitano di San Giovanni di Adrano, ma Mongialino appartiene ad un Manfredi signore di Mazzarino – ibidem.
1287 – Giovanni figlio di Manfredi viene condannato a morte da Giacomo d’Aragona per tradimento; Mongialino torna alla corona – ibidem.
1320 – Mongialino è feudo di Blasco Lancia – Amico 1855-56, II, p. 156.
1354 – Mongialino è attestata come castrum – Michele da Piazza, p. 241.
1355 ca. – castrum – Librino 1928, p. 209.
1355 (ante) – Mongialino passa al fratello di Blasco, Corrado Lanza, che ne viene privato per non avere aderito al partito chiaramontano; Mongialino viene occupata da Manfredi Chiaramonte conte di Modica – Tomarchio 1987, p. 6; Amico 1855-56, II, p. 156.
1386 – Perrone Lanza vendette Mongialino ad Artale Alagona – Bresc 1986, II, p. 82.
1389 – Mongialino passa a Maria, figlia ed erede di Artale Alagona – Tomarchio 1987, p. 8.
1392 – re Martino confisca tutti i beni di Maria ed assegna Mineo ed il castello di Mongialino a Guglielmo Raimondo Moncada – ibidem.
1397 – re Martino I spoglia il Moncada dei beni perchè traditore e concede Mongialino al nobile catanese Enrico Statella; la famiglia Statella manterra Mongialino fino all’abolizione della feudalità – ibidem; Amico 1855-56, II, p. 156.
1410 – Maria Alagona e il marito Giovanni Cruylles iniziano una causa per rivendicare i beni di Artale Alagona -Tomarchio 1987, p. 8,
1558 – Fazello ricorda 1’esistenza del castello – Fazello I, X, I, p. 474.
1757 – Amico segnala le fabbriche “quasi intere” del castello e ricorda il tentativo, fallito, di dare vita nel XVII secolo ad un nuovo centro abitato a Mongialino – Amico 1855-56, II, p. 156.
Proprietà attuale: pubblica.
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: resti fuori terra che consentono una ricostruzione parziale del complesso.
Impianto planimetrico: castello con cinta esterna irregolarmente poligonale e grande mastio a pianta circolare con ‘nucleo’ cilindrico interno.
Rapporti ambientali: il castello rimane ubicato ai limiti della piana di Catania, sulla linea di alture che la orlano a sud. Si erge su un’elevazione rocciosa ed impervia a dominio del sottostante vallone del fosso Pietra-rossa’, modesto affluente del fiume dei Monaci e quindi del fiume Gornalunga. Il castello, con l’ulteriore torre di cui rimane traccia nel toponimo di contrada Torretta e con il piccolo castello di Serravalle faceva parte del sistema difensivo del territorio di Mineo che sorvegliava da sud gli accessi alla piana di Catania.
Descrizione: il castello di Mongialino sorge in un sito frequentato sin dall’eta del Bronzo; sono stati infatti ritrovati reperti risalenti a questo periodo nella scarpata sottostante ed anche il territorio limitrofo e ricco di necropoli ed insediamenti.
II castello si compone di un massiccio donjon circolare (di cui rimane in piedi circa metà della prima elevazione e solo pochi ruderi della seconda) e di una cinta di mura, sulla quale sono visibili resti della merlatura, racchiudente un’area irregolarmente poligonale. Non sono leggibili le tracce della porta d’ingresso e del ponte levatoio di cui parlava, a meta del 700, Vito Amico. E’ probabile che l’ingresso fosse a ridosso del torrione, là dove questo si congiunge con la cinta. Accostate alle mura del cortile giacciono ruderi di ambienti di servizio, forse stalle e magazzini. Il grande torrione circolare, il cui ingresso presenta conci intagliati e ben accostati, aveva diametro complessivo di 21 m, con spessori murari esterni di m 2,10 e ‘nucleo’ interno del diametro di m 8,35. Si determinava cosi un ambiente a pianta ‘anulare’ conservatosi per circa meta della circonferenza. Era largo 4,12 m e coperto originariamente, su tutto lo sviluppo, da volte a botte realizzate in conci regolari con rinforzo di archi radianti impostati nella muratura e realizzati in grandi conci squadrati. Si tratta di una struttura singolare che non trova paralleli in Sicilia.
Alla metà del XVIII secolo Vito Amico scriveva, per il torrione, dell’esistenza di quattro elevazioni. Attualmente, oltre alia parte conservatasi dell’ambiente anulare del piano terreno coperto da volte, sussistono, per l’elevazione superiore, soltanto pochi ruderi di mura con accenni della volta. Non è il caso di ipotizzare un ulteriore sviluppo in alzato. La descrizione di Amico appare perciò plausibile nell’ipotesi della prescnza di due solai lignei che dividessero ulteriormente gli ambienti coperti dalle volte.
Questa possibilità sembrerebbe ulteriormente avvalorata dalla presenza, a metà circa dell’altezza dell’ambiente ‘anulare’ del piano terreno, di due robuste cornici ad aggetto snodatisi allo stesso livello sulle due pareti interne. Esse costituivano probabilmente l’appoggio del primo solaio. Non sembrerebbe inoltre giustificabile altrimenti l’altezza a cui si aprono le finestre, alcune munite di panchette; queste aperture illuminavano probabilmente il primo piano formato dal solaio ligneo. Sulle pareti si aprono anche saettiere strombate verso l’interno. Delle mura perimetrali relative alla ulteriore elevazione del donjon sopravvivono, come gia accennato, solo alcuni resti tanto per la circonferenza esterna che per il ‘nucleo’ interno. Anche per questo livello superiore si può però ipotizzare l’esistenza di un solaio ligneo e quindi una ripartizione in due piani che, insieme ai due sottostanti confermerebbero la descrizione di Amico.
Il ‘nucleo’ centrale cilindrico ospita al suo interno, nella parte basamentale, una capiente cisterna, nella quale si convogliavano le acque piovane provenienti dalla copertura che secondo Amico era rivestita da lamine di piombo. Un’altra cisterna si apre sotto il cortile cintato. Si possono osservare all’interno della muratura i resti della canalizzazione fittile delle acque piovane. I resti del castello sono imponenti ma pericolanti. I crolli si sono susseguiti e grosse porzioni di strutture murarie giacciono lungo il pendio; altri settori della cinta muraria si presentano in avanzato stato di degrado, in procinto di collassare. Anche la tenuta statica del torrione, nonostante i grandi spessori murari ed il basamento leggermente scarpato, appare ormai precaria.

Castello di Mineo Visto: 556
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CASTELLO DI MINEO (Mineo – Catania)

Localizzazione storica: Val di Noto.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
VII – V a C. – esistenza di una fortificazione sicula.
IX (828) – Mineo è attestata come fortezza bizantina.
XIII – attestazione documentaria certa del castello, distinto dal sottostante centro abitato.
XVI (1542) – distruzione o danneggiamento del castello a causa di un sisma.
XVI (post 1542) – viene adibito a carcere.
XVII (1693) – rovina a seguito del terremoto del 1693.
XVIII – opera di dismissione di parti architettoniche e loro riutilizzazione in altri manufatti della citta.
Notizie storiche:
VII – V a. C. – il sito dell’attuale Mineo è sede di un abitato siculo fortificato, di cui sono stati rinvenuti tratti della cinta muraria, il più ampio è stato ritrovato al di sotto del castello e sembra risalire al VI secolo a C – Maniscalco 1996, p. 22.
459 a. C. – secondo la testimonianza di Diodoro, Ducezio fortifica il sito dell’odierna città – Manni 1981, pp. 207, 209-210.
828 – Mineo è centro della resistenza bizantina – Amari 1880-81,1, p. 410.
1150 ca. – Idrisi ricorda Mineo come qal’a – ivi, I, p. 105.
XII (fine) – la terra di Mineo risulta infeudata a Bartolomeo de Lucy, conte di Paternò – Pirri 1733, p. 934.
XIII – da questo secolo in poi troviamo costantemente nella documentazione la definizione per Mineo di terra et castrum – Maurici 1992, p. 321.
1262 – risulta signore di Mineo il camerario del regno, Manfredi Maletta -Peri 1978, p. 172.
1273 – il castrum di Mineo è demaniale – Sthamer 1914, p. 20.
1296 – Manfredi Maletta è signore di Paterno e di Mineo – Peri 1978, p. 39.
1337 (ante) – Federico III nomina il figlio Giovanni conte di Mineo – ivi, p. 145.
1360 – vengono celebrate a Mineo le nozze di Costanza d’Aragona e Federico IV ‘il Semplice’ – Vergari 1996, p. 7; Amico 1855-56, p. 129.
1375 – nel resoconto del collettore pontificio Beltrand du Mazel, Mineo viene denominata terra – Peri 1978, p. 238.
1398 – terra e castello ritornano di regio diritto e quindi verranno assegnati alia camera reginale – Amico 1855-56, p. 129.
1542 – il terremoto di quell’anno danneggia fortemente il castello – Cannizzo 1995, p. 181.
1693 – il sisma lo distrugge nuovamente e definitivamente: element! architettonici vengono reimpiegati per la costruzione di alcune chiese e per il palazzo Morgana.
Proprietà attuale: pubblica.
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: resta visibile il tronco della torre mastra; parti della cinta muraria con struttura scarpata in grandi conci che rimanda al XVI-XVII secolo; costruzioni difensive all’esterno, a quota più bassa, recentemente portate alia luce da scavi condotti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania. La cinta esterna che inglobava l’abitato è ancora leggibile, in più tratti, nella parte più bassa della cittadina.
Impianto planimetrico: non precisabile.
Rapporti ambientali: il castello sorge nella parte piu alta del colle su cui giace 1’abitato di Mineo, affacciato sulla vallata: la vista spazia dall’Etna agli Iblei ai Nebrodi ed agli Erei.
Descrizione: la tradizione locale attribuisce la costruzione del castello a Ducezio: in realtà siamo in presenza di un sito pluristratificato, in cui è dimostrata l’esistenza di un abitato fortificato almeno sin dal VI secolo a C.
Le descrizioni del castello medievale pervenuteci (Amico 1855-56, II, p. 129) lo dicono munito di ben dodici torri e di un mastio di pianta ottagonale, costruito con blocchi squadrati ed intagliati.
Ciò che resta consente di ubicare il mastio ed alcuni perimetri di ambienti circostanti; dal mastio si diparte il rudere di parte delle mura sul quale si innestò la devastante vasca del serbatoio idrico.
Della cinta esterna, che racchiudeva l’abitato sono visibili ampi tratti comprendenti la c. d. ‘porta di Adinolfo’, ricostruita nel 1746. Una porta del castello ad intagli e bugne fu ricomposta nelle strutture dell’Oratorio della Confraternita del SS. Sacramento, annessa alla chiesa di Santa Maria Maggiore.

Castello di Monte Catalfaro Visto: 804
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CASTELLO DI CATALFARO (Mineo – Catania)

Sul monte Catalfaro di Mineo sussistono i resti di un considerevole centro abitato dalla lunga storia, con materiali archeologici compresi tra la preistoria ed il tardo medioevo.
La zona abitata si estende su due alture collegate da una sella; sul luogo più alto sorgeva il castello medievale, come confermato dai recenti scavi archeologici.
Nel 1093 – Kaltaelfar è nominata in una bolla di Urbano II e fa parte della diocesi di Siracusa.
Nel 1154 – Idrisi ricorda molto brevemente qatat al-far.
Nel 1169 – sono documentate le ecclesie Calataelfar.
Nel 1272 – Catalfaro è attestata come castrum e casale.
Nel 1294 – è attestato il solo casale.
Nel 1392 – Catalfaro è attestata come semplice feudum; l’abitato ed il castello sono probabilmente già deserti.
Nel 1400 – si riscontra il toponimo riferito semplicemente al feudo.
L’abitato ed il fortilizio medievali giacciono in posizione dominante (m 515 s.l.m.), difficilmente accessibile se non da un solo pianoro in direzione dell’abitato di Mineo; il sito domina la Valle dei Margi ed è in vista del territorio di Occhiolà-Grammichele.
L’impianto planimetrico non è rilevabile, si riscontrano infatti solo poche strutture interrate (scavi effettuati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Catania) e pochi resti affioranti.
La proprietà attuale è privata.

Castello di Serravalle Visto: 933
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CASTELLO DI SERRAVALLE (Mineo – Catania)

Ubicazione: Poggio Pizzuto di Mineo.
Localizzazione storica: Val di Noto,
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile; è ipotizzabile che si tratti di una costruzione trecentesca; aggiunte edilizie vennero realizzate nel XIX secolo.
Notizie storiche:
1296 (ante) – il feudo sarebbe appartenuto alla fine del XIII secolo ad un Goffredo di Tratto – Amico 1855-56, II, p. 497; SMDS, VII, p. 371.
1296 – Serravalle è feudo della figlia di Goffredo, Safira de Tratto – ibidem (da SMDS si ricavano, se non diversamente indicate, le altre notizie storiche).
1360 – il feudo è acquistato da Perrone Giorni, protonotaro del regno. 1372 – a Perrone successe il figlio Bartolomeo, cancelliere del regno. 1372 (post) – il feudo di Serravalle passò, in circostanze non conosciute, a Nicolò Castagna.
1399 – Nicolo Castagna cedette il feudo ed il castello di Serravalle insieme ad altri beni feudali e burgensatici a Giovanni de Taranto.
1408 – gli eredi del de Taranto sono titolari del feudo.
1453 – prese investitura Giovanna Tomasa moglie di Gutierrez de Nava; Serravalle risulta feudo della camera reginale.
1466 – prese investitura del feudo Giovannella de Nava che in seconde nozze sposò Giovanni Statella,
1488 – prese investitura maritali nomine Giovanni Statella.
1507 – prese investitura Girolamo Gravina come tutore del minorenne Girolamo Statella.
1513 – il feudo passa in circostanze non note a Sebastiano Scalambro e Giovanni de Falcone. La famiglia Scalambro (quindi Scalambro Grimaldi) conserverà Serravalle fino all’abolizione della feudalità.
1558 – Fazello nomina Serravalle di sfuggita – Fazello, I, X, II, p. 474.
Proprieta attuale: privata.
Uso attuale: residenza temporanea.
Stato di consistenza: complesso con-servato nelle parti principali.
Impianto planimetrico: nucleo centrale costituito dalla torre medievale a base quadrata, cinta muraria a pianta irregolare. Il complesso architettonico si adatta all’asperità dei luoghi. Posta vicino le scuderie è la parte di costruzione più recente, ormai predominante volumetricamente, anche se resta ben distinguibile l’alta sagoma della torre.
Rapporti ambientali: il castello sorge in cima al poggio Pizzuto, che deve il suo nome alla tipica forma appuntita; era posto a guardia della via che da Catania per Palagonia giungeva a Mineo proseguendo quindi verso Caltagirone.
Descrizione: non si hanno notizie su eventuali frequentazioni precedenti del sito, benchè la localizzazione della torre rivesta una valenza notevole per il controllo del territorio circostante che mostra segni notevoli di frequentazioni remote nelle numerose necropoli e centri abitati ritrovati nei dintorni. L’altura su cui insiste il castello è posta immediatamente sopra la valle dei Margi, dove un tempo era il lago dei Palici, legato alla figura di Ducezio. La fortificazione originaria venne ampliata nel tempo; un intervento notevole risale al XIX secolo ad opera della famiglia Grimaldi.
Visivamente resta evidente, nel contesto, la torre merlata originaria, emergente dalla cinta e dalle costruzioni successive.
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CASTELLO DI TROINA (Troina – Enna)

Ubicazione: centro urbano, area della cattedrale.
Localizzazione storica: Val Demone.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: ipotizzabile la sua costruzione nella prima età normanna.
Notizie storiche:
1061 – accolto ‘con giubilo’ dalla popolazione, il conte Ruggero passa a Troina le feste natalizie – Malaterra, p. 35.
1062 – mentre Ruggero assediava Nicosia, i cristiani greci attaccarono il castello di Troina e scacciarono la guarnigione – ivi, p. 36.
1067 -1079 – edificazione a Troina della prima cattedrale normanna, personalmente curata e realizzata a spese del conte Ruggero che la chiama nei suoi diplomi di fondazione e dotazione ‘primogenita’ e ‘prediletta’; tale costruzione è ampiamente descritta da Malaterra (pp. 68-69).
1082 – la citta è designata a sede di vescovado – Starrabba 1888,1, p. 2, doc. I.
1088 – era ancora in corso l’assedio di Butera, quando papa Urbano II si incontrò col conte Ruggero a Troina -Malaterra, pp. 92-93.
1150 ca. – “… Traina è castello [hisn] da rassomigliare a citta [inurbato]; desiderato soggiorno; fortalizio che si estolle sui lati” – Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 113.
1154 – è documentato in un atto greco un tale Graziano, ‘maestro castellano di Troina’ – Starrabba 1888, II, p. 390.
1169 – ecclesia castri civitatis nostrae Troinae – ivi, I, 27.
1170 – e attestato a Troina un Gregorius castellanus – Garufi 1899, p. 119, doc. LI.
1212 – terra e castrum – Winkelmann 1880-85,1, p. 98, doc. 114.
1409 – a Troina sussiste solo una torre, di regio demanio, ridotta al rango di domus plana (semplice residenza smilitarizzata) – ACA, Maestro Racional 2506, c. XIIIv (ex inf. F. Maurici).
1425 – è nuovamente attestata la torre demaniale – ASPA, Conservatoria del Real Patrimonio, reg. 1011 c. 53 (Maurici 1992, p. 379),
1558 – “L’edificio sacro che si chiama Chiesa Maggiore fu una volta la rocca della citta vecchia; il conte Ruggero la demolì e al suo posto costruì un tempio grandissimo, che oggi il volgo chiama Baglio del Castello” – Fazello, I, pp. 442-443.
1757 – Amico ricorda il balio del castello, per esservi stata un tempo una fortezza, sulle cui costruzioni fu edificata dal nominato Ruggero la basilica” -Amico 1855-56,1, p. 631.
Stato di consistenza: resti inglobati in strutture successive e tipologicamente diverse.
Impianto planimetrico: non leggibile.
Rapporti ambientali: il castello era ubicato sull’acrocoro rupestre del monte Troina (1121 m). La posizione strategica della rupe che domina la sottostante valle del fiume omonimo, il valico montano che scavalca le Madonie da sud a nord ed in vista di diversi borghi e castelli vicini, consentiva di controllare le principal! vie di comunicazione all’incrocio fra Nebrodi, Madonie e Caronie.

Troina è noto per l’allevamento di pecore. La fertilità del terrenofavorisce la coltivazione di un’ampiavarietà di colture. Troinafu quasi distruttadurante la secondaguerramondiale. I turistichevisitano Sicilia sonoreindirizzati qui a Triona per sperimentare la bellezza e l’atmosfera. Continuando con la storia.

TroinaDescrizione: di questo grande complesso fortificato ben poco rimane: nella zona certo esisteva un edificio preesistente alla conquista normanna che si potrebbe attribuire ipoteticamente ad età greca per alcuni avanzi di mura a grandi blocchi squadrati sovrapposti senza malta, visibili sotto l’Ospedale di Sant’Andrea.
II castello sorgeva nell’area della cattedrale, compreso nel recinto fortificato esterno del complesso, cinto da mura turrite impostate sui cigli dei dirupi. Non sussistono tracce del castello medioevale documentabili nell’attuale configurazione, anche se alcuni storici ipotizzano che il campanile della cattedrale sia una torre superstite del castello normanno, rimaneggiata nel XVI secolo.
Tale convinzione, se può essere sostenuta da una analisi tipologico-stilistica, non è pero supportata ne da documenti storici certi, ne da uno studio scientifico di analisi condotto sulle murature.
Uno studio metodologico, con rilievo dell’edificio e analisi stratigrafica e tipologica delle murature, potrebbe dare notizie sull’originale impianto medioevale.
Si conserva inoltre memoria del nome di quattro porte della citta: quella ‘di Ram’ individuata all’estremita ovest della rocca, quella ‘del Bajuolo’ rivolta a nord ed attigua al palazzo comunale, quella ‘del Paradiso’ che doveva essere accanto alla cattedrale e, la quarta, quella ‘di San Nicola’ documentata da Malaterra nel passo relative al trasporto della salma di Giordano, figlio del conte Ruggero, per portam S, Nicolai..

CASTELLO DI SPERLINGA (Sperlinga – Enna)

Ubicazione: centro abitato, via Castello 1.
Localizzazione storica: Val Demone.

Sperlinga è unodeiborghipiù belli della Sicilia. L’anticoborgocheappartiene al periodomedioevaletira un sacco di turistiogni anno, la veraattrazione è ilCastello di Sperlinga. Eccellente, le persone-friendly guide turistichesonodisponibili e curiosareintorno a questiragazzi per esplorare la Marvel Stone.

Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: le origini del castello non sono documentate; la prima attestazione indiretta della sua probabile esistenza è del 1133.
XIII (1282) – allo scoppio dei Vespri vi fu assediata la guarnigione angioina; ipotetici danneggiamenti e restauri.
XIV – interventi di ampliamento; la bifora collocata nel corpo principale della fabbrica e verosimilmente trecentesca. Essa presenta un capitello di tipo composito con decorazione fitomorfa a foglie uncinate e archetti con cornice a motivi zigzaganti.
XVI (1597) – XVII (primo quarto) -Giovanni Forti Natoli acquisto il castello di Sperlinga nel 1597, ottenendo la concessione della licentia populandi; quindi destinò il castello a centro propulsore dello ‘stato’ di Sperlinga, adattandola a palazzo baronale.
XVII – intervento sulla struttura della chiesa. Da una lettura dei ruderi della chiesa, appaiono evidenti una ristrutturazione e un ampliamento con variazione dell’orientamento da nord-sud a ovest-est e cambio dell’intestazione al santo a cui era dedicata. La chiesa in origine era dedicata a San Luca Evangelista; dal 1662 gli Oneto, nuovi proprietari, essendo devoti a San Domenico ‘in Soriano’ (cioe a Domenico di Guzman, venerate nel monastero di Soriano presso Vibo Valentia), dedicarono la cappella al santo.
XIX (seconda meta) – il castello, non abitato, comincia ad andare in rovina.
XX (1914) – demolizione di gran parte dei fabbricati dell’ala ovest perchè pericolanti e interramento con i calcinacci e pietrame dei sottostanti ambienti ipogei scavati nella roccia.
XX (1982) – recupero degli ambienti dell’ala ovest con ripulitura dai calcinacci, della precedente demolizione (1914). Sono stati svuotati gli ambienti ipogei (pozzi e grotte) e l’area sulla roccia su cui, un tempo, poggiavano le fabbriche. Smontaggio e rimontaggio della bifora e degli stipiti dei balconi del corpo principale, rinforzo degli ambienti d’ingresso di cui uno coperto con la volta lunettata e realizzata con mattoni di cotto. Sono state restaurate le strutture murarie in elevazione, eseguite coperture, con travi in legno, degli ultimi ambienti dell’ala ovest.
XX (1995) – ricostruzione della chiesa sui ruderi preesistenti.
XX (1 maggio 1999) – crollo di una lastra di roccia dalla parete sud con disfacimento di parte di un muro sottostante.
XX (2000) – ricostruzione della volta con pietrame calcareo-siliceo grossolanamente squadrato, e del solaio soprastante 1’atrio corrispondente alia stanza con la bifora;
XX (2000) – lavori di copertura delle ampie ‘stanze baronali’ del corpo principale.
Castello di SperlingaNotizie storiche:
1081 – Sperlinga viene menzionata nel privilegio costitutivo della diocesi di Troina-Pirri 1733, p. 495.
1133 – viene menzionata la villa Sperlingae e la sua dominatrix Galgana, vedova di Guglielmo Altavilla, con i tre figli Ugo, Riccardo e Roberto ed il cappellano Eriberto (Starrabba 1888, pp. 9-11); la presenza di questa piccola corte feudale fa ritenere probabile 1’esistenza del castello gia nel XII secolo.
1137 – e nuovamente documentato Roberto de Spirlingo – White 1984, p. 401. 1154 – Idrisi cita Sperlinga come “grosso casale, nel quale s’aduna ogni ben [di Dio], terre seminate e colte che stendonsi perlungo tratto”, non facendo però cenno del castello – Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 112. 1239 – il castello di Sperlinga è ricordato come uno dei castra exempta citra flumen Salsum – H.-B., V, pp. 413-414.
1282 – vicende legate al Vespro siciliano.
1350 – il castello è possesso di Scaloro degli Uberti che vi passa la notte di Natale, prima di essere ucciso – Michele da Piazza, p. 121.
1360 – il castello e la baronia di Sperlinga sono venduti dal figlio di Francesco Ventimiglia, Emanuele conte di Geraci, al fratello Federico – SMDS, VII, p. 456.
1408 – Sperlinga è ricordata come castrum et locum; e feudo di Giovanni Ventimiglia – Gregorio 1791-92, II, p. 494.
1460 – e feudo di Giovanna Ventimiglia; il 28 novembre 1460 fu reso esecutorio il privilegio di re Giovanni col quale si concedeva il mero e misto imperio – Lo Pinzino 1982, p. 15.
1479 – il 25 giugno 1479 Giovanni Guglielmo Ventimiglia si investe della baronia di Sperlinga, per donazione fattagli da Giovanna sua madre – ibidem,
1504 – Paolo Ventimiglia si investe del feudo e castello di Sperlinga il 25 maggio 1504 come primogenito di Guglielmo – SMDS, VII, p. 457 (a questo lavoro, se non diversamente indicate, si rimanda per la ulteriore cronotassi).
1516 – Guglielmo Ventimiglia si investì cum omnibus justitim, juribus et pertinentiis suis, il 10 gennaio 1516 per la morte e come unigenito di Paolo.
1553 – il 15 maggio 1553 Maria Ventimiglia si invest! della baronia di Sperlinga per la morte di Guglielmo suo padre.
1553 – Simone Ventimiglia, marchese di Geraci, il 18 agosto 1553 si investe maritali nomine della baronia.
1586 – Giovanni Ventimiglia si investe il 26 marzo 1586 della baronia per la morte di Maria sua madre.
1597 – Giovanni Ventimiglia, vendette a Giovanni Forti Natoli la baronia di Sperlinga per 30.834 scudi. In questo stesso anno il Natoli ebbe concessa la licentia populandi.
1600 – il Natoli si investe dello stato di Sperlinga il 9 agosto 1600. 1627 – con privilegio dato a Madrid il 2 ottobre 1627 e reso esecutorio nel regno il 13 novembre 1628, il re Filippo IV concesse al Natoli per se e per i suoi eredi il titolo di principe erigendo la baronia di Sperlinga a principato.
1632 – Giovanni Natoli si reinveste per il passaggio della corona il giorno 11 febbraio 1632.
1637 – Francesco Natoli figlio di Giovanni si investe del principato, con tutti i suo’i diritti e pertinenze, il 6 maggio 1637 per la morte del padre.
1658 – Francesco Forti Natoli, 1’8 novembre 1658 vendette a Giovanni Stefano Oneto Sperlinga ad esclusione del titolo. Per questo motivo i Natoli dal 1658 fino al 1788 ebbero solamente il titolo di principi di Sperlinga che poi vendettero a G. Alvaro Paterno.
1680 – Domenico Oneto e Spadafora, si investe del titolo di duca di Sperlinga il 4 aprile 1680 succedendo come primogenito al padre Stefano Oneto.
1698 – Francesco Oneto e Spadafora si investì il 25 giugno 1698 in forza del testamento come fratello di Domenico.
1710 – Giovanni Stefano Oneto e Valguarnera prese 1’investitura il 27 settembre 1710 quale primogenito di Francesco.
1747 – Francesco Oneto e Monreale si investe di tutti i possedimenti della famiglia il 17 settembre quale primogenito ed erede universale di Giovanni Stefano.
1782 – Saverio Oneto e Gravina si investe del ducato, terra e castello il 25 gennaio come primogenito ed erede universale di Francesco.
1811 – Giuseppe Oneto e Lanza si investe del ducato di Sperlinga il 4 dicembre quale erede di Saverio,
1862 – il castello passa in enfiteusi al barone Nunzio Nicosia da Nicosia.
1862 (post) – ne è enfiteuta Giovan Calogero Nicosia figlio di Nunzio.
1946 ca, – il castello passa agli eredi di Giovan Calogero (figli adottivi) Salvatore e Giovancalogero Li Destri – Nicosia – Lo Pinzino 1982, pp.29-30.
1973 – il castello diviene proprieta del comune di Sperlinga.
Proprieta attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: monumento aperto al pubblico e visitabile.
Stato di consistenza: il complesso degli ambienti ipogeici risulta interamente conservato; gravi distruzioni subirono invece nel tempo le parti in muratura; tutto il castello è stato recentemente sottoposto ad imponenti lavori di restauro.
Impianto planimetrico: castello rupestre con ambienti ipogeici e parti in muratura; pianta irregolare.
Rapporti ambientali: il castello fu costruito su una emergenza rocciosa quarzarenitica dove già probabilmente preesistevano numerosi ed ampi arnbienti ipogei. A sud sono presenti diverse grotte artificiali abitate fino agli anni ’50 del secolo XX ed oggi adibite a deposito.
L’affioramento roccioso ed il complesso castrale si impongono nel paesaggio e sono ben visibili da lontano. A partire dal secolo XVII nasce l’attuale centro urbano, per ampliamento del preesistente borgo medievale. Esso si sviluppa dai piedi del castello verso valle su un territorio cosparso di grotte che attualmente si possono notare nei bassi di molte abitazioni. Le case a doppia schiera sono allineate in modo da formare una struttura urbanistica a lunghe insulae rettangolari determinando percorsi viari paralleli tra loro e con il fronte della rupe su e dentro cui si e sviluppato il castello. Proprio dirimpetto al corpo principale del fabbricato del castello, e al di fuori di esso ma compreso nella cinta muraria esterna, nel secolo XVIII fù costruita la chiesa dedicata alla Madonna della Mercede, unico edificio di interesse storico che ricade nella zona di pertinenza del castello. Il castello di Sperlinga nei suoi rapporti volumetrici si configura quale emergenza fortemente dominante rispetto all’impianto urbanistico dell’abitato caratterizzato da tipologie di tipo rupestre, da una forte naturalità del sito e dalle modeste case unifamiliari che al più sono a due elevazioni oltre il piano terra.
Castello di SperlingaDescrizione: il complesso architettonico ha perso la sua integrità nel 1914 quando fu demolita la maggior parte delle fabbriche. Lo stato di conservazione dei ruderi risulta buono in seguito al consolidamento degli anni ’80. La chiesa e stata ricostruita nel 1995 e attualmente ci sono lavori in corso che prevedono la copertura di alcuni arnbienti. Il castello non presenta planimetria unitaria ne regolare. I molti corpi di fabbrica che lo costituiscono sono distribuiti su diverse quote. Presenta pianta oblunga di circa 200 m di lunghezza per 15 di larghezza; in cima alla rupe, alta circa 70 m dal calpestio di piazza Castello, le dimensioni del corpo superiore risultano alquanto ridotte (m 40 x 7 ca).
L’assetto strutturale, formato da opere murarie e ambienti rupestri evidenzia particolari e ricercate soluzioni architettoniche e costruttive capaci di sfruttare le preesistenti strutture rupestri e di farle coesistere con le opere murarie realizzate. Il corpo principale costruito direttamente sulla roccia come tutte le altre fabbriche, ha pianta rettangolare; in basso si trova un vestibolo con corridoi d’accesso e in prima elevazione le c. d. ‘stanze baronali’. Esternamente il corpo d’ingresso è caratterizzato da un lungo muro, in alcune parti munito di contraffotti e forato da una serie di aperture di epoche diverse poste nel secondo ordine. Sul prospetto principale che guarda la sottostante piazza è collocata la bifora citata di epoca trecentesca, due finestre e il portale di un balcone con stipiti e mensole in pietra riferibili agli interventi di ristrutturazione seicentesca.
La parte ovest del castello ricorda la prua di una nave. Sul piano di calpestio roccioso si trova, nella parte posteriore, la chiesa formata da tre vani in successione secondo l’asse ovest-est. In origine l’asse doveva essere quello nord-sud; e presente infatti un altare con nicchia circolare posto di fronte l’ingresso attuale. Per la grande eterogeneita delle strutture e per la loro irregolare distribuzione spaziale, si descriverà di seguito partitamene ciascun elemento costitutivo.
1) Corpo ingresso e stanze ‘baronali’. Attualmente l’ingresso al castello e caratterizzato da una rampa gradona-ta realizzata negli anni 70 con pietrame locale calcareo-siliceo. Si accede tramite una passerella in calcestruzzo che ha sostituito il ponte levatoio dell’edificio medievale di cui sul prospetto sono visibili le mensole di sostegno e le lunghe feritoie dove scorrevano gli argani.
Oltrepassato il portale ogivale, vi è un primo vano con volta in pietra ricostruita recentemente (2000); segue un secondo vano coperto anch’esso da una volta di mattoni di cotto; la pavimentazione è ricavata direttamente sulla roccia.
Sul corpo dell’ingresso sono presenti due sale prive di copertura e di uno dei muri perimetrali. La sala piu ampia e dotata di tre aperture poste sulla facciata sud, risalenti ai lavori di ristrutturazione del sec. XVII. La sala minore è decorata dalla bifora trecentesca posta sulla facciata che guarda il borgo.
2) Arnbienti rupestri dell’ala est. Alla stessa quota delle stanze ora descritte, scavate nella roccia, si estende per circa 100 m verso est un ambiente ipogeo con copertura piana; costituiva la cavallerizza del castello. Seguono le prigioni e infine due vani di servizio, un tempo abitazioni. Alcuni piloni di roccia che sostenevano la volta dell’ipogeo sono stati demoliti intorno agli anni ’50 e in seguito sostituiti con pilastroni in blocchi di pietra intonacati. Nella parte mediana dell’ambiente si apre un corridoio che conduce all’esterno tramite la c. d. ‘porta falsa’. Accanto al luogo ove erano le celle della prigione si nota, ricavata nel masso, una cappa di aspirazione tronco-conica funzionale ad un focolaio.
3) Cisterne.
Le cisterne scavate nella roccia sono ocalizzate all’interno di una stanza che i affaccia sul cortile del castello. La accolta delle acque meteoriche avveniva attraverso una serie di canalette di convogliamento
4) Chiesa e ambienti adiacenti.
La chiesa posta sul lato ovest e stata interamente ricostruita sui suoi ruderi. Presenta una successione di 3 vani disposti secondo l’asse est-ovest; si notano tracce della pavimentazione seicentesca in formelle di terracotta smaltata dismessa in occasione della recente ricostruzione (1995). A fianco della cappella, sul lato ovest, sono collocati altri due ambienti, anch’essi ricostruiti: il primo presenta un accenno di scala ricavata all’interno del muro perimetrale, il secondo presenta due forni in pietra e terracotta e una serie di ‘fornelli’.
5) Sale ovest e ambienti ipogei.
Nell’ala ovest abbiamo ancora una serie di ambienti ipogeici comunicanti tra di loro, posti al di sotto del piano di calpestio. Nello spazio antistante la chiesa, sul piano di calpestio si notano dei fori, circolari alcuni, ellittici altri, protetti da ringhiere di ferro che corrispondono ciascuno ad un vano rupestre posto in basso.
La parte più occidentale del castello è occupata da una serie di quattro sale con pavimento e parte dei muri perimetrali ricavati nella roccia, il resto edificato. Il primo ambiente, il più grande, presenta due fori che corrispondono ad altrettanti ambienti sottostanti scavati, presumibilmente, in epoche remote. Dalla seconda stanza si accede alla superiore terrazza tramite una scala in ferro.
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CASTELLO DI CERAMI (Cerami – Enna

Ubicato nel centro urbano, sulla rocca a monte dell’abitato; accessibile dalla ‘salita Castello’, i resti del castello rupestre si trovano al culmine della rupe calcarea (1050 m) a picco sul fianco orientale e chiusa fra due sottostanti valli, sulla cui dorsale si adagia il paese. Domina la sottostante vallata, ed è in vista degli abitati di Troina, Gagliano, Agira, Capizzi, Nicosia e, più lontano, Assoro ed Enna.

L’originedellaCerasirisale al IV secolo. Dovutomancanza di risorse, è diventatoimpossibile da ricostruirel’originedellacittà, cheaccomodailcastellofuori di Cerami. Sfortunatamente, ilcastello è chiusodefinitivamente per ilpubblico. Controllaquestoarticolo per conoscereirepertiarcheologici e la storia del castello.

Il castello sfruttava la posizione favorevole del sito, un rilievo naturalmente difeso.
Purtroppo rimangono pochissimi avanzi, ulteriormente stravolti dalla costruzione di un serbatoio idrico.
Rimane qualche tratto di mura ai lati della rupe: sono costruite in modo irregolare con l’impiego di pezzami di pietra locale legati in abbondante malta.
Vito Amico così lo descrisse: “Siede la rocca celebre sin’ora nel vertice supremo della rupe ripida da Oriente ed Aquilone, e domina tutto il paese; è quivi il palazzo baronale fornito di magnifiche sale e camere da consiglio, e della chiesa di San Giorgio”.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: nessun dato oggettivo aiuta nella ricostruzione della cronologia relativa.
Notizie storiche:
1065 – Cerami fu affidata dal conte Ruggero al nipote Serlone che, dopo avere sconfitto i saraceni in una epica battaglia, cadde in un agguato – Malaterra, p. 42.
1071 – ricordata come luogo fortificato – ivi, p. 53.
1082 – Cerami viene compresa nella diocesi di Troina con il toponimo di Ceramum – Pirri 1733,1, p. 495.
1087 – Ceramum – Starrabba 1888,1, p.2,doc. I.
1150 ca. – Idrisi scrive che Cerami è “casale [cui sovrasta] un’alta rocca [in arabo ruqqah], è paese prospero, popolato” – Idrisi, in Amari 1880-81, I, p.113.
1151 – in un documento della cattedrale di Messina si fa riferimento alla civitate Cerami – Starrabba 1888, I, p. 2, doc.I.
1157 – fu feudo degli Aleramici sotto Enrico – Peri 1953-56, pp. 249-250.
1170 – un diploma attesta l’esistenza di un castello, dal momento che compare, con altri uomini de Cirama un Bernardus castellanus – Garufì 1899, p. 119, doc. LI.
1296 – da un diploma si rileva che la città era posseduta per due terzi da Pietro di Antiochia: D. Petrus de Antiochia … duabus partibus Cirami – Gregorio 1791-92, II, p. 467.
1308 – 310 – castrum – Sella 1944, p. 59.
1366 – castrum Chirami – ivi, p.124.
1396 (dic. 5) – Guglielmo Rosso ottiene il castello e la terra di Cerami – SMDS, II, p. 494.
1399 (giu. 12) – il figlio e successore, Aloisio Rosso, s’investì della terra e castello – ibidem.
1408 – castro e terra Chirami – Gregorio 1791-92, II, p. 498.
1453 – nuova investitura per Guglielmo Rosso, figlio di Aloisio – ivi, p. 495.
1455 – (ago. 5), Pietro Ponzio Rosso, s’investì della terra e castello di Cerami per la morte del padre Aloisio, ibidem (Cerami rimase alla famiglia Rosso fino all’abolizione della feudalità).
1558 – “A sette miglia segue Cerami, una volta sobborgo di Capizzi e ora centro fortificato” – Fazello, I, p. 445.
Proprietà attuale; privata; la part. 6 è in fase di acquisizione da parte del Comune.
Uso attuale: l’area del castello è gravata dalla servitù di un serbatoio dell’acquedotto comunale costruito sulle rovine.
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L’amaro caso della baronessa di Carini

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CASTELLO DI S. NICOLA (Palermo)

Sopra una bassa scogliera in riva al mare, fu edificato verso la fine del XV sec. dall’architetto Tommaso Ansalone o, secondo il Fazello, per Tommaso Crispo circa un secolo prima.
Anch’esso, come quelli vicini di Solanto e Trabia, ebbe lo scopo di proteggere quel tratto di mare dalle aggressioni dei pirati turchi che, in quei tempi, avevano preso di mira le spiagge siciliane più ricche di pesca.
Accanto vi si trova infatti ancor oggi la antichissima tonnara della quale sappiamo che sul 1361 apparteneva a Perrono Gioieni il quale, in tale epoca, si ebbe da rè Federico III un diritto sulle tonnare del territorio di Palermo.
Nel 1509 tali diritti sulla tonnara di S. Nicola pervennero ad Antonino Spadafora.
Al tempo che intercorre tra queste due date è attribuita la costruzione del castello, con le sue tre torri delle quali una, al centro, alta ed elegante, contiene tre sale rotonde sovrapposte e terrazza in alto alla quale si giunge per una interessante, strettissima scala ricavata nello spessore del muro.
Pervenuto, come si è detto, allo Spadafora il diritto di pesca, è probabile che anche il castello dovette appartenergli e che, insieme, nel 1598 siano passati per linea femminile a Vincenzo Bardi Mastrantonio Bologna la cui figlia Giulia lo avrebbe portato in dote a Giulio Pignatelli (1646 circa).
Sul 1657 lo si vuole proprietà di Antonina Ventimiglia Bardi marchesa di Altavilla dalla quale lo ereditò il figlio Giuseppe Bologna (1682).
In seguito il castello fu della famiglia Valdina e da questa pervenne ai Mantegna principi di Ganci, attuali proprietari.

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Uncastello non è altrocheunedificiomoltogrande da viveresoprattutto per i re nelperiodomedievale. Come icastellieranomoltosorprendente e impressionante, la gente ha iniziato a lottaretra di loro per possederlo dal re. Così, molte guerre erano in corso in queisecoli e anchemoltimortisisonoverificatialla fine dellebattaglie..

L’edificio apparteneva al periodo medievale. Per l’aspetto di dettaglio qui, la dimensione dell’edificio non era molto grande. Le persone a quel tempo volevano vivere in castelli come erano molto affascinanti e attraenti. La gente lottava molto per possedere diversi castelli. Combatterono molte guerre per ottenerlo dal re, ma furono sempre rovesciati dalle battaglie.

Ma l’abitudine e rituale che è stato seguito che il tempo erano i possedimenti sono stati dati alle generazioni successive e questo ha continuato per lunghi anni. Ma la bellezza dei castelli costrinse le persone a lottare per loro. Ma la parte peggiore è che la società si è divisa in due gruppi e litigano tra loro per i possedimenti dei castelli. Impariamo a conoscere le condizioni del 2 ° secolo. Sapremo di più su di esso attraverso la gente del passato.

La gente pensava che il re si comportasse con noncurante. Volevano conquistare il castello dal re. L’area musicale è stata ricostruita ed è stata trasformata in una biblioteca. La gente era molto felice su di esso come la biblioteca era molto utile per loro. Hanno usato per studiare lì per lunghe ore per ottenere il beneficio di diversi libri.

Le pareti del castello erano molto belle e uniche. Le porte del castello erano anche molto diverse da quella abituale. La gente era curiosa di conquistare questi castelli. Volevano farli ad ogni costo. I castelli erano incredibili e poco credibile. Erano così spettacolari che la gente voleva guadagnarle ad ogni costo.

Il castello e la sua bellezza sono inimmaginabili. Possiamo vedere chiaramente il lavoro duro del travaglio. Questa bellezza antica è apprezzata da tutti. Ma le città di quel tempo consisteva solo di case regolari e semplici. Queste case avevano per lo più giardini in cui le persone coltivavano i propri prodotti alimentari. A volte questi castelli sono stati utilizzati come un monastero. È molto triste che non possiamo entrare nel castello per vedere la sua bellezza, ma vediamo la sua magnifica bellezza. Si crede anche che questi castelli sono stati costruiti con l’idea di ottenere salvato dagli attacchi degli invasori. Questi sono il principale centro di attrazione oggi. Persone provenienti da tutto il mondo visitano questi castelli per custodire la loro bellezza. Non solo questi castelli sono diventati la parte di molti matrimoni ora.

La gente era cosìentusiasta di acquisireilCastelloperchésembravaincredibile e meraviglioso con le paretieccellenti e straordinari e porte in legno. Anche le paretierano decorate con dipintinaturalicheattiravanotutti e ciascuno.

CASTELLO DI CALTAVUTURO (Caltavuturo – Palermo)

Ciò che rimane del Castello è ubicato in contrada Terravecchia di Caltavuturo
Localizzazione storica: Val di Mazara.

È statofatto per Andare dominandoilcentroabitato. . Le paretidellascoglierasono state precipitate sullependici del Nord, est e ovest. È statoorganizzatosuidiversi edifice.

Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: Caltavuturo è attestata come centro fortificato fin da epoca bizantina; il castello, nella sua individualità e attestato almeno dal XIV secolo. Mancano però notizie documentarie certe relativamente alla costruzione e alle trasformazioni del complesso castrale.
Notizie storiche:
851 – 852 – i musulmani compiono una scorreria nel territorio di Caltavuturo -Ibn al Athlr, in Amari 1880-81,1, p. 377.
860 – Caltavuturo rompe il patto (aman) con i musulmani e viene nuovamente sottomessa – Ibn al-Athlr, ivi, I, p. 381.
938 – 939 – Caltavuturo viene espugnata nel corso della repressione della rivolta antifatimida – Ibn al-Athlr, ivi, p. 415; Cronaca di Cambridge, ivi, I, p. 287; Ibn Khaldun, ivi, II, p. 192.
970 ca. – Caltavuturo è compresa nell’elenco delle città siciliane fornito da al-MuqaddasI – ivi, II, pp. 669-70.
1081 – Caltavuturo è compresa fra le pertinenze della diocesi di Troina – Pirri 1-733, p. 495.
1150 ca. – Idrisi ricorda Caltavuturo come hisn, “forte castello” – Idrisi , in Amari 1880-81,1, p. 112.
1156 – è menzionato in un atto greco un Attard di Caltavuturo, forse un membro della famiglia feudale del luogo o uno dei milites addetti alia guardia del castello – Cusa 1868-1882, p. 482.
1283 – Caltavuturo è ricordata fra le località soggette alla tassazione richiesta da Pietro III – Carini, Silvestri 1882, p. 293.
1308 – Caltavuturo è ricordata come castrum – Sella 1944, p. 127.
1355 ca. – in una lista delle terre e dei castelli siciliani è ricordata Calatabuturum cum castro – Librino 1928, p. 208.
1376 – a Caltavuturo sono censiti 257 fuochi fiscali – Bresc 1986, p 64.
1398-1405 – Caltavuturo passa da Luis Rayadell a Ramon de Bages e quindi a Enrico Rosso – ivi, p. 834.
Impianto planimetrico: quadrilatero irregolare.
Castello di CaltavuturoRapporti ambientali: il castello occupa il punto più elevato all’estremità sud-est dell’altopiano roccioso (m 703 s.l.m.) della Terravecchia, la rupe che sovrasta 1’attuale cittadina di Caltavuturo e che fu sito della ‘terra vecchia’, il centro abitato medievale. Di quest’ultimo, in origine circondato interamente da mura, rimangono in particolare i resti di due edifici chiesastici e una serie di ambienti seminterrati. L’area e stata sottoposta alcuni decenni fa ad un folto rimboschimento.
Descrizione: il castello, ormai allo stato di rudere, impegna una superficie di circa 1000 mq. Oltre ad una cisterna nella zona nord-ovest e ad alcune strutture parzialmente visibili sul terreno, rimangono soltanto le mura perimetrali, conservatesi per 7/10 m di altezza (ad eccezione del muro meridionale completamente crollato), e tre torri.: due rettangolari e una semicircolare. Tutto il fronte orientale poggia su una massa rocciosa emergente su cui sono visibili manufatti murari relativi a partizioni interne. Le mura perimetrali, spesse da 1,50 a 2 m, sono realizzate con pietrame calcareo informe o appena sbozzato, cementato con malta. I cantonali sono costruiti con conci scelti e ben squadrati. Una serie di fori con frammenti di travi al loro interno denota l’esistenza di ambienti con solai lignei o di camminamenti, mentre accenni di volte in pietra si individuano nelle torri. La poca consistenza dei resti e la mancanza di fonti documentarie non consentono di seguire le vicende costruttive del manufatto. Non e possibile distinguere gli spazi aperti da quelli chiusi; ne esiste un qualsiasi riscontro per l’individuazione della porta d’accesso che, comunque, è verosimilmente da ipotizzare sul lato meridionale. L’attuale configurazione del castello e comunque, certamente, il risultato di una serie di ampliamenti e trasformazioni apportate nel corso del tempo al corpo di fabbrica, in stretta relazione con la sua importante posizione strategica e con l’esistenza del borgo fortificato.
Proprietà attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: area di verde pubblico.
Stato di consistenza: edificio parzialmente conservato.
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CASTELLO DI CACCAMO (Caccamo – Palermo)

Il complesso castellano è impiantato al culmine di una grande rupe calcarenitica a dominio del centro abitato e di un magnifico teatro paesaggistico costituito dalle propaggini della valle del fiume San Leonardo (oggi per gran parte occupata dal bacino artificiale della diga Rosamarina) e dalle prime balze del monte Calogero.
La rupe d’impianto presenta pareti precipiti sui versanti di nord, est ed ovest, mentre sul versante meridionale scoscende con inclinazione costante.

C’èancoraundubbiosullacostruzionedell’edificio. La relativapartenzadocumentata è creduta per essere dal quattordicesimosecolo ma sembrasostanzialmenteallaconclusionedeldiciottesimosecolo. Se visiteremoilcastelloscopriremoche è costituito da un massiccioDonjon circolare. Per ulterioriinformazioni prova questo sito

Su questo versante sono impiantati, infatti, sia l’orto cintato del maniero sia il sottostante quartiere della Terravecchia, il borgo dal quale – per successive espansioni – si è generato il paese. Da qualsiasi versante li si guardi, il centro abitato e il castello si fondono felicemente con il paesaggio naturale circostante caratterizzato da rupi, boschi e coltivazioni di vario tipo.
Il complesso castellano è organizzato su diversi corpi di fabbrica di differenti epoche storiche e di varia cubatura. Questi si articolano fra loro a formare delle corti chiuse ed aperte. Alcuni sono collegati a gruppi e posano su diverse quote dell’acrocoro roccioso che è stato lavorato nei secoli onde offrire la base d’appoggio ai vari edifici.
Altri corpi (ala cinquecentesca) si affacciano invece su interramenti artificiali (cortile delle carceri) resisi necessari per ampliare la superficie di sedime.
Castello di Caccamo (Caccamo – Palermo)Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XI – primo impianto di un piccolo fortilizio a forma di ‘baglio’ con torre di guardia e cinta muraria.
XII (metà) – castello dotato di corte entrale interna per contenere uomini e cavalli (vicende della rivolta dei Baroni, 1160-1161, guidata dal suo signore feudale Matteo Bonello).
XIII (1203) – per ampliamenti al castello viene demolita la chiesa Santa Maria la Mensa.
XIII (1286) – l’originario fortilizio incomincia ad assumere la forma architettonica di vero e proprio castello sotto Federico Chiaramonte.
XIV (1300) – Manfredi I Chiaramonte, figlio di Federico, fa eseguire importanti lavori di trasformazione e di ampliamento: vengono costruite due torri del castello che si aggiungono all’originaria torre mastra, vengono ristrutturati il lato meridionale e quello orientale dell’edificio; viene costruita inoltre la torre solata detta del Pizzarrone, si potenzia il muro di cinta della Terravecchia (primo borgo feudale sotto il castello).
XIV (1397) – il castello viene incamerato dal demanio regio.
XIV (1398) – Giaime de Prades diviene nuovo feudatario del castello: fa costruire la sala delle udienze con la scuderia sottostante e fa aggiungere due torri lateralmente alla torre Gibellina (ala meridionale), fa realizzare inoltre due nuovi ingressi al castello nonché la rampa d’accesso nord-orientale. Il tutto viene ottenuto grazie ad una grandiosa opera di sbancamento.
XV (1477) – Anna Cabrera, discendente dei Prades-Cabrera, eredita il castello e il feudo per estinzione del ramo maschile.
XV (1480) – Anna Cabrera viene data in moglie da Ferdinando il Cattolico al cugino Federico Henriquez, grande ammiraglio di Castiglia. Vengono eseguite, in questo periodo, solo opere di manutenzione alle parti più antiche del castello.
XVI (1517) – Federico Mattienzo, castellano e capitano di Caccamo, rifà completamente l’antica cappella del castello.
XVI ( 1526) – la porta più antica del castello viene incorniciata da un nuovo portale e munita di un ponte levatoio, per ordine di Federico Henriquez.
XVI (1539) – Giovanni S. Janna, governatore di Caccamo, fa costruire i dammusi per uso di carceri sotto la torre detta, appunto ‘del dammuso’.
XVII (1646) – Giovan Gaspare Henriquez vende lo stato feudale di Caccamo al procuratore generale dei suoi beni siciliani, Filippo Amato principe di Galati.
XVII (1665) – Antonio Amato, figlio di Filippo, intraprende l’ultimo ciclo di lavori del castello. Viene ristrutturata l’ala meridionale e viene iniziata ad ovest una grande loggia (rimangonodue archi a tutto sesto). Tutta l’ala sud viene coperta con un tetto unico e vi vengono aperti dei grandi finestroni con balconi. L’ingresso, dalla corte interna, viene decorato con un monumentale portale manieristico. Vengono inoltre aperte le archibugiere per la difesa del castello e viene cordonata la rampa di accesso.
XVIII – vengono eseguiti soltanto dei lavori a stucco nella volta di un ambiente minore dell’ala meridionale.
XIX (1823) – il castello subisce gravi danni per una violenta scossa di terremoto.
XIX (1847) – Giuseppe de Spuches e Ruffo fa eseguire i primi lavori di restauro.
XX (1906) – un nuovo sisma provoca ulteriori danni alla struttura del manu
fatto.
XX (1963) – i Galati de Spuches vendono l’immobile alla Regione Siciliana.
Notizie storiche:
1094 – nel diploma di fondazione del monastero di San Bartolomeo a Lipari è citato il primo feudatario di Caccamo, Goffredo Sageyo – Pirri 1733,
p.771.
1150 ca. – centro abitato – Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 89.
1160 – Matteo Bonello si rifugia nel’oppidum di Caccamo dopo l’assassinio del gran cancelliere del regno, Matene di Bari.
1203 – Paolo Cicala, connestabile di Sicilia, risarcisce la comunità di Santa Maria la Mensa per la demolizione della chiesetta, opera resa necessaria per la costruzione di parte del castello.
1270 – a seguito della morte senza eredi di Paolo Cicala, Caccamo passa a Falcone del Poggio e poi al genero Galasso Estendardo, che verrà cacciato a furor di popolo.
1282 – Caccamo viene concessa a Federico Prefolio, nobile catalano.
1392 – Caccamo viene confiscata dalla corona ai Chiaramente e viene concessa in feudo a Guerau de Queralt, capitano di Palermo e castellano del Castellammare.
1392-96 – il presidio regio viene assediato dai caccamesi.
1397 – la città patteggia la resa e viene incamerata dal demanio regio.
1398 – Caccamo viene nuovamente concessa a Giaimo de Prades che promuove imponenti lavori nel castello.
1477 – la discendenza maschile Prades-Cabrera si estingue: il feudo passa alla giovane Anna Cabrera
1480 – rè Ferdinando il Cattolico concede Anna Cabrerà in moglie al cugino Federico Henriquez, ammiraglio di Castiglia.
1646 – Giovanni Gaspare Henriquez vende il feudo di Caccamo a Filippo Amato per 48.000 onze.
Castello di Caccamo (Caccamo – Palermo)Una rampa cordonata scavata nella roccia sale con diversi bracci e stretti tornanti a collegare il sottostante centro abitato con il cuore del complesso architettonico: la gran corte. Il primo corpo di fabbrica che si incontra salendo lungo la rampa cordonata è piuttosto imponente. Si tratta della quattrocentesca ala Prades che contiene, in basso, una grande scuderia (rimessa in luce dai restauri) e, sopra, l’aula delle udienze (ripristinata sempre lungo il corso dei restauri) caratterizzata da tre bifore. Entrando nella prima corte si incontra il prospetto dell’ala chiaramontana (XIV sec.) più volte rimaneggiata nei secoli. Si passa sotto un portale costruito in due tempi e, rasentando la torre mastra dimezzata da un crollo, si accede sia al cortile delle carceri sia alla gran corte (attraverso l’antico androne). Alcune delle prigioni conservano ancora i graffiti murali dei prigionieri. Si accede (dall’androne) alla gran corte a perimetro rettangolare regolarizzata nel seicento.
Impianto planimetrico: la planimetria generale del complesso castellano è piuttosto irregolare. Tale caratteristica – comune alla maggior parte dei castelli montani – è determinata dalle differenti quote altimetriche sulle quali si impiantano i diversi corpi di fabbrica.
Una certa regolarità planimetrica corrisponde ai corpi di fabbrica che, nel Seicento, furono interessati alla ristrutturazione del castello in funzione palaziale; cioè la gran corte e l’ala Amato.
L’edificio più imponente per la Sua lunghezza è quello dell’ala Amato rivolto, grosso modo, a sud. Venne realizzato nel seicento ampliando ed elevando un precedente corpo di fabbrica trecentesco. Si affaccia sull’orto del castello e sul quartiere della Terravecchia. Si accede alla gran sala dell’ala Amato attraverso un bei portale manieristico con colonne laterali e timpano spezzato. Le sale di questa ala sono caratterizzate da una fascia decorativa in tempera a muro che perimetra, in alto, le pareti. I soffitti lignei dipinti sono ancora quelli seicenteschi. Grandi balconi si affacciano sull’orto e sul paese.
Le strutture murarie sono, in prevalenza, a sacco con paramenti di pietrame a varia pezzatura che anticamente erano ricoperti da uno spesso manto di intonaco del quale sussistono ancora vaste chiazze. La maggioranza delle coperture è a tetto a due falde.
Proprietà attuale: pubblica (Regione Siciliana).
Uso attuale: monumento aperto al pubblico.
Stato di consistenza: complesso architettonico conservato nelle parti principali e restaurato di recente.
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CASTELLO DI BRUCATO (Sciara – Palermo)

Ubicato nel comune di Sciara, monte Castellaccio, alle pendici est del monte San Calogero si raggiunge da Palermo, A 19 per Messina, uscita Buonfornello per Sciara, strada privata della cava Lambertini.

L’edificiositrovanelcomune di Sciara e puòessereraggiunto da Palermo. I lettoripossonoClicca qui per maggiori informazioniOccupafondamentalmente la parte nord-occidentaledell’altopiano e sipresenta come unabella e affascinantecostruzionerettangolare. Ilsuointerno è costituito da una camera a volta. Possiamoanchetrovareunasalamancante al piano superiore.

L’area castrale del monte Castellaccio occupa la zona nord occidentale dell’altopiano. Il castello si presenta come un edificio di forma rettangolare (15 x 10 m), delimitato da mura di diverso spessore, caratterizzate dall’uso di pietrame legato con malta molto dura e foderate da pietre squadrate. La facciata nord presenta tre nicchie, di un metro di profondità, coperte da archi a tutto sesto. Al centro del muro ovest, si trova una porta di 1,20 m di larghezza attraverso la quale si penetra nell’edificio. L’interno era composto da una stanza voltata, in parte scavata nella roccia, e sicuramente da una aula al piano superiore scomparso.
Notizie storiche:
970 – Bùrqàd (Brucato) è annoverato fra i mudùn (città) siciliani – al-Muqad- dasi, in Amari 1880-81, II, p. 670.
1150 ca. – “alta fortezza [hisn], dotata di masserie, mulini, vasti campi coltivati ed anche un mercato” – Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 64.
1310 – casale Brucati – Biblioteca Comunale, Palermo, ms. Qq h 3, f. 94 (Brucato,I, p.75,doc. 21)
1335 – assedio di Brucato da parte dell’armata angioina che si traduce con un insuccesso contro la fortezza {Brucati arcem} – Nicolo Speciale, in Gregorio 1791-92,1, p. 502.
1338 (mag. 15) – nuovo assedio che si conclude con la caduta di Brucato – Chronicon Siculum, in Gregorio 1791- 92, II, p. 249.
1338 (ott. 7) – l’armata siciliana, condotta da Giovanni Chiaramonte, assale Brucato e ottiene la capitolazione: li genti di lo dicto Roberto, li quali la dicta terra et castello guardavano, non potendo resistiri a li Siciliani, divinniro ad pactu cum li Siciliani, et la terra predicta cum lu castello restituiro a li Siciliani – in Gregorio 1791-92, II, p. 275-277.
1355 ca. – fortellicium Brucati cum gente ibi habitante qui est archiepiscopatus Panormi – Librino 1928, p. 207 (si tratta però, forse, di un nuovo insediamento fortificato sorto lontano dalla sede primitiva, verso la costa, oggi case Brucato).
1438 – turris (quasi certamente si tratta del nuovo complesso già ricordato) – Sezione di Archivio di Stato di Termini Imerese, notaio G. Bonafede 7, 1438 feb. 15 (Bresc 1986, II, p. 876 nota 49).
1558 – rovine del castello e dell’abitato – Fazello l817,I,IX,I,p.514.
L’altura del monte Castellaccio (434 m) è una vera fortezza naturale che si appoggia ad ovest al monte San Calogero. Dalla sommità, si domina tutto il sottostante sito di Mura Pregne, occupato fin dalla protostoria da un insediamento indigeno e quindi punico-greco. Il monte Castellacelo, invece, è occupato solo a partire dal XIII secolo da un abitato annidato attorno ad un castello e chiuso da una cinta muraria. L’insediamento normanno potrebbe essere stato impiantato al centro del sito di Mura Pregne, dove un sondaggio archeologico ha restituito frammenti di ceramica normanna, mentre la Burqad musulmana occupava probabilmente un’area non indagata dall’equipe di J.-M. Pesez.
Il sito, riscoperto grazie allo scavo archeologico organizzato dall’Ecole Francaise de Rome e diretto da J.-M. Pesez, dal 1972 al 1975, si trova ora in completo abbandono.
Proprietà attuale: privata.
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