PLATANO (Cattolica Eraclea – Agrigento)

Ubicazione: con buona probabilità è da identificarsi con il sito archeologico di monte della Giudecca, raggiungibile in automobile da Cattolica Eraclea
Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:

Repertiarcheologicieffettivamenteservire come un indice per lo stile di vita antico.  Possiamochiaramentecapire e apprezzareillivello di brillantezzadegliantichiesseriumani.  Soprattuttoquandosivedonoaltecostruzionianticheanchequandositrovano in una condizioneabbandonata.  Il metodo di costruzione ed imaterialisonocosìprudenticheduranoanchedopoisecoli.  Sono eco-friendly ma sopravvivonocosìtantestagioni.

la fortezza è attestata fin da eta bizantina; il sito fu probabilmente abbandonato nel corso delle guerre antimusulmane di Federico II.
Notizie storiche:
839-840 – la fortezza bizantina di Iblatanu si arrende ai musulmani – Ibn al-Athfr, in Amari 1880-81, I : 372; An-Nuwayrf, ivi, II, p. 119. 860-861 – Iblatanu, insieme ad altre fortezze della Sicilia occidentale, rompe l’aman stipulate una ventina di anni prima, si ribella, viene assediata dai musulmani e presumibilmente espugnata o costretta nuovamente alla resa – ivi, p. 381.
939-940 – la località è assediata durante un episodio delle guerre civili musulmane del X secolo – Cronaca di Cambridge, in Amari 1880-81, I. p, 288; Ibn al-Athir, in Amari 1880-81, L p. 415; An-Nuwayri, ivi, II, p. 192.
1086 – Platanum, insieme ad altre fortezze musulmane dell’area agrigentina è conquistata da Ruggero I – Malaterra. p. 88.
1150 ca. – Idrlsi la descrive come sito incastellato ed ulteriormente protetto da un fortilizio: hisn e ruqqah. “Platano, superbo fortilizio in alto sito”; “il castello di Platano è abitazione in sito alto, dominato da un’eccelsa rocca’ -Idrlsi, in Amari 1880-81, pp. 91, 94.
1206 – è ricordato come centro della ribellione musulmana – H.-B., I, 1. p 118.
1211 – è menzionato il tenimento di Platani ed i suoi casali – ivi, p. 194.
XIV (prima metà) – è ricordato fra le fortezze siciliane da un geografo arabo che certamente attinge però a fonti precedent! – Amari 1880-81,1, p. 262.
E’ probabile che nella prima meta del XIV secolo Platano fosse gia abbandonata, molto verosimilmente fin dagli anni della repressione federiciana della grande rivolta islamica.
Stato di consistenza: resti fuori terra visibili che non consentono una lettura ricostruttiva; resti interrati.
Impianto planimetrico: non rilevabile.
Rapporti ambientali: monte della Giudecca (m 322) si erge completamente isolate su un’ampia ansa del fiume Platani. II rilievo, di altezza modesta, presenta pero caratteristiche di vera e propria fortezza naturale. E’ infatti protetto su tutti i versanti da alte pareti rocciose ed era accessibile, prima dell’apertura di una moderna stradella, solo grazie a due o tre sentieri. La sommita del monte presenta un vasto piano inclinato ed un’ulteriore altura isolata che costituisce la cirna vera e propria. Il piano inclinato appare sbarrato a quota 250 da un lungo muro orientate in senso sud est – nord ovest che protegge l’accesso meno disagevole al sito. La cima è difesa da mura sui lati nord, ovest e sud che racchiudono i resti di un edificio: potrebbe trattarsi della ruqqah ricordata da Idrisi.
Su tutta l’area si raccolgono abbondanti frammenti di tegolame (sono present! tanto tegole a superficie striata, normalmente definite tardo-romane o bizantine, che coppi ad impasto misto con paglia) e ceramica tanto acroma che invetriata. I reperti suggeriscono un’intensa frequentazione del sito fra il XII e la prima meta del XIII secolo.
Sul monte della Giudecca sono stati rinvenuti, inoltre, due frammenti di stele tombali islamiche a forma prismatica orizzontale.
Proprietà attuale: pubblica (Demanio Forestale).
Uso attuale: l’area di monte della Giudecca è attualmente abbandonata e saltuariamente utilizzata per pascolo.

 

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MOTTA SANTO STEFANO (Santo Stefano Quisquina – Agrigento)

E’ ubicato sul monte Castelluzzo (da Agrigento, strada statale 189 per Palermo; uscita Cammarata per Santo Stefano Quisquina; prima dell’abitato, strada comunale per monte Castelluzzo),  nel comune di Santo Stefano Quisquina.

La cittàdi Santo Stefano ha essenzialmente un posto con il distrettodi Motta diLivenza, nelterritoriodiTreviso, Area Veneto. La cittàdi è 276 chilometrididistanzadallacittà simile di Motta diLivenza a dove è situato. Continua a leggere questo per scoprireche l’area di Santo Stefano sale a circa 8 metrisopra il livellodell’oceano.

Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XIV (prima meta) ? – fondazione del castello.
Notizie storiche:
1170 – chiesa – White 1984, p. 425, doc. XXXI.
1240 ca. – casale e chiesa – Collura 1961, p. 64, doc. 27.
1320 – casale – Bresc, D’Angelo 1972, p. 401.
1320 – Giovanni Caltagirone e titolare di Santo Stefano – Tirrito 1873, p. VIII.
1355 ca. – la terra Sancti Stephani cum castro e annoverata tra le terre feudali – Librino 1928, p. 209.
1371 – la famiglia Sinisio č titolare di Santo Stefano – Barberi, Magnum Capibrevium, pp. 469-470.
1374 – Manfredi III Chiaramonte e possessore di Santo Stefano – Glénisson 1948, p. 246.
1375 – casale in quo reperte fuerunt domus coperte palearum, habiles ad solvendum, LXVII – ivi, p. 257.
1402 – loco Sancti Stephani – ASP A, Regia Cancelleria, reg. 39, c. 244v. (Maurici 1993, p. 68).
1433 – si autorizza lo spostamento del casale in un luogo migliore e piu difendibile detto castilluzzo – ACA, Cancilleria 2821, c. 311r-v. (Maurici 1993, p. 68).
1500 – terra sive casale Motte Sancti Stephani – Barberi, Magnum Capibrevium, p. 465.
I resti fuori terra visibili consentono una lettura ricostruttiva parziale dell’impianto, torre quadrangolare e cinta perimetrale.
L’identificazione topografica della Motta Santo Stefano č stata facilitata dal documento del 1433 che prevedeva lo sposta­mento del casale in un luogo piu difendibile, presso un castello chiamato castilluzzo.
Una ricognizione sulla vetta del mon­te Castelluzzo, situato a pochi chilometri da Santo Stefano di Quisquina, ha permesso di ubicarvi il castello trecentesco.
Questo monte (1.011 ml), situato in una zona gia boscosa, presenta pareti molto ripide con un solo versante di accesso.
La salita, piuttosto lunga e faticosa, soprattutto nella parte finale, e resa ancora piu difficile dalla violenza dei venti che soffiano quasi in continuazione.
La stretta piattaforma sommitale del monte č occupata dalle vestigia di una torre quadrangolare e di un muro di cinta.
Della torre rimane solo qualche allineamento di pietre, mentre la cinta, meglio conservata, percorre ancora una lunghezza di ca. 11 m, ai limiti del dirupo.
I muri hanno uno spessore medio di 0,75 m e sono costruiti in pietre grossolanamente sbozzate e spianate nella loro superficie a vista e legate con abbondante malta. Non ci sono tracce dell’abitato.
Lo stato di conservazione delle strutture, in disfacimento totale, non permette di approfondire la descrizione.
Proprieta attuale: pubblica (Demanio forestale).
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CASTELLO DI CAMMARATA (Cammarata – Agrigento)

Il castello (castrum Cammaratae), ubicato nella parte nord-orientale del paese (centro urbano, via Roma) in posizione elevata e strategica, sfruttava la morfologia del sito, inserendosi all’interno del contesto urbanistico.

Gli inizi del palazzo risalgono a circa 1141, dove Cammarata è stata sollevata in un posto chiave. Così, da qualche parte nel mezzo di 1384 e 1398 a causa di Bartolomeo da Aragona, iniziarono la ricostruzione, utilizzando opere di aiuto ausiliario e la costruzione di alcune nuove roccaforti utilizzando riferimento Wikipedia. Le prossime centinaia di anni hanno percepito i vari proprietari, capi e capi che hanno fornito la vita al Palazzo.

La struttura del castello di Cammarata si può desumere soltanto dalle fonti storiche, poiché nel tempo si sono susseguiti parecchi crolli dovuti alle cattive condizioni del terreno roccioso sottostante le fondazioni e al degrado della struttura muraria.
Dall’esame dei ruderi è possibile stabilire lo schema planimetrico che è sostanzialmente rettangolare: dei lati lunghi, quello rivolto verso ovest misura 50 m circa, mentre la lunghezza del lato est è di 52 m circa. Il lato sud misura 38 m circa: su questo lato si trovano i ruderi di una torre circolare. Il lato nord è rafforzato da un’altra torre di forma circolare, avente diametro di m 7 circa con uno spessore murario di m 2,20.
Castello di CammarataNotizie storiche:
1141 – castellum – White 1984, p. 402, doc XVI, falsificazione (Maurici 1993, p. 41),
1150 ca. – casale e hisn: “Cammarata, casal grosso,… ha un castello di alto sito, forte e difendevole…” – Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 91. p. 41.
1153 – castellum – Garufi 1899, p. 64; Maurici 1993, p.77; è ricordata una Lucia castelli Camerata dominatrix – Garufi 1899, p. 64.
1193 – Adamo figlio di Lucia è signore di Cammarata – ivi, p. 253.
1257 – Manfredi Maletta affida il castello allo zio Federico Maletta che lo mantiene sino al 1258 – SMDS, II, p. 140.
1272 – il castello è amministrato dalla regia curia ed è custodito dal solo guardiano delle carceri – Di Giovanni 1881, p.430.
1274-1281 – terra e castello demaniali – Sthamer 1914, p. 66; Maurici 1993, p. 41.
1296 – terra Cammarate cum casalibus – Gregorio 1791-92, p. 467.
1302 (ott. 18) – rè Federico III assegna il feudo ed il castello di Cammarata a Vinciguerra Palizzi, gran cancelliere del Regno – SMDS, II, p. 140.
1320 – il castello e la terra di Cammarata con i casali aggregati appartengono agli eredi di Sancio di Aragona genero di Vinciguerra Palazzi – Amico 1855-56,1, p. 224.
1348 – rè Ludovico concede Cammarata a Corrado Doria – Gregorio 1791- 92, p. 18; Maurici 1993, p. 41.
1355 ca. – terra Cammarata cum castro – Librino 1928, p. 208.
1357 (apr. 19) – Guglielmo Peralta è invitato ad aiutare Rainaldo De Gabriele, capitano e castellano di Cammarata, contro i nemici che tentavano di occupare la terra e il castello – Cosentino 1886, p. 356, doc. CCCCLXX.
1361 – Federico di Aragona succede a Sancio.
1364 – la terra è nelle mani di Vinciguerra di Aragona secondogenito di Federico d’Aragona.
1384 – il castello passa nelle mani di Bartolomeo d’Aragona figlio di Vinciguerra d’ Aragona – Carità 1982, p. 35
Nel XIV secolo p(1384-1398) – il castello viene restaurato e rinnovato: vengono realizzati i bastioni e i terrapieni della parte meridionale da Bartolomeo d’Aragona – Bellafiorel963,p.77.
1391 – Cammarata diviene contea Bresc 1986, p. 804.
1393 – Pere de Queralt è titolare della terra e della contea di Cammarata – ibidem.
1396 – la proprietà del castello passa a Guglielmo Raimondo Moncada – Amico 1855-56,1, p. 224.
1431 – Giovanni Abatelli compra per 40.000 fiorini d’oro il castello dall’erede di Guglielmo Raimondo Mancada.
1451 – Federico Abatelli, figlio di Giovanni, s’investe di Cammarata.
1501 – Antonio Abatelli, nipote di Federico, s’investe di Cammarata.
1505 (nov. 23) – Federico Abatellis Cardona e Margherita Abatellis Branciforte, prendono investitura dei possedimenti di Cammarata – Carità 1982, p.36.
Nel XX secolo intervento di consolidamento e restauro dei ruderi del castello e del costone sottostante ad opera dell’arch. Pietro Burzotta – (Archivio Comunale di Cammarata).
La proprietà attuale è in parte pubblica (Comune)in parte privata (Ente Ecclesiastico Madre Maria Mozzarelle).

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PETRA DE JUSALBERGU (Cammarata – Agrigento)

Ubicazione: contrada Casa Bella (da Palermo, strada statale 121 per Agrigento; uscita Roccapalumba; strada statale 121 per Caltanissetta; a Vallelunga, strada per portella Guida; al bivio, a sinistra per contrada Casabella).
Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: il castello sorge probabilmente alla metà del XIV secolo.
Notizie storiche:
1354 – Petra de Jusalbergu esistente nel feudo Casba (Casabella) – ASPA, Protonotaro del Regno, reg, 2, c. 203 (Bresc 1975, p. 431).
XV (prima metà) – Petra Jusalbergu è annoverato tra i castelli situati in feudi spopolati – Bresc 1986, p. 877.
Proprieta attuale: privata.
Uso attuale: masseria.
Stato di consistenza: resti inglobati in strutture successive e tipologicamente diverse.
Rapporti ambientali: in un territorio piuttosto accidentato, la contrada Casa Bella è dominata da una collina ai piedi della quale si trova una masseria chiamata anch’essa Casa Bella. Non ci sono tracce di strutture murarie sulla cima della collina ne tanto meno si raccolgono frammenti di ceramica medievale, mentre la masseria moderna ha inglobato delle strutture più antiche: forse una torre ed una cisterna sventrata.
Descrizione: il pessimo stato delle strutture più antiche visibili nella masseria, quasi abbandonata e lasciata senza manutenzione, non ci consente di approfondire la descrizione dell’enigmatica Petra Jusalbergu; doveva pero trattarsi di un fortilizio molto modesto, a protezione delle attività agricole nelle circostanti campagne.

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CASTELLO DI CAMASTRA (Camastra – Agrigento)

La torre di Camastra o castellazzo di Camastra (da Agrigento, strada statale 115 per Licata; uscita Palma di Montechiaro, strada statale 410 per Naro; dopo Camastra, a 3 km sulla destra, Castellazzo di Camastra), č un tipico esempio di piccolo fortilizio isolato, costruito per il controllo del latifondo. Essa si trova sulla cresta rocciosa di un altopiano (542 m), anticamente occupato da un insediamento indigeno grecizzato, da cui si domina un vasto territorio principalmente collinare.

Si tratta di un palazzo nella città di Camastra, in Sicilia. È stato costruito durante il XIV secolo, e attualmente è in resti. Camastra ha poco più di 2000 occupanti, e si trova a 20 km dalla Valle dei templi suturati ad Agrigento, il suo confine è fiancheggiato verso nord dalla Florida città Naro e Palma di Montechiaro, terra del leopardo a sud. Inizialmente era un casale utilizzato come una casa sicura da banditi nel territorio. In seguito, con l’incremento progressivo dell’insediamento, fu trasformato in una vera e propria nazione come Arthrolon.

Layout:

Si compone di un pinnacolo pentagonale imprevedibile, che è composto di pietre formate da Malta. Alcune aree del quadro comprende la Massoneria ciclopiche. Alcune zone dei divisori sono di circa 3,5 m di altezza.

Informazioni storiche:

È stato costruito durante il quattordicesimo secolo al bordo di un livello grezzo per controllare le case comprendenti. L’area del Castellazzo è stata collegata e ulteriormente legata all’incredibile città di Camico.

Nel 1366 – turris Camastra – Sella 1944, p. 129.
Nel 1374 – Manfredi III Chiaramonte č possessore di Camastra.
Nel 1398 – feudum Camastra della famiglia Palagonia.
Nel 1408 in Gregorio – feudum Camastra.
La torre di pianta pentagonale irregolare (ca. m 7,50 x 6,00) presenta ancora, in alcuni punti, muri di 3,50 m di altezza con uno spessore di 0,85 m. Essi sono fondati direttamente su un compatto blocco di roccia calcarea, assecondandone precisamente la forma, e sono costruiti con l’impiego di pietrame legato con abbondante malta.
Una feritoia (m 0,80 x 0,70 int. – m 0,80 x 0,10 est.) ed una finestra (m 1,20 x 0,60 ) sono aperte nello stesso lato che da sul cammino che conduce al sito.
Camastra appartiene alla classe delle torri rurali isolate del Trecento.
La proprietā attuale č pubblica e l’edificio č distrutto parzialmente ed in stato di abbandono.

 

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CASTELLO DI BURGIMILLUSO (Menfi – Agrigento)

 

Il castello di Burgimilluso, ubicato nel centro urbano, nella piazza Vittorio Emanuele di Menfi si trovava nella zona di caccia del basso Belice dove Federico II ordinò la costruzione di un abitato sul luogo dell’attuale Menfi.

Informazioni storiche:

è attribuito all’età sveva come indicato dalle indagini di G. agnello, quando ha visitato la Villa durante la metà del XX secolo. Il ricercatore ha attribuito la costruzione all’attività di Federico II attraverso l’esame progettuale e la coppia di informazioni narrative accessibili fornite. Gli ultimi esami saranno in generale affermare il riconoscimento e scoprire questo qui in questo post.

Sicuramente legato all’iniziativa di popolamento programmata dall’imperatore, il castello, con la sua mole austera, nacque per proteggere e controllare il nuovo centro abitato. D’altronde, nella descrizione dell’assedio del 1316, si delinea il carattere militare della torre che si dimostrò sufficientemente forte da resistere all’attacco degli angioini, malgrado il numero esiguo di soldati della guarnigione.
L’edificio era formato da due torri pressoché quadrate (9,40 m e 6,50 m di lato) affiancate, ma l’una arretrata rispetto all’altra. Nella rientranza del lato occidentale si trovava la scala d’accesso al primo piano alloggiata in un corpo di fabbrica.
L’interno era diviso in tre piani coperti a crociera al pianoterra e ad ombrello al primo piano. La terrazza si presentava con un coronamento a beccadelli e parapetto.
L’attribuzione della torre ad età sveva proposta da G. Agnello, in base ai caratteri architettonici, rimane tuttora valida a giudizio degli studiosi che più recentemente si sono occupati del monumento (Bruschi, Miarelli Mariani
1975; Grasso 1980; Maurici 1997).
Nel 1239 – Federico II ordina la costruzione di una habitacio apud Burgimill.
Nel 1264 – abbiamo notizia di una  terra Burgimillus.
Nel 1283 (ott. 4) – casale quod dicitur Burgibillusium positum prope dictam terram Sacce concesso a Stefano di Nicola ed a Filippo Guarichi di Sciacca.
Nel periodo 1287-1392 – la famiglia Manuele è titolare della località.
Nel 1296 – Conradus de Manuele miles pro casali Burgimillusi.
Nel 1316 – è citato come castello di Burgimillus.
Nel 1316 – la torre detta del Borgetto, viene invano assediata dagli angioini per qualche giorno.
Nel 1355 è di nuovo citato come casale.
Nel 1392 – ne è titolare Guglielmo Peralta.
Del 1519 è una licentia populandi che non avrà esito.
Del 1637 è la licentia populandi alle origini di Menfi.
L’edificio è stato distrutto quasi totalmente dal terremoto del 1968, rimane documentazione grafica e fotografica. Al suo posto è sorto un edificio moderno che riproduce l’antica planivolumetria.
I pochi ruderi oggi visibili, inglobati nella recente costruzione che ripete lo schema planivolumetrico della torre, non permettono considerazioni diverse da quanto già scritto da G. Agnello.
La proprietà attuale è pubblica (Comune).
L’uso attuale è di sala mostre ed uffici del Comune.

 

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CASTELLO DI BIVONA (Bivona – Agrigento)

Il castello di Bivona(torre di Bivona; castrum o turris Bibonae) è ubicato nel centro urbano, tra la via Panepinto e la via Benedettini.
Il castello sarebbe stato fondato nella prima metà del XIV secolo.

Era un palazzo situato a Bivona, nella città di Sicilia. È stato costruito durante il quattordicesimo secolo ed in parte è stato polverizzato mentre è stato saccheggiato durante il 1529. Il Palazzo è attualmente in resti, e un paio di resti possono in ogni caso essere visualizzati.

 

Layout:

Il formato del palazzo è stato risolto da mappe Olden del luogo. Le sue misure sono state secondo le seguenti, fornendo un territorio di circa 18.000 metri quadrati:-

 

All’estremità settentrionale-156 ft

All’estremità sud-89 ft

All’estremità orientale-115 ft

All’estremità occidentale-146 ft

 

Una rappresentazione del maniero è vista nel atti della città di Palermo da Domenico Gnoffo e fedele Pollaci Nuccio.

 

Informazioni riguardanti il castello: in Bivona, la prova primaria solida del feudalesimo risale all’anno 1299, dove il re è Napoli, Roberto d’Angiò, concedeva i manici di Calatamauro e Bivona a Giacomo de Catania. La roccaforte di riferimento in questa dichiarazione era probabilmente una torre di guardia che era stata costruita come un aspetto importante dei divisori di Bivona intorno alla stagione della battaglia dei Vespri siciliani.

 

Alla fine, nel mio ultimo post del Blog si può trovare che il Palazzo ha iniziato ad essere costruito nella metà principale del XIV secolo. Più tardi, Francesco Ventimiglia e Guido quasi lo decimarono, eppure fu rifatto da Corrado Doria intorno allo stesso tempo. Il Palazzo e la terra di Bivona furono trasferiti a Nicola Peralta. Da 1406, Francesco Castellar ha preso il posto. Il Palazzo fu saccheggiato e incompleto annientato durante il 1529, in mezzo alla contesa che sorse tra le famiglie onorate di Perollo e de Luna.

Nel 1355 ca., la terra Bibone è annoverata in una lista di terre e castelli siciliani.
Nel 1359, la terra è quasi distrutta da Francesco e Guido Ventimiglia e la torre ibi de novo rehedificata ad opera di Corrado de Aurea, Sicilie admirato, quam proposuit custodire.
Nel 1397, Nicolò Peralta riceve la terra e il castello di Bivona e nel 1406, Francesco Castellar è titolare della terra di Bivona.
Oggi i resti sono inglobati in strutture successive, che rendono non rilevabile l’impianto planimetrico.
La proprietà è pubblica.

 

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Borangi o Capo di Disi

CASTELLO DI BORANGI O CAPO DI DISI (Agrigento)

Ciò che resta del castello di Capo di Disi è ubicato in contrada Borangio, case Borangio del comune di Agrigento, (da Agrigento, strada statale 115 per Sciacca, uscita Montallegro per Cattolica Eradea; 6 km prima di Cattolica Eradea, carreggiabile a destra per case Borangio).
Il castello medievale è stato trasformato in una piccola masseria fortificata, oggi totalmente abbandonata. Dai ruderi, si può presumere che il castello fosse in origine in realtà una semplice torre di forma quadrangolare, forse rinforzata da un muro di cinta. Tra le strutture residue esiste ancora una botola che metteva in comunicazione il primo livello della torre con una piccola grotta sottostante. I muri conservati hanno uno spessore di ca. 0,50 m e sono costruiti in pietrame legato con abbondante malta. Anche se lo stato di conservazione del complesso, in disfacimento totale, non consente di approfondire la descrizione, riteniamo che Borangi appartenga alla classe delle torri rurali isolate del Trecento.
I resti fuori terra visibili non consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto.
Nel 1211 – il tenimentum di Captedis (poi Capo di Disi) è confermato alla chiesa di Palermo da Federico II.
Nel 1305 ca. – castrum de Capo di Disi ecclesie panormitanae.
Nel 1355 ca – il castrum Barangij è annoverato nella lista di terre e castelli siciliani.
Nel 1456 ante – la chiesa di Palermo cede il castello di Capo di Disi a Gispert d’Isfar.
Nel XV secolo (prima metà) – Capu di Disi è annoverato fra i castelli situati in feudi disabitati.
l’edificio fortificato, costruito su una piccola rupe con una grotta, sfruttava al massimo il rilievo roccioso, assecondandone l’andamento. Questo sito, di poca rilevanza, è circondato da colline molto più alte, che limitano la visuale ad un territorio agricolo piuttosto ristretto.
L’impianto planimetrico era presumibilmente rettangolare.
La proprietà attuale è privata e versa in stato di abbandono.

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CASTELLO DI AGRIGENTO (Agrigento)

Il castello, ubicato al vertice del tessuto urbano, sulla collina di Girgenti, fu costruito per assicurare il controllo della città musulmana appena conquistata da Ruggero e servì da base per completare la conquista della zona.

AltrimentichiamatoCastrumAgrigenti, la suadescrizione è quelladi un castellodistrutto in Sicilia. Nellametàdell’era, eranolestrutturepiùvitali della città. È stato per la maggiorpartedemolita, e attualmente solo un paiodiessorimane. È statosviluppatosopra un pendiocheprobabilmente era statol’Acropoli della cittàdurante i periodiantichi.

Il castello sfruttava la posizione favorevole del sito, un rilievo naturalmente difeso.
Sulla ‘collina di Girgenti’ si sviluppò la città medievale mentre la ‘Rupe Atenea’ corrisponde quasi certamente all’acropoli del periodo greco.
Ai piedi dell’acropoli, nell’area oggi denominata Valle dei Templi, si estendevano l’abitato e i monumenti pubblici antichi.
Purtroppo rimangono pochissimi avanzi del castello, le cui rovine sono state ulteriormente stravolte dalla costruzione di un serbatoio idrico.
Dalle fonti documentarie si può ricavare qualche informazione sull’aspetto strutturale del fortilizio in epoca normanna.
Nel 1087, la città si arrende ai Normanni e Ruggero vi ordina la costruzione di un fortilizio (castellum firmissimum) munito di torri e propugnacula, qui il Malaterra utilizza le due parole turres et propugnacula che evocano l’esistenza di una cinta munita di torri; nel 1150 ca. è descritto come “un’eccelsa e forte rocca” e come “una delle principali fortezze per l’attitudine alla difesa” da parte di Idrisi.
Nel 1273, il castrum Agrigenti è annoverato fra i castelli demaniali.
Le rappresentazioni grafiche, elaborate a partire dal XVI secolo, raffigurano un complesso a pianta assimilabile a quella di un trapezio isoscele, con corte interna, due torri di cortina e vari corpi di fabbrica addossati alle mura perimetrali.
Le pessime condizioni del castello di Agrigento, in disfacimento totale, non danno la possibilità di aggiungere nulla allo studio delle fonti e i resti fuori terra visibili ed in abbandono non consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto.
La proprietà è pubblica.

 

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CASTELLO DI MILOCCA (Campofranco – Caltanissetta)

Ubicazione: monte Conca (da Agrigento, strada statale 189 per Palermo; uscita Milena; 3 km prima di Milena, all’altezza di contrada Amorella, carreggiabile a sinistra che porta fino ai piedi del monte).

La riservadi Monte Conca fu edificata dal governoregionale siciliano per assicurare la regione. La montagna è incorniciata dal gesso selenite, che ha modellatonellaciotolamediterraneaintorno a pochimilionidianni prima che, come per alcuniesami, ha ottenutocompletamentearido a causadell’interferenza della relativaassociazione con l’oceano Atlantico. Nelcaso in cuil’indagine della strutturasotterraneasisvolge solo per glispecialisti e ricercatori, sipotrebbeprovarequesto e il sitocaratteristicameritaunavisita, con l’attrezzatura da arrampicata, per la suastraordinariaeccellenza e la vicinanzadinumerosiselvaggiOrchidee.

Il castello è documentato solo nella seconda meta del Duecento, ma i materiali ceramici raccolti sia sulla sommita del monte Con­ca sia nella contrada Amorella sono databili a partire dall’ XI secolo (La Rosa 1991, p. 199; Arcifa 1991, p. 202).
Notizie storiche:
1278 – quoddam casale nomine Muloc: Milocca è un villaggio di pagliai protetto da un castello (un documento di quell’anno parla infatti di paliarii e di un castellum) – Collura 1961, p. 237, doc. 103.
1355 ca. – il castrum dictum Milocca è annoverato in una lista di terre e castelli siciliani – Librino 1928, p. 208.
1500 – feudum Mulocce – Barberi, III, p. 207.
Il monte Conca si trova fra la contrada Amorella (probabile area del casale di Milocca) e il fiume Gallo d’Oro, collegato da un ponte ed una strada medievale (forse la viam publicam qua itur Racalmuti Mulocean) che da Milocca proseguiva ver­so Sutera (Arcifa 1991, p. 201).
La sommità del monte Conca (437 m) è un vastissimo altopiano dal quale si domina tutto il territorio fino al monte San Paolino (Sutera).
Dal 1977 ricognizioni di superficie e scavi archeologici hanno permesso di stendere una carta archeologica della zona.
I pochissimi avanzi visibili nel punto piu alto del monte appartenevano ad un edificio fortificato, for­se un saldo torrione con una massa parallelepipeda a pianta quasi quadra­ta di 25 x 27 m.
Lo stato di disfacimento totale del complesso non permette di approfondire la descrizione, solo uno scavo archeologico (gia avviato sul sito del ca­sale in contrada Amorella) potrebbe rispondere al problema della datazione del castello di Milocca.
Proprieta attuale: pubblica (Demanio forestale).
Uso attuale: nessuno.

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CASTELLO DI MAZZARINO (Mazzarino – Caltanissetta)

Cronologia delle principal! fasi storico-costruttive:
XIV – il castello fu ampliato sia per motivi difensivi che per adeguamento a funzioni residenziale, furono rialzate le mura di cinta, sopraelevate le torri angolari e rifatta la merlatura.
XVI – presumibilmente in seguito ad un crollo, si eseguono notevoli rifacimenti.
XVII (fine) – probabile abbandono del castello dovuto al trasferimento dei Branciforti nel nuovo sontuoso palazzo baronale.
XVIII (fine) – il castello è ormai in precarie condizioni strutturali; Vito Amico lo definisce “fortezza piena di mi­ne” – Amico 1855-56,1, p. 69.
XIX – la pietra del castello viene utilizzata come materiale da costruzione per vicine edificazioni.
XX (1982) – iniziano i lavori di restauro e consolidamento.
Notizie storiche:
1143 – un Manfredi di Policastro è ricordato come primo signore di Mazzarino (notizia assai dubbia) – Amico 1855-56, II, p. 70.
1288 – Vitale di Villanova riceve da re Giacomo il feudo di Mazzarino tolto a Giovanni di Mazzarino, figlio di Man­fredi signore di Mongialino, accusato di tradimento – ibidem.
1292 – in un privilegio di Federico III del 1325, viene citata la vendita del feudo di Mazzarino cum castro effettuata nel 1292 in favore di Raffaele Branci­forti – Di Giorgio Ingala 1996, p. 93.
1325 – in seguito alia morte di Calcerando di Villanova, Stefano Branciforti acquista meta della signoria di Mazzarino che lascerà in eredita al fi­glio Raffaello.
Questi essendo gia in possesso della restante parte dello ‘stato’ (complesso feudale) acquisita con il matrimonio con Graziana di Villanova, figlia ed erede di Calcerando, diviene unico signore di Mazzarino.
1676 – alla morte di Giuseppe Branci­forti, gli succede il nipote Carlo Maria Carafa che stabilisce la sua residenza a Mazzarino contribuendo alla creazione dei principali edifici di culto e residenziali dell’epoca; il castello viene probabilmente abbandonato.
I resti fuori terra visibili consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto a pianta quadrangolare con torri cilindriche angolari.
Ubicato in prossimita dell’attuale centro storico su una lieve altura, il castello garantiva il controllo delle sottostanti vallate dei torrenti Braemi e Disueri. Anche dopo 1’edificazione dell’attuale abitato di Mazzari­no, sviluppatosi alle pendici del castello verso sud, mantenne nei confronti del paese tale posizione strategica. Volgarmente viene definite ‘U cannuni, probabilmente per la similitudine che. nella fantasia popolare, assume la cilindrica torre di sud-ovest, unica interamente superstite, con un grande cannone.
In origine il castello era costituito da quattro torri cilindrichi legate da cortine murarie merlate, all’interno delle quali si sviluppavano gli ambienti abitativi e di servizio, oltre vari cortili interni. Oggi rimangono ben definite, anche se frammentate in alzato, soltanto la parete sud ed in parte le cortine a nord ed ovest.
Le torri occidentali, dimensionalmente maggiori rispetto a quelle orientali, erano costituite da tre livelli collegati da scale in pietra ricavate all’interno delle stesse. L’ingresso avveniva attraverso una apertura a sesto acuto sita tra le due torri occidentali, della quale oggi restano poche tracce visibili.
Le pareti nord e sud presentano varie aperture tipologicamente diverse a dimostrazione della edificazione in varie fasi, rilevabile anche dalla lettura della merlatura inglobata a quota del calpestio del terzo livello della parete sud. I resti di un grande camino sono ancora visibili sulla parete rivolta a nord.
Con il restauro del castello si è operato un intervento di tipo conservativo per la salvaguardia delle strutture superstiti.
Lo scavo effettuato all’interno dell’area delimitata dal perimetro murario, ricolma di sfabbricidi, ha consentito la ricostruzione planimetrica di alcuni ambienti e l’individuazione di numerose cisterne interrate per la raccolta di aridi e liquidi.

Il castello conosciuto dal Mazzarinesi come ‘ U cannuni ‘, il primo nome dovrebbe essere Castelvecchio, ha solo un pinnacolo, consumato e ricorda un cannone. Una volta aveva quattro torri che ha raggiunto il picco attraverso da distanze, due dei quali erano per uso residenziale e altri due per la protezione. Dovrebbe essere aperto per le sue immense strutture celesti e l’eccellenza al pubblico come percepito sul link Web.

Proprieta attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: nessuno.

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CASTELLO DI GARSILIATO (Mazzarino – Caltanissetta)

Accessibile solo da un fronte attraverso un ripido viottolo d’accesso difficilmente percorribile, è inserito all’interno di un’area di grande interesse archeologico non ancora indagata. la sua posizione, in sommità di un’altura a quota 418 m s.l.m., consentiva una visione ad ampio raggio della sottostante vallata del fiume Gela.
La morfologia del luogo ha indubbiamente condizionato la costruzione del castello le cui fabbriche si adagiano sulla roccia gessosa seguendone i livelli. La fortezza, la cui ubicazione era indubbiamente rilevante nei confronti del villaggio che sorgeva ai suoi piedi, perse ogni funzione strategica con la costruzione del vicino abitato di Mazzarino.
Nel 1091 – in un elenco di donazioni effettuate alla chiesa di Santa Maria della Valle di Giosafat appare, unitamente a Enrico de Bufera e Girondus de Mazarina, il nome di Salomon de Garsiliat; pare che Salomone fosse figlio di Guigone de Garsiliat.
Nel 1150 ca. – Idrisi cita il casale di Gar(o qasr) Saliatah distante da Butera dodici miglia verso levante.
Nel 1162 – Guglielmo I distrugge Grassuliato in seguito alla rivolta contro il re del castellano Bartolomeo di Grassuliato.
Nel 1199 – Grassuliato è concesso a Bartolomeo da Amalfi.
Nel 1240 – il castello è privo di mezzi per la sussistenza come lamentato da Giacomo da Lentini, custode dello stesso, in una lettera alla corte. Con provvedimento di Federico II, si dispone di provvedere tempestivamente prò munitione castri nostri Garsiliato.
Nel 1274 – Grassuliato è annoverato tra i castelli demaniali: castrum Garsiliatae per castellanum unum militem et serventies quattuor.
Nel XIV secolo – sotto rè Martino I il feudo e la fortezza di Grassuliato passano da Ruggero Passaneto a Raffaello Branciforti.
Nel 1392 – Nicolo Branciforte è signore di Grassuliato e Mazzarino.
Nel 1507 – Nicolo Melchiorre Branciforti diviene primo conte di Mazzarino e Grassuliato.
Nel 1550 ca. – probabilmente il castello è già in abbandono; Fazello cita “il piccolo centro fortificato di Grassuliato con la sua rocca” distante diciotto miglia da Biscari – Fazello, I, p. 477.
Del XVI secolo è lo spopolamento del feudo di Grassuliato con il trasferimento dei vassalli nella vicina Mazzarino.
Attualmente è difficile riconoscere nei pochi elementi visibili la maestosità dell’antico castello.
I resti non costituiscono un insieme unitario; attraverso la lettura dei tre gruppi di ruderi oggi esistenti è possibile avere soltanto una visione frammentaria di ciò che un tempo doveva essere il castello.
Il primo gruppo è costituito da due ambienti scoperti orientali sud-nord; su una delle pareti si aprono tre feritoie strombate. In dirczione sud-ovest rispetto agli ambienti precedenti insistono le rovine di un muro e di un ambiente quadrangolare.
Presumibilmente collegato al muro predetto, era un ampio vano rettangolare i cui resti costituiscono il terzo gruppo di rovine, indubbiamente il più interessante. Tale grande salone è scandito da tré campate quadrate in origine concluse da crociere.
Delle antiche vestigia rimangono solo pochi elementi architettonici, il più rilevante dei quali è una mensola angolare sulla quale scaricavano le volte.
I resti fuori terra visibili consentono una lettura ricostruttiva parziale dell’impianto. G. Agnello ritenne i ruderi visibili attribuibili ad epoca sveva.
La proprietà è pubblica.

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CASTELLO DI MOTTA S.ANASTASIA (Motta S. Anastasia – Catania)

Ubicazione: centro storico, piazza Castello.
Localizzazione storica: Val Demone.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile con certezza per mancanza di documentazione; una lunga tradizione storiografica fà risalire la torre all’epoca della conquista normanna.
Notizie storiche:
1091 – la località è compresa nella diocesi di Catania e concessa al vescovo Ansgerio – Pirri 1733,1, p. 520.
1150 ca, – Idrisi ricorda Sant’Anastasia senza alcuna specificazione sul tipo di abitato – Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 109.
1168 – è ricordato il castrum Sancte Anastasie (Pirri 1733,1, p. 530) ma la menzione documentaria è più probabilmente relativa all’intero abitato fortificato piuttosto che non al solo fortilizio.
1250 – Federico II spoglia il vescovo di Catania dei beni, fra i quali Motta Sant’Anastasia – SMDS, VI, p. 240.
1268 – Motta Sant’Anastasia e documentata come terra -1 Registri, I, p. 189.
1327 – nuova attestazione come terra (terra moctae) – Ardizzone 1927, p. 108.
1336 – il toponimo del centro abitato è attestato nella forma attuale (Mocta Sancte Anastasie); è inoltre documentato il castello (arx) nella sua individualità – Michele da Piazza, p. 50.
1352-53 – mocta Sancte Anastasie e terra mocte – ivi, pp. 154, 179.
1356 – assedio della terra e del castello – Cosentino 1886, pp. 215,299.
1359 – Enrico Rosso conte di Aidone, gran cancelliere e grande ammiraglio del regno, signore di Motta stipula nel castello, il 14 agosto, una pace durevole con Artale Alagona – Russo 1967.
1408 – è barone di Motta Rancho Ruiz de Lihori che chiuderà nella cisterna del castello Bernat Cabrera dopo averlo catturato – SMDS, VI, pp. 240-241. 1455 – Motta Sant’Anastasia, tornata al demanio, viene concessa da Alfonso V a Ludovico de PereUos – ivi, p. 241.
1463 – prende investitura il figlio di Ludovico, Raimondo Perellos – ibidem,
1514 – Motta viene acquistata da Aloisio Sanchez, protonotaro del regno -ivi, p. 242.
1526 – viene acquistata da Antonio Moncada conte di Adrano e rimarrà feudo dei Moncada fino all’abolizione della feudalita – ibidem.
Motta S. AnastasiaProprieta attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: spazio espositivo e centro di informazione turistica.
Stato di consistenza: complesso architettonico conservato nelle parti principali.
Impianto planimetrico: torrione a pianta rettangolare e tracce di cinta esterna,
Rapporti ambientali: il castello, costruito sull’orlo di un’alta cengia rocciosa, aveva funzione di avamposto fortificato nei riguardi della piana e della citta di Catania dalla quale dista pochi chilometri; svolgeva altresì funzione di controllo dell’abitato posto in posizione subalterna.
Descrizione: il donjon di Motta (intorno al quale sussistono scarsi avanzi della cinta muraria che chiudeva altre costruzioni, in parte ancora esistenti nei primi anni del XX) presenta dimensioni minori rispetto a quelle di Paternò e di Adrano.
La pianta misura m 8,50 x 17 mentre in altezza raggiunge m 20. II torrione è impostato su una balza rocciosa lavica, Le murature sono realizzate in opus incertum di pietrame lavico mentre i cantonali sono realizzati in conci ben squadrati dello stesso materiale. Il donjon e diviso in altezza in tre piani illuminati da piccole aperture. Al pianterreno è la porta d’ingresso di non grandi dimensioni. Ai lati sono finestre rettangolari verosimilmente aperte in età moderna. Volte in muratura, solai lignei e muri di tramezzo non sono sopravvissuti alle trasformazioni e agli adattamenti cui il torrione e stato sottoposto.
Il collegamento fra i vari piani era assicurato con ogni probabilità da piccole scale addossate alle pareti e non collocate nello spessore dei muri, piuttosto contenuto (m 1,60) e certamente di gran lunga inferiore alla possanza dei muri nei donjons di Paternò e di Adrano.
La copertura conclusiva è costituita da una volta ogivale con arcata mediana di sostegno impostata su mensole. La terrazza presenta coronamento di merli (sette sui lati lunghi e due su quelli corti).

Il Castellomette in mostraunacollezione di oggettirariusatidaiguerrieritrail XIV e il XV secolo. Essischermo un breve film inglesechespiega la storiadietro la Torre di guardia e come ilpunto di vedetta è statafattanaturalmentedaivulcani. Fare riferimentoallafont earticolo per maggioridettaglisuquesto.

Probabilmente alla torre di Motta era attribuito un valore soprattutto militare-difensivo mentre la funzionalità residenziale sembrerebbe del tutto secondaria, in particolare a confronto con i non lontani donjons di Adrano e di Paterno.

 

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