CASTELLO DI SALAPARUTA (Salaparuta – Trapani)

Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XVI (prima metà) – costruzione della torre.
XV (?) – ampliamento con l’aggregazione di mura di cortina.
XV (1436 – 1439) – restauri al castello – Di Giovanni 1889, p. 280.
XVI (1503) – licentia per ingrandire il casale – Barberi, III, p. 9.
XX (seconda metà) – distruzione totale.
Notizie storiche:

È unacostruzioneche è unasommitàdell’omonimo monte. Gliammiratoridellabellezzapossono Clicca qui per maggiori informazionisullacostruzione. Una volta era la sede di una zona abitatache era circondata da mura e oraanchenoipossiamofacilmentericonoscereiresti di una porta. Ilbordosullatomeridionale del castello è moltoprecipitosaed è statoipotizzatochedeveessere la porta d’ingresso in passato. Si possonotrovare due torriprincipalilungoillatonord del castello.

1296 – Henricus Abbas pro casali Sale – Gregorio 1791-92, II, p. 470.
1305 – casale Sale – Bresc 1975, p. 430-
1308 – casale Salem – Sella 1944, p. 119.
1355 – la terra sale cum Motta è annoverata tra le terre feudali – Librino 208.
1375 – locum de la Sala – Glenisson p. 255.
1376 – la Sala appartiene a Matteo di Moncada – Peri 1982, p. 237.
1397 – Miguel d’Embùn è titolare del feudo et turri di la Sala di Madonna Alvira – Barberi, III, p. 9.
1399 – Petro de Pomara riceve Sala – ibidem.
1401 (sett. 2) – Miguel d’Embùn la vende a Ferrerius de Ferrerio – Bresc 1986, II, p. 834.
1401 – castrum et fortalicium de la Sala cum casale, habitacione et pheudo -ASPA, Protonotaro 14, c. 56v (Mauri-ci c. s.).
1408 – Marius de Ferrerio pro castro Sale, donne Albire et casali – Gregorio 1791-92, II, p. 490.
Proprietà attuale: pubblica (Comune).
Stato di consistenza: edificio distrutto quasi totalmente dal terremoto del 1968, di cui rimane documentazione fotografica.
Impianto planimetrico: torre a pianta rettangolare.
Rapporti ambientali: il castello fu costruito per proteggere il casale Sale preesistente.
Descrizione: nel medioevo il castello di Salaparuta era una semplice torre rettangolare costruita con pietre di calcare di medie e piccole dimensioni, sommariamente sbozzate.
Dalle aperture visibili sulle fotografie anteriori alla distruzione (piccole finestre e feritoie) si ritiene che l’interno fosse diviso in tre piani.
La terrazza era coronata da una merlatura con feritoie alia base. Successivamente, fu aggiunta una cinta quadrangolare che delimitò un grande cortile interno.

 

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CASTELLO DI MAZARA (Mazara del Vallo – Trapani)

Ubicazione: centro urbano, piazza Mokarta.
Localizzazione storica: Val di Mazara.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XI (seconda metà) – costruzione del castello.
XIX (seconda metà) – demolizione.
Notizie storiche:

Conoscere la storia è molto importante per tuttinoi, perché è semprebenesaperecosa è successoneisecolipassati e qualisono i nuovicambiamenticheaffrontiamo in questosecoloattuale.Anchetutte le pratiche e le usanzeseguitenel primo periodosono state scomparse e le personehannostabilitoalcunenuovetradizioni come questa che si adattanoallenostreattualicondizionieconomiche.

970 – Mazar è annoverata fra i mudun (città) siciliani – Muqaddasi, in Amari 1880-81, II, p. 669.
1072 – Ruggero I fa costruire un castellum a Mazara – Malaterra, III, I, p. 57.
1075 – II castello resiste all’assedio di otto giorni da parte dei musulmani d’Ifriqiya permettendo ai rinforzi normanni di intervenire e di cacciare gli assalitori – ivi, III, IX, p. 61.
1150 ca. – “Mazara, splendida ed eccelsa città …..; ha mura alte e forti” -Idrisi, in Amari 1880-81,1, pp. 78-79.
1239 – Federico II ordina al giustiziere della Sicilia ultra di affidare il castello di Mazara a un cittadino fedele per evitare la sua rovina – H. – B., V, p. 68.
1274 – castello demaniale: castrum Maczarie per concergium unum – Sthamer 1914, p. 140; castrum Mazarie, quod per universitatem eiusdem terre hactenus extitit reparatum – ivi, p. 127.
1281 – castrum Mazare custoditur per contergium scutiferum non habentem terram in regno – ivi, p. 156.
1355 ca. – terra demaniale – Librino 1928, p. 208.
1358 (gen. 22 ) – il re ordina a Nicolò Abbate di adoperarsi per il recupero del castello di Mazara – Cosentino 1886, p. 428-9, doc. DCXVIII. 1358 (feb. 8 ) – il re si rallegra con Giorgio Graffeo per la riduzione di Mazara alla fede regia e per la laboriosa presa del castello – ivi, p. 434, doc. DCXXVII.
1407 – castello demaniale con Simone Paruta castellano – Acta Curie 12, p. 149.
XVI – XVIII – castello demaniale.
Proprietà attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: pochissimi resti fuori terra che non consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto.
Impianto planimetrico: l’iconografia storica del castello presenta un complesso a pianta quadrangolare con torre mastra quadrata.
Rapporti ambientali: il castello, edificato dai normanni nel corso della conquista dell’isola, si ergeva quasi in riva al mare, “dalla parte di Scirocco” (Anonimo, p. 140). Esso assicurò il controllo della città musulmana appena conquistata da Ruggero e servì da base per completare la conquista della zona (ad debellandam adiacentem provinciam – Malaterra, III, I, p. 56).
Descrizione: del castello, demolito nel 1880, si vede ancora una porta ogivale realizzata con conci squadrati e smussati.
Le antiche riproduzioni rappresentano il castello come un complesso poco armonico nelle sue forme (torri di forma e dimensioni varie; muri di altezze diverse e senza continuita planimetrica) a causa di ampliamenti che hanno alterato 1’impianto originario.
E’ solo ipotizzabile che il fortilizio normanno fosse costituito da un dongione circondato da mura di cinta.

 

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CASTELLO DI BROLO (Brolo – Messina)

Ubicato nel centro urbano, dalla via don Santo alla piazza Castello,la fortezza sorge su una cresta rocciosa protesa verso il mare; odiernamente discosta dalla battigia per la progressiva formazione di una stretta pianura alluvionale, a seguito delle piene del 1593 e del 1682.
Tale rilievo speronava il Tirreno e creava una rada che offriva le condizioni ideali per un attracco naturale e per la conseguente collocazione di un presidio munito, a tutela delle sottostanti attività portuali, che funzionasse anche da attrezzatura di stoccaggio per le merci e che sorvegliasse un ampio territorio costiero.
Sulla cima della cresta si staglia il compatto volume parallelepipedo del maschio, prevaricante sugli stretti isolati del borgo che abbracciano l’altura assecondandone le curve di livello; castello e borgo avevano certamente una funzione nevralgica per l’economia ddl’entroterra nebroideo, fungendo da snodo di comunicazione attraverso il porto frequentato dalle vicine comunità di Piraino, Ficarra, Sinagra, Ucria, Tortorici e Sant’Angelo, anche alla luce della strategica vicinanza alle munifiche rotte commerciali delle dirimpettaie isole Eolie.

In unanticoperiodo di tempo, ci sonomolteproprietà per un re nellasocietà e quelleproprietàappartengonoallaprossimagenerazione di persone, unavoltacheil re dice addio al mondo e raggiungeilcielo e questoprocessovaavanti con le generazioni di persone. Possiamoanche fare riferimentomolti siti Web suivecchi re e la lorostoriapassata e arrivare a saperne di più.

Il complesso castrale era delimitato da una cortina muraria che, a meridione, verso l’abitato, formava una poligonale organizzata su alcuni affioramenti rupestri, mentre a settentrione sfruttava il notevole balzo di un costone precipite verso la battigia; queste mura, in gran parte superstiti, sono sporadicamente inglobate in fabbricati successivi.
Verso il borgo si apre un primo accesso costituito da un portale a tutto sesto, sormontato da un altorilievo marmoreo che reca una sequenza di quattro scudi con gli stemmi dei Luna, dei Lancia, della baronia di Piraino e degli Alagona; sopra questo marmo è collocato un fastigio che riportava un’epigrafe celebrativa del lignaggio svevo di casa Lancia ormai completamente sfaldata; superata la cinta delle mura, un secondo portale bugnato con un clipeo raffigurante il leone rampante del casato e il motto principalior omnium immette, dopo un andito coperto, in una corte sistemata a giardino e sovrastata dalla mole del mastio.
Quest’ultimo (m 10×10), spiccato da un poderoso basamento scarpato che conteneva una capiente cisterna, si eleva per quattro livelli, culminando in una terrazza merlata; esso si organizza con ambienti unici che occupano completamente lo spazio dei singoli piani, giustapponendosi; volte a botte coprono i primi tré livelli, spingendo sui muraglioni perimetrali (spessori variabili da m 2,50 a m 1,50).
L’ultimo piano, invece, presenta una volta a crociera costolonata con il concio di chiave che riporta l’arme dei Lancia; sul lato orientale di questa sala, attraverso un nicchione voltato a botte che prende l’intero spessore murario, si apre un monumentale balcone panoramico.
I collegamenti verticali sono assicurati da una scala a chiocciola contenuta in un volume cilindrico denunciato all’esterno della torre; nelle murature, costituite prevalentemente da pietrame e da blocchi in arenaria e in calcare, tra l’abbondante tassellatura in frammenti di laterizio, sono individuabili materiali vulcanici e pomici provenienti delle vicine Eolie; lo stato di conservazione è buono.
1094 – in un privilegio di Ruggero I il castello, o il suo probabile nucleo originario, viene chiamato; turris Vohab – Ganci Battaglia, Vaccaro 1968, pp.
192-93.
1150 ca. – probabilmente Idrisi cita la località come Marsa Daliah, il ‘porto della vite’ – Amari 1880-81,1, p. 128.
XIV (prima metà) – il castello sarebbe stato fondato da Bartolomeo Aragona, al tempo di Federico III d’Aragona – Amico 1855-56,1, p. 158.
XIV (seconda metà) – secondo San Martino de Spucches, l’erezione del castello sarebbe invece da attribuirsi alla famiglia Lancia – SMDS, IX,
p.104.
1391 – in seguito alla ribellione dei Lancia, rè Martino confìsca il castrum di Brolo e lo concede a Bartolomeo Aragona – Barberi, II, pp. 696-698.
1402 – i Lancia vengono reintegrati nel possesso del castrum di Brolo – ibidem.
1513 – viene confiscato a Gaetano Lancia che ne tenta la riacquisizione violenta – Trasselli 1982, p. 688.
1550 ca. – il castello è descritto come “opera nuova”, ossia di recente costruzione – Fazello 1817, I, pp. 538, 563.
1943 – cannoneggiato dal mare, si aprono alcune brecce nella torre – Drago Beltrandi 1956, p. 53.
XX (terzo quarto) – restaurato e destinato ad abitazione privata.
Il complesso architettonico è conservato nelle parti principali, la proprietà è privata.

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CASTELLO DI ACQUEDOLCI (Aquedolci – Messina

Il castello, sorto sul lido di San Fratello, detto ‘delle Acque Dolci’ (Amico 1855-56,1, p. 450), è situato al margine orientale dell’attuale abitato, fondato all’inizio del XX secolo a seguito della frana che danneggiò il vecchio centro è detto anche castello del barone Cupane.
Nel 1150 ca., Idrisi cita, a dodici miglia da Caronia, la località di ‘Alqamàrah che Amari identifica con Acquedolci.
La fortezza, oggi in stato di rudere, dista poche decine di metri dalla battigia del mare e ne rimane isolata dal tracciato della linea ferrata.
La torre sorge a difesa del caricatore (XV secolo), infatti nel 1405, sotto re Martino I, si decide la costruzione di una torre in fogia flumarie que est in medio Sancti Fratelli et Caronie e la stessa si inserisce nell’ambito del sistema delle torri costiere di difesa.
Del 1406 è la prima attestazione documentaria del castello o piuttosto della torre. Nel 1499, Anton Giacomo Larcan richiede ed ottiene di stabilire un caricatore di frumento sul sito già presidiato da una torre di difesa.
Nel territorio circostante sulla sommità del Monte Vecchio che sovrasta l’abitato attuale, si segnalano resti di un grosso insediamento, che si vuole identificare con l’antica Apollonia, oltre che la Chiesa ed il monastero dei SS. Alfio, Filadelfio e Girino; mentre alla base del rilievo montuoso si registra la presenza della grotta di San Teodoro, antropizzata fin dal paleolitico.
I resti del fabbricato rimangono isolati rispetto all’edificato urbano, per essere spiccati su un banco roccioso che li delimita da est e da nord.

Castle non è altrocheungrandeedificioche di solitoappartiene al grande e leale re del paese. Le guerre sono state fattesolitamentedavanti al re e moltipremi e ricompenseeranostatidatiaisoldatichehannovinto la partita. Noi i genitoripossono imparare unrapporto completosullestoriepassatestoria di generazione e raccontareainostrifigli a letto tempo.

Alla torre di guardia preesistente (XIV-XV secolo) si affianca un complesso fortificato in stato di rudere con impianto a corte (XVII-XVIII secolo).
Di questo edificio, originariamente residenza baronale, è leggibile un’organizzazione su due livelli con depositi al piano terreno, direttamente accessibili dalla corte, ed ambienti passanti ai livelli superiori.
La torre, del tipo a pianta quadrata, è in posizione isolata rispetto alla residenza baronale. Intorno alla metà di questo secolo, la parte sommitale della torre ha subito un grave collasso e successivamente le strutture superstiti pericolanti sono state parzialmente demolite.
Allo stato attuale la parte basamentale è ancora leggibile anche se è sostanzialmente coperta dai materiali derivanti dal crollo. Non è pertanto possibile descrivere l’organizzazione degli spazi interni.
Relativamente al complesso sei-settecentesco l’impianto è rettangolare; con schema icnografico a corte con due torrette a pianta circolare dislocate nelle estremità del fronte settentrionale. La torre, che si presenta isolata rispetto alle altre strutture, ha pianta quadrata.
La tecnica muraria è ad opera incerta in pietra rozzamente sbozzata e incocciata con laterizi e malta, lasciata a vista. Da immagini precedenti il crollo,
pare che i quattro angoli della struttura fossero rinforzati da cantonali costituiti da grossi blocchi di pietra squadrati.
Lo stato di conservazione della torre in particolare e del complesso in generale è pessimo.
La proprietà è privata.

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CASTELLO DI FERLA (Ferla – Siracusa)

Ubicazione: contrada ‘Castello’: la zona è raggiungibile dalla strada di collegamento Cassaro – Ferla, nei pressi della periferia sud-est del centro abitato.
Localizzazionc storica: Val di Note

Cerchiamo di guardare quello che ho trovato dalla storia di cui sopra.

Le guerre divennero molto usuali e la gente iniziò a lottare per il paese. La guerra è il motivo principale per la separazione di singola grande città in due piccole città. C’erano diversi re per le due città e cominciarono a sentirli come due partiti opposti. Ci ha iniziato lotte infinite tra loro e, infine, un re ha ottenuto il castello più grande e mozzafiato.

Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile; il castello fu distrutto nel 1693.
Notizie storiche:
nelle vicinanze di Ferla Tommaso Fazello ubicò il sito di Lego o Lega, antico luogo abitato ricordato da Tucidide – Fazello, I, X, II, p. 477. 1298 – Ferla è ricordata come castrum o oppidum – Nicolo Speciale, in Gregorio 1791-92,1, p. 389.
1308-10 – Ferla è ricordata come casale – Sella l944, p. 88.
1357 – castrum – Michele da Piazza, p. 343.
1375 – la terra di Ferla è posseduta da Pietro Giulia Rovina – SMDS, III, p. 230.
1395-1396 – Guglielmo Raimondo Moncada riceve la terra di Ferla da re Martino I con due privilegi, uno dato a Catania il 15 febbraio 1395,l’altro dato in Siracusa il 18 novembre 1396. Successivamente dichiarato ribelle, ebbe i beni confiscati – ibidem.
1397 – Martino I concede la terra di Ferla a Giovanni Moncada, figlio di Guglielmo con privilegio del 20 giugno – ibidem.
1453 – Antonio Perio Ambrogio Moncada succede ad Antonio, suo padre, e s’investe della terra di Ferla il 13 agosto 1453 – ivi, p. 231.
1481 – Giovanni Giacomo Moncada Cruillas (Cruylles) succede ad Antonio, suo padre, il 29 luglio 1481 – ibidem
1499 – Francesco Moncada Cruylles s’investe della terra di Ferla per la morte del fratello Giovanni Giacomo – ibidem
1519 – Gaspare Moncada s’investì della terra di Ferla per la morte del padre Fraocesco – ibidem.
1539 – Girolamo Moncada Cordona prende 1’investitura della terra e baronia di Ferla per la morte del padre Gaspare – ibidem.
1577 – nel castello di Buscemi, dove risiedeva la famiglia Requisenz, il 3 ottobre 1577 viene stipulate l’atto relativo all’assegnazione della dote di Isabella Moncada. Lo sposo Antonio Requisenz figlio di Giuseppe riceve tutti i diritti supra dicta baronia terra castro Ferule cum iuribus… mero et mixto imperio – Archivio di Stato di Siracusa, notaio B. Accaputo 3349.
1582 – Antonio de Requesenz s’investe della terra e baronia di Ferla il 24 nov. 1582, per averla acquistata da Nicolo Antonio Spadafora – SMDS, III, p. 231.
1613 – Anna Requesenz e Moncada s’investe della terra di Ferla il 24 gen. -ivi, p. 232.
Proprietà attuale: l’area su cui sorgeva il castello è privata.
Uso attuale: l’area è adibita ad uso agricolo.
Stato di consistenza: scarsi resti fuori terra non consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto.
Impianto planimetrico: non rilevabile.
Rapporti ambientali: il castello sorgeva sopra una collina, vicino la chiesa di San Paolo. Tale notizia si ricava da un atto di vendita di case del 10 dicembre 1653: Gerolamo Failla vende ad Angelo Lanteri due case solerate esistenti nella terra di Ferla e in contrada di lo castello seu S. Paolo – Archivio di Stato di Siracusa, notaio A. Matera, bastardello anni 1653-1662.
Descrizione: nel 1693 il castello venne distrutto dal terremoto e il suo materiale venne riutilizzato per la riedificazione delle nuove abitazioni. Ad esempio, il 7 agosto 1722 tale Sebastiano Cannarella si obbligo per la costruzione della casa di Antonio Giarrusso “a prelevare le pietre rustiche dal castello rovinato e le testette dalle case rovinate colli terremoti del quondam Paolo d’Alesci” (Archivio di Stato di Siracusa, notaio S. Cappellano, bastardello anni 1721-1722).
Nel 1775 i mastri addetti alia costruzione della facciata della chiesa madre, vengono incaricati a portare “tutta quella pezzame da farsi al castello vecchio e portarsi innanzi il piano di delta chiesa e cio per uso ed in servizio dell’affacciata da farsi in detta chiesa madre” – Archivio di Stato di Siracusa, notaio N. Matera, bastardello anni 1772-1775.
Nel castello esistevano come di consueto le prigioni. Un tale Giuseppe Santoro il 10 dicembre 1653 si trova carcerato “nel pubblico carcere del castello della terra di Ferla” per un debito di onze 4 – Archivio di Stato di Siracusa, notaio A. Matera, bastardello anni 1653-1662.

 

 

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CASTELLO DI ALTAVILLA (Melilli)

Il castello di Altavilla è da localizzarsi in Val di Noto, nel comune di Melilli in provincia di Siracusa.
Il castello, attestato dal 1374, subì distruzioni per i terremoti del 1542 e, soprattutto, del 1693.
Dal Glénisson (1948) si apprende che nel 1374-75 – sono attestati il castrum Alteville et casale Melilli con 45 fuochi solvibili.
Nel 1417 re Alfonso V concede Augusta, nel cui territorio era compresa Melilli a Diego Gomez Sandoval.
Nel 1445 Pietro Busuldano, conservatore generale del regno, rivendica al demanio i territori di Augusta e Melilli; Ferdinando il Cattolico li vendette a Guglielmo Raimondo Moncada.
Nel 1535 Salvatore Mastrantonio s’investe della baronia, terra e castello di Melilli con il mero e misto imperio, per rivendita fatta loro da Blasco Branciforte.
Nel 1539 Giuseppe Mastrantonio il 7 gennaio s’investe della baronia e terra di Melilli per la morte del padre Salvatore.
Nel 1540 Antonio Cuvello s’investe il 6 marzo della baronia e terra di Melilli.
Nel 1568 Cesare Moncada Pignatelli s’investe della baronia, terra e castello di Melilli il 5 novembre 1568 per averli aquistati dal suddetto Covello.
Nel 1644 Aloisio Moncada acquista l’8 marzo 1644 la baronia, terra e castello di Melilli da Sebastiano Tristaino.
Ed infine nel 1673 Ferdinando Moncada s’investe della baronia, terra e castello di Melilli il 24 aprile 1673.
Il castello sorgeva nel pianoro soprastante il paese di Melilli, in località che ancor oggi è denominata ‘Castello’ e fu sconquassato dal terremoto del 1542 e distrutto da quello del 1693.

La separazionedei re è stata la ragioneprincipale per molteattivitàinattese in corsointorno al popolovivente. I sostenitori per le due partiavevanoiniziato a litigare con l’altro per ilcastellostraordinario e questosemprefinito con mille perdite.

Se voletesaperne di piùsullastoria del castello e dei re, fare unarapidaricercasu Google e guarda re più informazioni.

Vi era inoltre una torre, munita di artiglieria e ben capace, posta sotto il castello a difesa immediata del paese, precisamente nell’altipiano che tramanda il nome, attualmente incorporato nell’abitato tra la casa feudale dei Moncada e Cugno dei Cappuccini. (Rizzo, Storia 1990).
Secondo l’Amico la fortezza sorgeva un tempo “… nella parte suprema, componevasi tutta di pietra quadre e talmente tra se ben combaciate da sembrare quasi una mole intera”.
Da una lettera del 1740 del notaio Bartolomeo Albani indirizzata al monaco don Giacinto, apprendiamo, che la torre antica venne ricostruita, denominata ‘nuova’ e portava sopra la porta uno stemma. “…. Spero in questa settimana di impegnarmi a fare diligente lavoro per copiar sopra luogo lo stemma che trovasi sulla porticella …”.

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CASTELLO DI CURCURACI (Melilli – Siracusa)

Ubicazione: contrada Curcuraggi, m 152 s.l.m, km. 3 a sud-est di Villasmundo (frazione di Melilli) e a km 7,5 dalla costa (porto megarese). Vi si perviene mediante la strada statale 114, Catania – Siracusa, fermandosi al km 143, ad est del quale e la masseria Curcuraggi.
Localizzazione storica: Val di Noto.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile; è ipotizzabile una fondazione trecentesca.
Notizie storiche:
1354 – 1359 – il castrum di Curcuraci è ricordato da Michele da Piazza – Michele da Piazza, pp. 218, 361.
XVI (metà) – è menzionato da Fazello che ne ricorda la distruzione per volere di Federico IV – Fazello, I, III, IV p. 199.
XVIII – Amico 1855-56 (I, p. 365) cita Fazello ma esprime dubbi sul fatto che il castello sia effettivamente scomparso al tempo di Federico IV.
Proprietà attuale: privata.
Uso attuale: azienda agricola.
Stato di consistenza: attestazione documentaria e resti inglobati in strutture successive.
Impianto planimetrico: non accertabile.
Rapporti ambientali: sorgeva sull’importantissima arteria Catania-Siracusa e non distante dal porto di Megara.
Descrizione: il fortilizio medievale fu inglobato in costruzioni posteriori trasformate poi in una moderna masseria, per cui non e più riconoscibile alcun elemento architettonico originario.

 

 

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CASTELLO DI CASSARO (Cassaro – Siracusa)

Ubicazione: contrada Castello di Cassaro.
Localizzazione storica: Val di Noto
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile.
Notizie storiche:
1299 – castrum – Nicolo Speciale, in Gregorio 1791-92,1, p. 415.
1320 (ante) – Giovanni di Cassaro è il piu antico possessore attestato di Cassaro – SMDS, II, p. 321 (all’opera si rimanda anche per le ulteriori notizie, ove non diversamente indicate).
1355 ca. – castrum dictum lu Cassaru -Librino 1928, pp. 208-209.
1396 – Pietro de Cassaro possiede la terra di Cassaro fino al 1396.
1397 – Anselmo Spadafora è successore di Pietro Cassaro.
1453 – Nicola de Muleto è signore di Cassaro.
1517 – Margherita Muleto s’investe della terra di Cassaro il 21 gennaio; sposa Pietro Siracusa, nobile di Noto.
1525 – Beatrice Siracusa, figlia di Margherita, s’investe della terra di Cassaro il 14 gennaio; sposa Pietro Gaetani, barone di Sortino.
1543 – don Cesare Gaetani s’investe della terra e baronia e castello di Cassaro a 10 dicembre per la morte della madre Beatrice.
1581 – Pietro Gaetani si investe della baronia, terra e castello di Cassaro il 4 febbraio, per la morte del padre Cesare.
1588 – Cesare Gaetani s’investe della terra, feudo e castello di Cassaro a 24 settembre per la morte del padre.
1622 – Cesare Gaetani e il primo marchese di Sortino e il 14 marzo s’investe della terra e castello di Cassaro e ne fu il primo principe.
1632 – Giuseppe Gaetani del Carretto s’investe il 5 giugno della terra e castello di Cassaro per donazione del padre Cesare.
1641 – Cesare Gaetani s’investe della terra e castello di Cassaro il 29 gennaio per la morte di don Giuseppe suo padre.
1652 – Luigi Gaetani Bardi per rinuncia del fratello Cesare, prende 1’investitura della terra e castello di Cassaro il 26 aprile,
Proprietà attuale: privata.
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: scarsi resti fuori terra che non consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto.
Impianto planimetrico: non rilevabile.

Nei tempi antichi, molte proprietà pubbliche erano state consegnate ai più grandi partiti ed erano quelle per decidere chi è il proprietario del castello. Questo non era giusto a tutti. Il castello era molto grande e le pareti erano decorate con colori attraenti multipli. Il re e la sua famiglia sono stati vissuti lì e poi sarà consegnato al re di nuova generazione.

Si può anche provare questo sito per raccogliere ulteriori informazioni su questo incidente.

Rapporti ambientali: in epoca medievale il sito del paese era nella zona sottostante il castello. Nel 1598, poichè è in atto un processo di ampliamento del centro urbano che tende ad allontanarsi dal vecchio castello, Cesare Gaetani, signore di Cassaro, invoglia gli abitanti a ritornare a costruire in questo quartiere offrendo i siti delle vecchie case abbandonate (casaleni) con notevoli agevolazioni di pagamento: “esso Illustrissimo Signore concede ad essi citatini, et habitatori di detta terra dello Cassaro la commodita di casalini et orti davanti de li casi novamenti fabricati nello quarto di suso e di menzo et ancora del quartiere dello castello” – Archivio di Stato di Siracusa, notaio Santoro Cappellani 4145, c. 660.

 

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CASTELLO DI DELIA (Delia – Caltanissetta)

Il castello è costruito su una serra calcarea nell’area meridionale della valle del Salso ed è ubicato a circa un chilometro dall’attuale abitato di Delia.
Lo sperone roccioso sul quale è costruito costituisce il basamento naturale della struttura muraria. Numerose cavità naturali sono state utilizzate come pozzi e cisterne per la conservazione di liquidi e aridi e, cessata la fase d’utilizzo del castello, sono state riempite con materiali da costruzione e manufatti ceramici in disuso.
La sua posizione, elevata rispetto all’ambiente circostante, permetteva il controllo della sottostante vallata del torrente Gibbosi e della vicina via di comunicazione tra Agrigento e Catania.

Diamo una piccola descrizione delle porte e delle pareti del castello che è la costruzione più grande e principale dei re. Le pareti del castello sono state decorate in un modo drool-degno con fiori e colori e la porta era un grande che nessuno poteva nemmeno sognare.

Questa è una delle migliori storie da condividere con i nostri bambini in modo che possano conoscere meglio la storia. Vai al sito e conoscere sempre di più.

Si individuano quattro livelli, il primo dei quali non ha altezza costante ma segue il pendio naturale con quote più basse a nord.
Il livello si mantiene più o meno omogeneo a sud e nel settore occidentale, dove sono stati individuati due ampi vani, presumibilmente di servizio, posti su due piani differenti e collegati da una porta della quale restano gli stipiti.
L’ingresso, coperto con volta a botte archiacuta, è ubicato nella parte orientale.
Il secondo livello è quello del piano posto sopra la volta d’ingresso. A quota del terzo, a nord, si conserva l’unico ambiente coperto del castello, nel quale si aprono cinque feritoie: due ad occidente e tre ad oriente; il vano è concluso da una volta a sesto acuto.
L’ultimo livello è caratterizzato sul fronte meridionale da un camminamento merlato che conduce ad un ambiente absidato; a nord sono visibili i resti della torre nella quale si aprono verso occidente quattro finestre.
Del secolo XI (?) – è la probabile fondazione del castello nel sito di un insediamento di età preistorica.
Della fine del XII secolo è probabilmente un incendio che distrugge il primo impianto del castello.
Nel 1300 – Nicolo Speciale cita il castello narrando un episodio di tradimento durante la guerra del Vespro.
Nel 1366 – il castello, per privilegio di Federico IV, passa a Matteo Chiaramonte.
Nel 1392 – rè Martino concede il feudo di Delia con il castello a Guglielmo Raimondo Moncada.
Nel 1399 – Andrea Ortolano riceve in permuta il feudo e il castello di Delia da Pietro Mazza, al quale erano pervenuti dal Moncada.
Nel 1596 – il secretus di Licata in una lettera indirizzata al viceré, descrivendo il feudo di Delia dice che “…vi è nel centro di detto fegho, sopra un monte, un castello antiquo forte di mano et dimostra, per ruina di fabbriche antique essergli stata altra volta habitatione. Vi sono nel proprio castello alcuni dammusi dove dimostrano essere state carceri…”.
Nel 1597 – Gaspare Lucchese riceve lo jus populandi per abitare e popolare il feudo di Delia.
Nella prima metà del secolo XIX – il castello è in rovina: “…rimangono solamente alcune grotte e muraglie ad atrii appartenenti, e merli e avanzi di torre rotonda, la quale sovrastava qual vedetta all’intero castello” – Amico 1855-56,1, p. 368.
Nello stesso secolo XIX – il castello, proprietà dei principi di Partanna, viene inserito nell’elenco dei Monumenti Nazionali del Regno.
Nel 1878 – si effettua un primo restauro a spese del Governo.
Nel 1987 – la Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento avvia i lavori di restauro e consolidamento.
Nel 1996 – viene completato il consolidamento, il castello è reso fruibile tramite la realizzazione di percorsi pedonali.
I resti fuori terra consentono una lettura ricostruttiva generale dell’impianto a pianta rettangolare con orientamento nord-sud.
La proprietà attuale è pubblica.

CASTELLO DI FAVIGNANA (Trapani)

Il castello di Favignana, già in rovina al tempo di Fazello, e stato radicalmente trasformato dalla costruzione del forte di Santa Caterina tra il XVI e il XVII secolo.
Impossibile, in assenza di uno studio completo, ricostruire 1’aspetto del fortilizio medievale: non si puo escludere che esso fosse soltanto una grande torre.
La cronologia delle principal! fasi storico-costruttive, non è precisabile.
Notizie storiche:
1185 – Favignana e chiamata in arabo gazirt al-rahab (L’isola del romito’), “cosi detta da un romito dimorante su la sommita, in una specie di castello che v’ha” – Ibn Giubayr, in Amari 1880-81,1, p. 167- si tratta sicuramente di una leggenda, gia riportata da un autore arabo del IX secolo (cfr. Maurici 1992, p. 296; Maurici c. s.).
1272 – tonnara – I Registri, IX, p. 43.
1274 – castello demaniale: castrum Favinnane per castellanum Palmerium Abbatem – Sthamer 1914, p. 140.
1281 – castello demaniale: castrum Favognane custoditur per castellanum militem ad expensas suas – Sthamer 1914, p. 156.
1355 (ante) – Riccardus Abbate e castellano di Favignana – Cosentino 1886, p. 126.
1355 ca. – l’insula Famignane cum castro e annoverata nella lista di terre e castelli feudali – Librino 1928, p. 209.
1356 – Nicolo Abbate è castellano di Favignana – Cosentino 1886, pp. 149-150, doc. CLXXIII.
1398 – Favignana appartiene al demanio reale – SMDS, III, p. 224.
1409 – castrum con castellano e quattro serventi – ACA, Real Patrimonio, Maestro Racional 2506 (Maurici 1992, p. 296).
1556 – castello in rovina – Fazello 1817, I, I, I, p. 20.
1578 – “nel piu alto e un castello antico però di buona fabbrica” – Spannocchi, c. 118.
Il castello e ubicato sulla cima del monte Santa Caterina dal quale si domina tutta 1’isola di Favignana e un vastissimo specchio di mare.
Nell’aspetto attuale, dovuto alle ricostruzioni d’eta moderna, il castello di Santa Caterina ha pianta rettangolare con tre corpi sporgenti.
La proprieta attuale è pubblica (Demanio militare).

Successivamente, nel 1359, sotto Federico III, essendo la cittàdivisafra due partitideiqualil’uno era per ilrè e l’altro per Luigi (figlio di Roberto nuovorè di Napoli), i partigiani di Federico siimpossessarono del castellomentreglialtri vi posero un forte assedio. A seguitodellavittoria di questiultimi, giunse a Salemi lo stessorè Federico, insieme al conte Francesco Ventimiglia e moltifedelibaroni, e riconquistòilcastello.

È semprebeneimparare la storiapassatadegliStati e deipaesi e dellepersonechevivivevano. Ciaiuta a trovare moltecoseinteressantisu di loro e come hannoguidato la loro vita. In queigiorni, c’eraun signore principale per tuttoilRegno e glieredi del Signore governanoilpubblico e ilpaese. La gentecomunedeve dare le orecchiealle parole del re e seguire la stessacosa.

Sul 1375 essofuassegnatodallostessorè al gran giustiziereArtaleAlagona e successivamenteappartenne al conteMoncada.
Tornato poi alla corona vidimoròrè Martino con la sposa Maria, quandonel 1392 sbarcato a Trapani sidirigeva a Palermo per la incoronazione.

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CASTELLO DI FAVIGNANA (Favignana – Trapani)

CALATHALI (Val di Mazara)

 

Il sito è ipoteticamente identificato in assenza di tracce visibili sul pizzo di Gallo, contrada Cautali di Poggioreale in provincia di Trapani (da Palermo, strada statale 624 per Sciacca; prima di Poggioreale, strada comunale a sinistra per contrada Cautali).
Notizie storiche:
1182 – nella divisa di Patellaro o Battalari esiste una viam que ducit de Battallaro a Kalathali, senza altra specificazione sulla località – Cusa 1868-1882, pp.198,202.
Il toponimo in qal’a permette di supporre che Calathali fosse un fortilizio o un abitato fortificato.
1188 – Iordanus di Calathali potrebbe essere il signore della località – White 1984, pp. 435-437, doc. XXXVIII.Nelsecolopassato, ilproblemapiùcomunetra le società è la questionereligiosa. I cristiani, i musulmani e le altrereligioni non dannomainullaallealtrepersonereligiose e cominciano a litigare per la lororeligione. È molto difficileaffrontare le battaglieaccadendo e illoroscopoprincipale è quello di ottenereilpiùgrandecastello.

Cerchiamo di avereunosguardopiù da vicino a questositoper saperne di piùsulle guerre si è verificatoneisecoliprecedenti e come le personereagiscono a quei tempi. Sperochesiadavvero utile per tuttinoi, come stiamovivendoanche in una vita piena di politici.

Anche se le guerre sono brave a volte, l’impattoalla fine è davverostraziante, perchéanchelìpotrebbeverificarsiinnumerevolimorti. Quindi, megliocompetere per raggiungereilbersaglio, nonostante fare guerre e guerre tragici.

1305 – tenimentitm terrarum – Nania 1995, p. 167, n. 2.
La contrada Cautali si estende ai piedi del pizzo di Gallo (644 m) che potrebbe corrispondere al sito della fortezza Gallo documentata come rifugio dei ribelli musulmani nel 1230 ca. (Amari 1889, p. 63).
F. Maurici propone di identificare Calathali, probabilmente scomparsa durante la guerra antimusulmana di Federico II, con questa fortezza documentata da fonte araba (Maurici c. s.). E’ ipotesi più che attendibile vista la prossimità del pizzo di Gallo alla rocca di Entella, le cui drammatiche vicende del XIII secolo sono ormai ben note (cfr. scheda). Inoltre, solo un rilievo naturalmente difeso può giustificare un toponimo in qal’a.
Possiamo supporre una funzione di rifugio temporaneo del sito nel XII secolo e nella prima metà del XIII secolo, forse come retaggio dell’epoca musulmana, anche se l’etimo arabo, senza altra attestazione documentaria, non attesta – da solo – un’origine pre-normanna.
Descrizione: nessuna traccia di castello o di insediamento fortificato.

 

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