CASTELLO DI DONNAFUGATA (Donnafugata – Ragusa)

La sua prima costruzione sembra dovuta ai Chiaramonte, verso il 1300, e dopo aver subito la signoria del gran giustiziere del regno Bemardo Cabrerà (XV sec.) pervenne a Francesco Maria Arezzo de Spuches barone di Donnafugata.
Di tale nobilissima famiglia romana (chiamata Aretia) sarebbe stato capostipite, secondo il Mugno, un Aldo Arezzo che nel 1130 fu al servizio di rè Ruggiero, dal quale avrebbe ricevuto molti feudi.
Da Francesco Maria Arezzo attraverso successioni dirette giunse a Clementina Paternò Castello.
Da essa, vedova del visconte Gaetano Combes de Lestrade, baronessa di Donnafugata, principessa di Sperlinga, ereditò la figlia Clara vedova del conte Testasecca, attuale proprietaria.

In alcunetradizioni, glieredidella donna hannoavutiglistessidirittiereditanti di quellodegliuomininell’era passata.  Ma quando una donna o un bambino eredita la regola, era stato difficile da continuare come righello.  Hanno persoilpotere a causa di frequenti guerre da governanticircostanti.  Il Web ha moltestorie di talitentativi di colpo di stato.  Tornaallastoriadeirestiarcheologici.

Riedificato in varie epoche e quindi con molti corpi aggiunti, il castello è tuttavia tra i più ricchi e sontuosi di Sicilia e certamente l’unico, delle sue grandiose dimensioni, in perfetta efficienza.
La parte più antica di esso si compone di due piccole torri rotonde mentre altre due, alte e quadrate, sono di epoca molto posteriore e la facciata presenta nella parte centrale una bella loggia con colonnine, creata nei primi del secolo.
Castello di Donnafugata – DonnafugataI preziosi arditi ed i pregevoli quadri (molti del quali ritratti di famiglia) arricchiscono l’elegante castello nel quale figura una grande sala d’armi con antiche portantine e complete armature.
Bello il salone degli specchi e l’appartamento chiamato «del vescovo» (con splendidi mobili Boulle) riservato esclusivamente all’alto prelato il quale, per tradizione, vi si reca in visita durante il soggiorno dei nobili signori.
Nelle piccole antiche torri si conserva ancora inalterato il suggestivo aspetto dell’epoca ed è interessantissima, tra l’altro, una stanza con alcova, dove si vuole abbia dormito Bianca di Navarra quando, al tempo del suo vicariato in Sicilia, vi sarebbe stata rinchiusa dal Cabrerà che la perseguitava con il suo amore e la sua sete di potere. Ma anche da qui ella sarebbe riuscita a fuggire e da tale episodio avrebbe preso nome il castello.
Seppure leggenda è questa, tutto nella piccola camera par che ci parli di quel tempo (dalle stinte cortine del letto al consunto pavimento) suscitando l’immagine della bella regina qui realmente vissuta.
Il bellissimo castello è circondato da un grande parco contenente alcune di quelle bizzarrie tanto in voga nel XVIII secolo.

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CASTELLO DI DONNAFUGATA (Donnafugata – Ragusa)


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CASTELLO DI BISCARI (Acate)

Castello di Biscari – Acate – foto storica«1424 = QUISTU CASTELLO ET SITO DI LA TERRA – FICHI FABBRICARI LU MAGNIFICU SIGNURI GUGLIELMU RAMUNDU LU CASTELLU – REGIUS MILES BARUNI DI LA DICTA TERRA ET DI LA FAVAROCTA».

Questa la lapide che figura nell’androne d’ingresso, assieme ad uno stemma composto di due draghi che sostengono un castello con tre torri.
Nel lungo prospetto della bella e aristocratica dimora, sono due torri laterali di cui una mozzata da tremenda tempesta, non molti anni or sono.
All’interno nulla più di notevole. Sul grande cortile quadrato due loggette ed una piccola «angoliera» quattrocentesca. Nella cappella gentilizia, in un sarcofago dietro l’altare, è visibile un corpo che la leggenda vuole sia quello di S. Vincenzo martire il quale, partecipando ad una crociata, sarebbe stato ucciso nel sonno da un saraceno. Una principessa Biscari avrebbe, in seguito, fatto costruire il santuario per custodirvi il suo corpo, trasportato in Sicilia.
Altra versione, meno romanzata, narra invece di un Biscari morto santamente ed onorato con particolare devozione.
A Guglielmo Raimondo Castello subentrò il figlio Giovanni e attraverso altre dirette successioni, nel 1566 ne divenne proprietario Fernando Castello, signore di Biscari, che fu l’ultimo dei Castello. Da questi, morto senza figli, per linea femminile, pervenne a Orazio Paterno, con la clausola di dovere egli assumere anche il cognome e lo stemma dei Castello (1578).
Castello Biscari – AcateIn seguito divenne proprietà di un ramo collaterale della famiglia e nel 1623 Agatino Paternò Castello ottenne da rè Filippo III di Sicilia, il titolo di principe ed ebbe, per un certo periodo, le funzioni di viceré nella Valle di Noto.
Dopo successivi passaggi ereditari, (va ricordata la figura di Ignazio II, illustre studioso che donò alla sua Catania un ricco museo di rarità antiche) il castello, ricostruito dopo il terremoto del 1693- fu proprietà del principe di Biscari Roberto Paterno Castello Valery. Oggi, una parte è ancora proprietà della famiglia Biscari mentre l’altra metà appartiene ai marchesi Raddusa.

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CASTELLO DI COMISO (Comiso – Ragusa)

Castello di Comiso – ComisoDetto comunemente «palazzo del conte» questa signorile, fortificata dimora, posta al centro della piccola città che la circonda, fu innalzata sopra gli avanzi di un antico maniero che si vuole appartenuto a Giovanni Chiaramonte, per acquisto da Berengario de Lubera.
Smentendo tale ipotesi, lo Stanganelli sostiene invece, con buoni argomenti, che la Comiso appartenente ai Chiaramonte sarebbe stata quella della Val di Mazara e non questa in Val di Noto.
Approfittando infatti di tale equivoco pare che Bemardo Cabrerà, nel 1392, sarebbe riuscito ad ottenere da rè Martino l’inclusione nella contea di Modica, a lui assegnata, di questa città anziché dell’altra dei Chiaramonte spogliati dal rè di tutti i loro beni. In tal caso il Cabrerà, con l’astuzia e la frode, l’avrebbe usurpata a Federico Speciario, castellano del tempo.
Nel 1453 circa, il castello fu venduto a Pariconio Naselli, barone della Mastra, il cui lontano discendente Gaspare Naselli venne creato conte di Comiso da rè Filippo I di Sicilia, nel 1571.
In successive eredità, sul 1812, pervenne a Baldassare Naselli Galletti conte di Comiso e principe di Aragona.
Della parte più antica del castello, al quale un tempo si accedeva da un ponte levatoio, rimane oggi una torre cilindrica, chiamata «fossa», nonché due portali ogivali e la interessante porta ferrata a grosse bugne del 1400, mentre la grande torre quadrata non sarebbe anteriore al 1575.
Castello di Comiso – ComisoNei lugubri sotterranei si trova una «sinistra» porticina dalla quale venivano tirati fuori i corpi dei giustiziati che vi precipitavano dall’alto attraverso un trabocchetto.
Il terribile terremoto del 1693, che tanta distruzione arrecò alle Valli di Demone e di Noto, fece crollare il piano superiore del castello che in seguito fu restaurato.
Nel marzo del 1729, per l’annunziato arrivo del viceré Cristoforo Femandez de Cordova, che compiva un giro di ispezione alle fortezze dell’isola, grandi lavori vennero eseguiti al castello dove egli avrebbe preso dimora assieme a tutto il seguito. Al tempo dei Borboni rimase abbandonato finché, nel 1841, una parte di esso venne trasformato in teatro comunale.
Oggi vi si trovano gli uffici della pretura e nella parte bassa il carcere mandamentale.
Al castello è associata la leggenda detta «del conte assediato», la quale narra di un conte Naselli che, assediato assieme al popolo nel castello, allontanò il nemico applicando il noto stratagemma di farsi credere ricco di provviste. Una grande quantità di ricotta sarebbe giunta infatti, miracolosamente, in seguito ad una apparizione del patrono S. Biagio che in una fredda notte, mentre lo sconsolato castellano vagava per le buie sale, lo avrebbe confortato e consigliato di gettarne gran parte fuori le mura.

 

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