La Basilica del Murgo

Il più tipico monumento chiesastico dell’età sveva in Sicilia — nel senso che le sue forme chiaramente manifestano la loro origine borgognona-cistercense — è costituito dalle rovine imponenti della chiesa monastica della piana del Murgo (in territorio di Agnone nelle vicinanze di Lentini), la cui costruzione, avviata su un impianto grandioso, venne interrotta e del tutto poi abbandonata.

I varistiliarchitettonicidell’epoca passata ci riportaindietro.  Questi ci dannoun’ideachiara circa le divinità e ritualiprevalentiseguitiallora.  La portata di artigianianchenellerovinesonocosìmeravigliosi.  Possiamotrovareicambiamenticheeranoaccadutinelcorsodeisecolinello stile, nellecredenze, nellamodaecc.Visita la Home pageper conosceretuttiidettagli di varirepertiarcheologici.  Tornaallastoria

Il presbiterio con l’annessa zona delle absidi, i muri perimetrali di grossi blocchi accuratamente squadrati e portati quasi al livello di tré metri dal suolo, gli intagli delle porte, i segni di allineamento delle navate, le strutture predisposte per l’irradiarsi delle crociere, ed altri più particolari e minori elementi, danno ancora oggi la possibilità di ricostruire, su sicuri elementi, la pianta dell’edificio, e di intuire — ed anche per questo non mancano elementi di confronto vicini e lontani — quale, sarebbe stato il suo carattere qualora fosse stato portato a compimento.
Era in costruzione una grandiosa basilica (m. 83 x 28) divisa in tre navate, con il presbiterio in risalto su di esse, concluso da tre absidi o cappelle di forma pressocchè quadrata. Tanto per le navate (le campate della centrale son calcolate in modo da includerne due delle laterali) che per le cappelle terminali era prevista una copertura con volte e crociera costolonate.
L’impianto è dunque, per le sue ben chiare caratteristiche e sopratutto per il suo singolare assetto geometrico e la sua sobria grandiosità, quello tipico delle chiese cistercensi; ed in Italia ha il precedente — per indicare l’esempio più cospicuo e noto — della chiesa di Fossanova, consacrata nel 1208, e di quelle da Fossanova dipendenti, come la chiesa di Casamari, consacrata nel 1217.
La basilica del Murgo è però più tarda: gli indizi di cui disponiamo concordano, infatti, nel porre la fondazione intorno al 1225. Il Manriquez, storiografo dell’ordine, crede che essa sia avvenuta tra il 1220 e il 1225, e s i basa sul diploma — sottoscritto da Federico II a Siracusa nell’agosto 1224 — con il quale venivano restituiti al famoso convento di S. Maria di Roccadia, nelle vicinanze di Lentini, i beni in precedenza confiscati. Non è dubbio che il nuovo edificio monastico, che, sempre secondo il Manriquez, Federico aveva ordinato fosse costruito, come in realtà s’era incominciato a fare, «e ex magno et quadrato lapide in sinu leontinensi proximo », sia da ricollegare a quello più antico di S. Maria di Roccadia, e che anzi venne avviato perché i religiosi di quella vetusta abbazia si potessero trasferire, tra i boschi ed il mare, in una località più amena e a quel che pare ben nota allo stesso Imperatore. Pure di quest’anni, e precisamente del 1224, è — secondo l’ignoto cronista di S. Maria de Ferraria — l’iniziativa federiciana di adunare i conversi dell’ordine e impiegarli anche nelle fabbriche che stava per iniziare.
Questi, gli indizi, e sono a mio avviso assai probanti, anche perché non è dubbio che il piano della chiesa, per i suoi aspetti così tipici e per le sue particolarità, è da attribuire ad architetti dello stesso ordine cistercense.
Il Prof. Giuseppe Agnello, che per primo ha illustrato le rovine della chiesa, oggi in completo abbandono, ha messo in valore un fatto assai importante: le analogie intercorrenti tra le strutture della chiesa e quella dei castelli federiciani, come, ad esempio, Castel Maniace .in Siracusa. Se si ammette, come è assai verosimile, che le maestranze, intente ad innalzare la basilica del Murgo, vennero impiegate per la costruzione di Castel Maniace, certamente completo nelle sue strutture nel 1239, si trova la ragione della interruzione dei lavori e dell’abbandono dell’opera.
Per le mutate esigenze della sua fortunosa politica, Federico II dovette abbandonare i primitivi propositi, e realizzare rapidamente la rete dei Castelli e delle fortificazioni, non soltanto per mantenere saldo il possesso dell’Isola, ma anche come punte avanzate nel Mediterraneo.
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