CASTELLO DI MAZZARINO (Mazzarino – Caltanissetta)

Cronologia delle principal! fasi storico-costruttive:
XIV – il castello fu ampliato sia per motivi difensivi che per adeguamento a funzioni residenziale, furono rialzate le mura di cinta, sopraelevate le torri angolari e rifatta la merlatura.
XVI – presumibilmente in seguito ad un crollo, si eseguono notevoli rifacimenti.
XVII (fine) – probabile abbandono del castello dovuto al trasferimento dei Branciforti nel nuovo sontuoso palazzo baronale.
XVIII (fine) – il castello è ormai in precarie condizioni strutturali; Vito Amico lo definisce “fortezza piena di mi­ne” – Amico 1855-56,1, p. 69.
XIX – la pietra del castello viene utilizzata come materiale da costruzione per vicine edificazioni.
XX (1982) – iniziano i lavori di restauro e consolidamento.
Notizie storiche:
1143 – un Manfredi di Policastro è ricordato come primo signore di Mazzarino (notizia assai dubbia) – Amico 1855-56, II, p. 70.
1288 – Vitale di Villanova riceve da re Giacomo il feudo di Mazzarino tolto a Giovanni di Mazzarino, figlio di Man­fredi signore di Mongialino, accusato di tradimento – ibidem.
1292 – in un privilegio di Federico III del 1325, viene citata la vendita del feudo di Mazzarino cum castro effettuata nel 1292 in favore di Raffaele Branci­forti – Di Giorgio Ingala 1996, p. 93.
1325 – in seguito alia morte di Calcerando di Villanova, Stefano Branciforti acquista meta della signoria di Mazzarino che lascerà in eredita al fi­glio Raffaello.
Questi essendo gia in possesso della restante parte dello ‘stato’ (complesso feudale) acquisita con il matrimonio con Graziana di Villanova, figlia ed erede di Calcerando, diviene unico signore di Mazzarino.
1676 – alla morte di Giuseppe Branci­forti, gli succede il nipote Carlo Maria Carafa che stabilisce la sua residenza a Mazzarino contribuendo alla creazione dei principali edifici di culto e residenziali dell’epoca; il castello viene probabilmente abbandonato.
I resti fuori terra visibili consentono una lettura ricostruttiva dell’impianto a pianta quadrangolare con torri cilindriche angolari.
Ubicato in prossimita dell’attuale centro storico su una lieve altura, il castello garantiva il controllo delle sottostanti vallate dei torrenti Braemi e Disueri. Anche dopo 1’edificazione dell’attuale abitato di Mazzari­no, sviluppatosi alle pendici del castello verso sud, mantenne nei confronti del paese tale posizione strategica. Volgarmente viene definite ‘U cannuni, probabilmente per la similitudine che. nella fantasia popolare, assume la cilindrica torre di sud-ovest, unica interamente superstite, con un grande cannone.
In origine il castello era costituito da quattro torri cilindrichi legate da cortine murarie merlate, all’interno delle quali si sviluppavano gli ambienti abitativi e di servizio, oltre vari cortili interni. Oggi rimangono ben definite, anche se frammentate in alzato, soltanto la parete sud ed in parte le cortine a nord ed ovest.
Le torri occidentali, dimensionalmente maggiori rispetto a quelle orientali, erano costituite da tre livelli collegati da scale in pietra ricavate all’interno delle stesse. L’ingresso avveniva attraverso una apertura a sesto acuto sita tra le due torri occidentali, della quale oggi restano poche tracce visibili.
Le pareti nord e sud presentano varie aperture tipologicamente diverse a dimostrazione della edificazione in varie fasi, rilevabile anche dalla lettura della merlatura inglobata a quota del calpestio del terzo livello della parete sud. I resti di un grande camino sono ancora visibili sulla parete rivolta a nord.
Con il restauro del castello si è operato un intervento di tipo conservativo per la salvaguardia delle strutture superstiti.
Lo scavo effettuato all’interno dell’area delimitata dal perimetro murario, ricolma di sfabbricidi, ha consentito la ricostruzione planimetrica di alcuni ambienti e l’individuazione di numerose cisterne interrate per la raccolta di aridi e liquidi.

Il castello conosciuto dal Mazzarinesi come ‘ U cannuni ‘, il primo nome dovrebbe essere Castelvecchio, ha solo un pinnacolo, consumato e ricorda un cannone. Una volta aveva quattro torri che ha raggiunto il picco attraverso da distanze, due dei quali erano per uso residenziale e altri due per la protezione. Dovrebbe essere aperto per le sue immense strutture celesti e l’eccellenza al pubblico come percepito sul link Web.

Proprieta attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: nessuno.

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CASTELLO DI GARSILIATO (Mazzarino – Caltanissetta)

Accessibile solo da un fronte attraverso un ripido viottolo d’accesso difficilmente percorribile, è inserito all’interno di un’area di grande interesse archeologico non ancora indagata. la sua posizione, in sommità di un’altura a quota 418 m s.l.m., consentiva una visione ad ampio raggio della sottostante vallata del fiume Gela.
La morfologia del luogo ha indubbiamente condizionato la costruzione del castello le cui fabbriche si adagiano sulla roccia gessosa seguendone i livelli. La fortezza, la cui ubicazione era indubbiamente rilevante nei confronti del villaggio che sorgeva ai suoi piedi, perse ogni funzione strategica con la costruzione del vicino abitato di Mazzarino.
Nel 1091 – in un elenco di donazioni effettuate alla chiesa di Santa Maria della Valle di Giosafat appare, unitamente a Enrico de Bufera e Girondus de Mazarina, il nome di Salomon de Garsiliat; pare che Salomone fosse figlio di Guigone de Garsiliat.
Nel 1150 ca. – Idrisi cita il casale di Gar(o qasr) Saliatah distante da Butera dodici miglia verso levante.
Nel 1162 – Guglielmo I distrugge Grassuliato in seguito alla rivolta contro il re del castellano Bartolomeo di Grassuliato.
Nel 1199 – Grassuliato è concesso a Bartolomeo da Amalfi.
Nel 1240 – il castello è privo di mezzi per la sussistenza come lamentato da Giacomo da Lentini, custode dello stesso, in una lettera alla corte. Con provvedimento di Federico II, si dispone di provvedere tempestivamente prò munitione castri nostri Garsiliato.
Nel 1274 – Grassuliato è annoverato tra i castelli demaniali: castrum Garsiliatae per castellanum unum militem et serventies quattuor.
Nel XIV secolo – sotto rè Martino I il feudo e la fortezza di Grassuliato passano da Ruggero Passaneto a Raffaello Branciforti.
Nel 1392 – Nicolo Branciforte è signore di Grassuliato e Mazzarino.
Nel 1507 – Nicolo Melchiorre Branciforti diviene primo conte di Mazzarino e Grassuliato.
Nel 1550 ca. – probabilmente il castello è già in abbandono; Fazello cita “il piccolo centro fortificato di Grassuliato con la sua rocca” distante diciotto miglia da Biscari – Fazello, I, p. 477.
Del XVI secolo è lo spopolamento del feudo di Grassuliato con il trasferimento dei vassalli nella vicina Mazzarino.
Attualmente è difficile riconoscere nei pochi elementi visibili la maestosità dell’antico castello.
I resti non costituiscono un insieme unitario; attraverso la lettura dei tre gruppi di ruderi oggi esistenti è possibile avere soltanto una visione frammentaria di ciò che un tempo doveva essere il castello.
Il primo gruppo è costituito da due ambienti scoperti orientali sud-nord; su una delle pareti si aprono tre feritoie strombate. In dirczione sud-ovest rispetto agli ambienti precedenti insistono le rovine di un muro e di un ambiente quadrangolare.
Presumibilmente collegato al muro predetto, era un ampio vano rettangolare i cui resti costituiscono il terzo gruppo di rovine, indubbiamente il più interessante. Tale grande salone è scandito da tré campate quadrate in origine concluse da crociere.
Delle antiche vestigia rimangono solo pochi elementi architettonici, il più rilevante dei quali è una mensola angolare sulla quale scaricavano le volte.
I resti fuori terra visibili consentono una lettura ricostruttiva parziale dell’impianto. G. Agnello ritenne i ruderi visibili attribuibili ad epoca sveva.
La proprietà è pubblica.

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