CASTELLO DI MONGIALINO (Mineo – Catania)

Ubicazione: Monte Alfone.
Localizzazione storica: Val di Noto.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile; il castello è documentato a partire dal XIV secolo (ed è ipoteticamente una realizzazione trecentesca); appariva ancora sostanzialmente integro alla meta del XVIII secolo.

La provincia di Sicilia sidistingue per isuoimeravigliosicastelliarchitettonici. È unameravigliaassolutache un castelloche è statocostruitonelperiodo in cui le strutture di costruzioneeranominime, è ancora in piedimaestosamente. Check out proprio qui per conoscereisecoli-vecchioPrioritàbassastorico e lignaggiodei re che lo ha costruito.

Notizie storiche:
XII – XI a. C. – in prossimità dei ruderi del castello, lungo una scarpata in frana sono venuti alla luce reperti archeologici risalenti all’eta del Bronzo – Tomarchio 1987, p. 3.
1150 ca. – malga al-Khalil è attestato da Idrisi come casale – Idrlsi, in Amari 1880-81,1, p. 103.
1199 – Bartolomeo de Lucy dona alla figlia Margherita Mineo e verosimilmente anche Mongialino – Tomarchio 1987, p. 6.
1200 (inizio) – Margherita dona Mineo all’Ospedale Gerosolimitano di San Giovanni di Adrano, ma Mongialino appartiene ad un Manfredi signore di Mazzarino – ibidem.
1287 – Giovanni figlio di Manfredi viene condannato a morte da Giacomo d’Aragona per tradimento; Mongialino torna alla corona – ibidem.
1320 – Mongialino è feudo di Blasco Lancia – Amico 1855-56, II, p. 156.
1354 – Mongialino è attestata come castrum – Michele da Piazza, p. 241.
1355 ca. – castrum – Librino 1928, p. 209.
1355 (ante) – Mongialino passa al fratello di Blasco, Corrado Lanza, che ne viene privato per non avere aderito al partito chiaramontano; Mongialino viene occupata da Manfredi Chiaramonte conte di Modica – Tomarchio 1987, p. 6; Amico 1855-56, II, p. 156.
1386 – Perrone Lanza vendette Mongialino ad Artale Alagona – Bresc 1986, II, p. 82.
1389 – Mongialino passa a Maria, figlia ed erede di Artale Alagona – Tomarchio 1987, p. 8.
1392 – re Martino confisca tutti i beni di Maria ed assegna Mineo ed il castello di Mongialino a Guglielmo Raimondo Moncada – ibidem.
1397 – re Martino I spoglia il Moncada dei beni perchè traditore e concede Mongialino al nobile catanese Enrico Statella; la famiglia Statella manterra Mongialino fino all’abolizione della feudalità – ibidem; Amico 1855-56, II, p. 156.
1410 – Maria Alagona e il marito Giovanni Cruylles iniziano una causa per rivendicare i beni di Artale Alagona -Tomarchio 1987, p. 8,
1558 – Fazello ricorda 1’esistenza del castello – Fazello I, X, I, p. 474.
1757 – Amico segnala le fabbriche “quasi intere” del castello e ricorda il tentativo, fallito, di dare vita nel XVII secolo ad un nuovo centro abitato a Mongialino – Amico 1855-56, II, p. 156.
Proprietà attuale: pubblica.
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: resti fuori terra che consentono una ricostruzione parziale del complesso.
Impianto planimetrico: castello con cinta esterna irregolarmente poligonale e grande mastio a pianta circolare con ‘nucleo’ cilindrico interno.
Rapporti ambientali: il castello rimane ubicato ai limiti della piana di Catania, sulla linea di alture che la orlano a sud. Si erge su un’elevazione rocciosa ed impervia a dominio del sottostante vallone del fosso Pietra-rossa’, modesto affluente del fiume dei Monaci e quindi del fiume Gornalunga. Il castello, con l’ulteriore torre di cui rimane traccia nel toponimo di contrada Torretta e con il piccolo castello di Serravalle faceva parte del sistema difensivo del territorio di Mineo che sorvegliava da sud gli accessi alla piana di Catania.
Descrizione: il castello di Mongialino sorge in un sito frequentato sin dall’eta del Bronzo; sono stati infatti ritrovati reperti risalenti a questo periodo nella scarpata sottostante ed anche il territorio limitrofo e ricco di necropoli ed insediamenti.
II castello si compone di un massiccio donjon circolare (di cui rimane in piedi circa metà della prima elevazione e solo pochi ruderi della seconda) e di una cinta di mura, sulla quale sono visibili resti della merlatura, racchiudente un’area irregolarmente poligonale. Non sono leggibili le tracce della porta d’ingresso e del ponte levatoio di cui parlava, a meta del 700, Vito Amico. E’ probabile che l’ingresso fosse a ridosso del torrione, là dove questo si congiunge con la cinta. Accostate alle mura del cortile giacciono ruderi di ambienti di servizio, forse stalle e magazzini. Il grande torrione circolare, il cui ingresso presenta conci intagliati e ben accostati, aveva diametro complessivo di 21 m, con spessori murari esterni di m 2,10 e ‘nucleo’ interno del diametro di m 8,35. Si determinava cosi un ambiente a pianta ‘anulare’ conservatosi per circa meta della circonferenza. Era largo 4,12 m e coperto originariamente, su tutto lo sviluppo, da volte a botte realizzate in conci regolari con rinforzo di archi radianti impostati nella muratura e realizzati in grandi conci squadrati. Si tratta di una struttura singolare che non trova paralleli in Sicilia.
Alla metà del XVIII secolo Vito Amico scriveva, per il torrione, dell’esistenza di quattro elevazioni. Attualmente, oltre alia parte conservatasi dell’ambiente anulare del piano terreno coperto da volte, sussistono, per l’elevazione superiore, soltanto pochi ruderi di mura con accenni della volta. Non è il caso di ipotizzare un ulteriore sviluppo in alzato. La descrizione di Amico appare perciò plausibile nell’ipotesi della prescnza di due solai lignei che dividessero ulteriormente gli ambienti coperti dalle volte.
Questa possibilità sembrerebbe ulteriormente avvalorata dalla presenza, a metà circa dell’altezza dell’ambiente ‘anulare’ del piano terreno, di due robuste cornici ad aggetto snodatisi allo stesso livello sulle due pareti interne. Esse costituivano probabilmente l’appoggio del primo solaio. Non sembrerebbe inoltre giustificabile altrimenti l’altezza a cui si aprono le finestre, alcune munite di panchette; queste aperture illuminavano probabilmente il primo piano formato dal solaio ligneo. Sulle pareti si aprono anche saettiere strombate verso l’interno. Delle mura perimetrali relative alla ulteriore elevazione del donjon sopravvivono, come gia accennato, solo alcuni resti tanto per la circonferenza esterna che per il ‘nucleo’ interno. Anche per questo livello superiore si può però ipotizzare l’esistenza di un solaio ligneo e quindi una ripartizione in due piani che, insieme ai due sottostanti confermerebbero la descrizione di Amico.
Il ‘nucleo’ centrale cilindrico ospita al suo interno, nella parte basamentale, una capiente cisterna, nella quale si convogliavano le acque piovane provenienti dalla copertura che secondo Amico era rivestita da lamine di piombo. Un’altra cisterna si apre sotto il cortile cintato. Si possono osservare all’interno della muratura i resti della canalizzazione fittile delle acque piovane. I resti del castello sono imponenti ma pericolanti. I crolli si sono susseguiti e grosse porzioni di strutture murarie giacciono lungo il pendio; altri settori della cinta muraria si presentano in avanzato stato di degrado, in procinto di collassare. Anche la tenuta statica del torrione, nonostante i grandi spessori murari ed il basamento leggermente scarpato, appare ormai precaria.

Castello di Mineo Visto: 556
Voti: 5  [Vota] [Riferisci errore]

CASTELLO DI MINEO (Mineo – Catania)

Localizzazione storica: Val di Noto.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
VII – V a C. – esistenza di una fortificazione sicula.
IX (828) – Mineo è attestata come fortezza bizantina.
XIII – attestazione documentaria certa del castello, distinto dal sottostante centro abitato.
XVI (1542) – distruzione o danneggiamento del castello a causa di un sisma.
XVI (post 1542) – viene adibito a carcere.
XVII (1693) – rovina a seguito del terremoto del 1693.
XVIII – opera di dismissione di parti architettoniche e loro riutilizzazione in altri manufatti della citta.
Notizie storiche:
VII – V a. C. – il sito dell’attuale Mineo è sede di un abitato siculo fortificato, di cui sono stati rinvenuti tratti della cinta muraria, il più ampio è stato ritrovato al di sotto del castello e sembra risalire al VI secolo a C – Maniscalco 1996, p. 22.
459 a. C. – secondo la testimonianza di Diodoro, Ducezio fortifica il sito dell’odierna città – Manni 1981, pp. 207, 209-210.
828 – Mineo è centro della resistenza bizantina – Amari 1880-81,1, p. 410.
1150 ca. – Idrisi ricorda Mineo come qal’a – ivi, I, p. 105.
XII (fine) – la terra di Mineo risulta infeudata a Bartolomeo de Lucy, conte di Paternò – Pirri 1733, p. 934.
XIII – da questo secolo in poi troviamo costantemente nella documentazione la definizione per Mineo di terra et castrum – Maurici 1992, p. 321.
1262 – risulta signore di Mineo il camerario del regno, Manfredi Maletta -Peri 1978, p. 172.
1273 – il castrum di Mineo è demaniale – Sthamer 1914, p. 20.
1296 – Manfredi Maletta è signore di Paterno e di Mineo – Peri 1978, p. 39.
1337 (ante) – Federico III nomina il figlio Giovanni conte di Mineo – ivi, p. 145.
1360 – vengono celebrate a Mineo le nozze di Costanza d’Aragona e Federico IV ‘il Semplice’ – Vergari 1996, p. 7; Amico 1855-56, p. 129.
1375 – nel resoconto del collettore pontificio Beltrand du Mazel, Mineo viene denominata terra – Peri 1978, p. 238.
1398 – terra e castello ritornano di regio diritto e quindi verranno assegnati alia camera reginale – Amico 1855-56, p. 129.
1542 – il terremoto di quell’anno danneggia fortemente il castello – Cannizzo 1995, p. 181.
1693 – il sisma lo distrugge nuovamente e definitivamente: element! architettonici vengono reimpiegati per la costruzione di alcune chiese e per il palazzo Morgana.
Proprietà attuale: pubblica.
Uso attuale: nessuno.
Stato di consistenza: resta visibile il tronco della torre mastra; parti della cinta muraria con struttura scarpata in grandi conci che rimanda al XVI-XVII secolo; costruzioni difensive all’esterno, a quota più bassa, recentemente portate alia luce da scavi condotti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania. La cinta esterna che inglobava l’abitato è ancora leggibile, in più tratti, nella parte più bassa della cittadina.
Impianto planimetrico: non precisabile.
Rapporti ambientali: il castello sorge nella parte piu alta del colle su cui giace 1’abitato di Mineo, affacciato sulla vallata: la vista spazia dall’Etna agli Iblei ai Nebrodi ed agli Erei.
Descrizione: la tradizione locale attribuisce la costruzione del castello a Ducezio: in realtà siamo in presenza di un sito pluristratificato, in cui è dimostrata l’esistenza di un abitato fortificato almeno sin dal VI secolo a C.
Le descrizioni del castello medievale pervenuteci (Amico 1855-56, II, p. 129) lo dicono munito di ben dodici torri e di un mastio di pianta ottagonale, costruito con blocchi squadrati ed intagliati.
Ciò che resta consente di ubicare il mastio ed alcuni perimetri di ambienti circostanti; dal mastio si diparte il rudere di parte delle mura sul quale si innestò la devastante vasca del serbatoio idrico.
Della cinta esterna, che racchiudeva l’abitato sono visibili ampi tratti comprendenti la c. d. ‘porta di Adinolfo’, ricostruita nel 1746. Una porta del castello ad intagli e bugne fu ricomposta nelle strutture dell’Oratorio della Confraternita del SS. Sacramento, annessa alla chiesa di Santa Maria Maggiore.

Castello di Monte Catalfaro Visto: 804
Voti: 1  [Vota] [Riferisci errore]

CASTELLO DI CATALFARO (Mineo – Catania)

Sul monte Catalfaro di Mineo sussistono i resti di un considerevole centro abitato dalla lunga storia, con materiali archeologici compresi tra la preistoria ed il tardo medioevo.
La zona abitata si estende su due alture collegate da una sella; sul luogo più alto sorgeva il castello medievale, come confermato dai recenti scavi archeologici.
Nel 1093 – Kaltaelfar è nominata in una bolla di Urbano II e fa parte della diocesi di Siracusa.
Nel 1154 – Idrisi ricorda molto brevemente qatat al-far.
Nel 1169 – sono documentate le ecclesie Calataelfar.
Nel 1272 – Catalfaro è attestata come castrum e casale.
Nel 1294 – è attestato il solo casale.
Nel 1392 – Catalfaro è attestata come semplice feudum; l’abitato ed il castello sono probabilmente già deserti.
Nel 1400 – si riscontra il toponimo riferito semplicemente al feudo.
L’abitato ed il fortilizio medievali giacciono in posizione dominante (m 515 s.l.m.), difficilmente accessibile se non da un solo pianoro in direzione dell’abitato di Mineo; il sito domina la Valle dei Margi ed è in vista del territorio di Occhiolà-Grammichele.
L’impianto planimetrico non è rilevabile, si riscontrano infatti solo poche strutture interrate (scavi effettuati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Catania) e pochi resti affioranti.
La proprietà attuale è privata.

Castello di Serravalle Visto: 933
Voti: 1  [Vota] [Riferisci errore]

CASTELLO DI SERRAVALLE (Mineo – Catania)

Ubicazione: Poggio Pizzuto di Mineo.
Localizzazione storica: Val di Noto,
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: non precisabile; è ipotizzabile che si tratti di una costruzione trecentesca; aggiunte edilizie vennero realizzate nel XIX secolo.
Notizie storiche:
1296 (ante) – il feudo sarebbe appartenuto alla fine del XIII secolo ad un Goffredo di Tratto – Amico 1855-56, II, p. 497; SMDS, VII, p. 371.
1296 – Serravalle è feudo della figlia di Goffredo, Safira de Tratto – ibidem (da SMDS si ricavano, se non diversamente indicate, le altre notizie storiche).
1360 – il feudo è acquistato da Perrone Giorni, protonotaro del regno. 1372 – a Perrone successe il figlio Bartolomeo, cancelliere del regno. 1372 (post) – il feudo di Serravalle passò, in circostanze non conosciute, a Nicolò Castagna.
1399 – Nicolo Castagna cedette il feudo ed il castello di Serravalle insieme ad altri beni feudali e burgensatici a Giovanni de Taranto.
1408 – gli eredi del de Taranto sono titolari del feudo.
1453 – prese investitura Giovanna Tomasa moglie di Gutierrez de Nava; Serravalle risulta feudo della camera reginale.
1466 – prese investitura del feudo Giovannella de Nava che in seconde nozze sposò Giovanni Statella,
1488 – prese investitura maritali nomine Giovanni Statella.
1507 – prese investitura Girolamo Gravina come tutore del minorenne Girolamo Statella.
1513 – il feudo passa in circostanze non note a Sebastiano Scalambro e Giovanni de Falcone. La famiglia Scalambro (quindi Scalambro Grimaldi) conserverà Serravalle fino all’abolizione della feudalità.
1558 – Fazello nomina Serravalle di sfuggita – Fazello, I, X, II, p. 474.
Proprieta attuale: privata.
Uso attuale: residenza temporanea.
Stato di consistenza: complesso con-servato nelle parti principali.
Impianto planimetrico: nucleo centrale costituito dalla torre medievale a base quadrata, cinta muraria a pianta irregolare. Il complesso architettonico si adatta all’asperità dei luoghi. Posta vicino le scuderie è la parte di costruzione più recente, ormai predominante volumetricamente, anche se resta ben distinguibile l’alta sagoma della torre.
Rapporti ambientali: il castello sorge in cima al poggio Pizzuto, che deve il suo nome alla tipica forma appuntita; era posto a guardia della via che da Catania per Palagonia giungeva a Mineo proseguendo quindi verso Caltagirone.
Descrizione: non si hanno notizie su eventuali frequentazioni precedenti del sito, benchè la localizzazione della torre rivesta una valenza notevole per il controllo del territorio circostante che mostra segni notevoli di frequentazioni remote nelle numerose necropoli e centri abitati ritrovati nei dintorni. L’altura su cui insiste il castello è posta immediatamente sopra la valle dei Margi, dove un tempo era il lago dei Palici, legato alla figura di Ducezio. La fortificazione originaria venne ampliata nel tempo; un intervento notevole risale al XIX secolo ad opera della famiglia Grimaldi.
Visivamente resta evidente, nel contesto, la torre merlata originaria, emergente dalla cinta e dalle costruzioni successive.
Vedi anche…
[no related categories]